La montagna si fa spazio tra gli “urban climbers”

Da Rockspot al Palamonti, cresce in maniera esponenziale il “popolo che arrampica” in palestra indoor con ingressi annui che superano le 15 mila unità per ognuna delle grandi strutture oggi esistenti

L’intervento di Paolo Valoti alla tavola rotonda sulle palestre indoor nella sede della Sezione di Milano del Cai
L’intervento di Paolo Valoti alla tavola rotonda sulle palestre indoor nella sede della Sezione di Milano del Cai

Più di 15 mila sono gli ingressi annui al nuovissimo Rock Spot di Milano Pero. E oltre 11 mila gli appassionati che ruotano annualmente sui “muri” dell’accogliente Palamonti a Bergamo. A conferma che nelle città il “popolo che arrampica” sta diventando un fenomeno da tenere sotto stretta osservazione da parte delle pubbliche istituzioni addette allo sport e alla cultura, valga anche un altro dato: nella sola Lombardia sono 15 mila gli iscritti alla Federazione Arrampicata Sportiva Italiana (Fasi).

Sulle palestre, ormai considerate come “paradisi (non solo) artificiali”, un summit di esperti ha discusso il 20 marzo nella sede della storica Sezione di Milano del Cai per iniziativa della Commissione culturale e con il coordinamento di Lorenzo Serafin, architetto e socio del sodalizio.

Significativa la presenza di Elena Buscemi, vicepresidente della Commissione Sport e Tempo Libero del Comune di Milano, convinta da appassionata che la domanda di montagna sia in crescita a Milano e nell’hinterland e che un nuovo cammino vada intrapreso con il Cai, le guide alpine e i gestori delle palestre per elevare lo standard non solo tecnico di conoscenza della montagna. “Le istituzioni non devono cercare competenze qualificate perché già ci sono”, ha osservato la dottoressa Buscemi. “Per tradizione e vocazione, Milano ha da sempre instaurato con le Alpi un rapporto di vicinanza e intensa frequentazione; il tema oggi è pensare e programmare strategie e politiche finalizzate alla promozione di nuovi luoghi e opportunità di incontro tra i cittadini e la cultura e la pratica della montagna”.

Parole, queste della rappresentante del Comune, accolte con ottimismo dal presidente della Sezione di Milano Giorgio Zoia che non dimentica il lungo e frustrante iter di un centro della montagna caldeggiato con l’appoggio di Palazzo Marino nell’area del Portello e oggetto di un accattivante progetto, mai realizzato, dello Studio Boeri.

Che lo scenario sia nel frattempo profondamente cambiato lo ha confermato in apertura dei lavori Daniele Banalotti, direttore della Scuola Parravicini. “E pensare”, ha detto, “che fino alla metà degli anni Ottanta era considerato blasfemo portare in palestra artificiale gli allievi dei corsi di roccia, salvo poi ottenere successivamente ospitalità nella sede di un liceo e rendersi conto dei vantaggi di queste strutture oggi diventate importanti poli di aggregazione. Paradossalmente, posso dire d’incontrare più amici appassionati di montagna in palestra che alla sede del Club alpino”.

Non ha nascosto la sorpresa Paolo Valoti, consigliere centrale del Cai e a suo tempo presidente della Sezione di Bergamo, per il favore subito incontrato dal Palamonti di cui è stato tra più accesi fautori, inaugurato ufficialmente il 5 novembre 2005. La scommessa di trasferire la storica e centralissima sede del Cai cittadino in un nuovo complesso che ambisse a divenire una casa comune per gli appassionati di montagna può dirsi oggi vinta anche in ragione della palestra che di questa nuova architettura rappresenta un fulcro e un centro di forte aggregazione nell’orario di apertura, dalle 17 alle 23. E qui, sottolinea Valoti, dall’ambiente indoor la porta è sempre aperta verso la montagna!

Un piccolo miracolo può essere considerato a Milano anche la nascita di Rockspot NW su una superficie di 2500 metri quadrati in una fatiscente struttura industriale che ha ripreso a vivere, come racconta l’architetto Stefano Rigoni, in soli sei mesi grazie a soluzioni tecniche sofisticate con positive ricadute anche nell’area a rischio di degrado in cui si trova (è stato tra l’altro lanciato un concorso tra i writer per le migliori decorazioni). Perché in questa periferia facilmente raggiungibile con la metropolitana non si viene solo per arrampicare.

La struttura, gemella di un’altra analoga, offre infatti spazi multifunzionali per eventi, conferenze, feste, proiezioni e organizza attività di accompagnamento e insegnamento in ambiente naturale con guide alpine, come ha testimoniato Mirko Masé che ha dato vita all’iniziativa con il socio Paco Dell’Aquila mettendo a frutto la sua passione per l’arrampicata coltivata in passato, da buon milanese, sui conglomerati dei bastioni di Porta Venezia. “Ho voluto dare all’iniziativa un indirizzo finalizzato alla montagna”, ha detto con un certo orgoglio Masé sottolineando che il grande sviluppo in altezza, oltre 19 metri, impone su certe linee l’uso della corda da scalata con manovre simili a quelle dell’alpinismo: fatto salvo il concetto che l’arrampicata che un tempo si definiva “sintetica” si distingue da quella naturale per la necessità di usare quegli appigli e quegli appoggi, solo quelli.

Per soddisfare l’incontenibile passione verticale dei climber urbani, s’intende che Milano e Bergamo dispongono di una decina di palestre private ciascuna, magari un po’ in tono minore. Analoga la situazione in altri capoluoghi della regione. Andrebbero poi considerati nel conto anche i molti “muri di arrampicata” istallati nelle associazioni e nelle scuole e anche quelli mobili che si portano in giro, per esempio alle rassegne fieristiche.

Per realizzare queste strutture il volontariato del Cai ha fatto la sua parte con molta intraprendenza ma non senza frustrazioni come ha testimoniato alla tavola rotonda Guido Macchi della sottosezione Falc raccontando le difficoltà incontrate nel mantenere in vita una pratica che oggi si è consolidata ed è divenuta centrale per le attività sociali. Il contesto delineato dalle parole di Macchi è quello di una metropoli che accarezzava (come è ben spiegato in un comunicato di Giovanni Verga, allora assessore allo Sviluppo del territorio, del 22/08/2003) l’idea di realizzare un Centro della Montagna, idea che si tradusse nel citato progetto dell’architetto Boeri.

A questa idea ha offerto il contributo della sua competenza anche Andrea Sarchi, gloria dell’alpinismo con la prima scalata invernale del Cerro Torre, che negli anni ’90 diede vita al Golden Gym, una delle prime palestre indoor a Milano e oggi presiede la Commissione tecnica regionale per l’insegnamento e la formazione delle guide alpine. “Purtroppo la bocciatura del progetto e il turn over delle cariche ha reso vani anni di manovre sostenute dall’assessore Verga e io stesso, che mi considero un tipo cocciuto, ho alzato bandiera bianca”.

Sull’opportunità che si delinei un nuovo cammino per soddisfare nelle città la domanda di montagna non poteva che concordare Luca Biagini, geologo e presidente delle guide alpine lombarde. Partendo dalla propria esperienza di cittadino che diventa professionista della montagna a tempo pieno, Biagini ha proposto la sua visione della “palestra del futuro” quale luogo d’incontro delle di due anime: una più sportiva ed una più culturale esplorativa. Ponte tra la città e la montagna, tra azione e contemplazione, la palestra indoor assume così il ruolo di un luogo privilegiato per la diffusione dei saperi relativi alle terre alte. L’idea poi di raccogliere in un Centro per la Montagna a Milano anche il collegio regionale delle Guide sarebbe per Biagini assolutamente opportuna, riportando come pare logico questa città al centro del sistema di gestione delle attività alpinistiche.

C’è probabilmente da meravigliarsi, come ha testimoniato al “summit” sulle palestre indoor l’architetto Filippo Pagliani, che una grande città come Milano, baricentrica rispetto alle Alpi, non abbia a somiglianza di altre capitali europee un importante centro dedicato alle attività in montagna con annessa palestra. Potrebbe essere, ha spiegato, un progetto su cui fare convergere interessi anche commerciali come nel caso dello spettacolare Salewa Headquarter a Bolzano da lui stesso realizzato con lo studio Park associati assieme all’architetto Cino Zucchi. Questo progetto, anche per esplicita richiesta della committenza, ha messo al centro dell’attività lavorativa e commerciale di questa grande azienda molta attenzione agli aspetti energetici ma anche alla qualità e al comfort degli ambienti di lavoro, e una serie di strutture che si aprono alla cittadinanza tra cui un asilo e una palestra indoor.

Quello delle grandi palestre indoor resta insomma un mondo tutto da scoprire le cui prospettive si sono enormemente allargate dai tempi (vedere Lo Scarpone numero 5/1988) in cui l’architetto Antonio Ignazio Faranda presentò a Milano il progetto di una palestra di arrampicata che avrebbe dovuto vedere la luce al Monte Stella grazie a un accordo tra le guide lombarde il Comune. “Un’iniziativa” disse l’allora vice sindaco Luigi Corbani, infaticabile escursionista, “verso la quale siamo e saremo estremamente disponibili”. Con i risultati che si sono visti, ed erano tempi felici in cui la spending review era ai più sconosciuta.

Red

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A questo link è possibile scaricare il numero di marzo 2014 di LG con il programma completo delle prossime iniziative organizzate dalla Commissione culturale del Cai Milano.

per maggiori informazioni: culturale.caimilano@gmail.com

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