Quell’immagine adrenalinica che ci accompagna nelle stazioni del metrò

Pubblicità Patagonia MMCome molti ormai dovrebbero sapere, la Patagonia non è soltanto una regione dell’America del Sud, bensì il brand di un’azienda di abbigliamento per gente avventurosa o che si ritiene tale. Da tempo il messaggio pubblicitario di questa azienda passa anche attraverso un’immagine adrenalinica retroilluminata che accoglie i milanesi sulle scale della metropolitana alle stazioni di Cadorna, Moscova e Garibaldi. La gente in verità passa via in fretta, immersa nei suoi pensieri, e non sembra avere il tempo di soffermarsi e riflettere. E perciò, giustamente, nell’insegna campeggia una sola parola: Patagonia, appunto. Ma è l’immagine che conta e che colpisce, perlomeno, a livello subliminale. Quella prescelta riguarda uno snowboarder impegnato in una discesa estrema. Ciò che si percepisce è una specie di informe fagotto che, issato su una tavola, raspa la neve di un costone ghiacciato. Un’immagine scelta probabilmente sulla base del fatto che a molti italiani piace una vita spericolata. Le vie delle ricerche di mercato o motivazionali sono spesso imperscrutabili per noi comuni mortali e, del resto, Milano è una città abbastanza votata alle grandi sfide e a quel mondo “no limits” che è stato a suo tempo anche un marchio di fabbrica fortunato. Viene da pensare alle quattro ore di discesa da brivido dall’Innominata, celebre parete sul versante sud del Monte Bianco con pendenze fino a 60 gradi, che hanno dato la fama al milanese Stefano De Benedetti ai cui piedi erano saldamente legati in quel giugno del 1986 due sci neri lunghi 2.03, perfettamente calibrati per la sua altezza e il suo peso (1,98 m – 68 kg). Milano è patria di spericolati navigatori oceanici e, a ben cercarli, vi allignano anche provetti alpinisti himalayani. Forse per l’azienda che si promuove con immagini tanto “estreme”, montagna vuole semplicemente dire ricerca di prestazioni sempre più performanti, superamento di difficoltà alpinistiche impensabili fino a poco tempo fa, tempi di salite e concatenamenti di tutti i tipi e con tutti i mezzi, bici, sci, al limite della umana considerazione. Ma è davvero così? Curiosando su Google si scopre invece che la mission di questa azienda è sostenuta da ben altre e più nobili motivazioni. “Patagonia”, si legge nella home page dell’azienda, “vuole rimanere nel business per lungo tempo e un pianeta in salute è necessario per creare business in modo sano. Vogliamo agire in modo responsabile, vivere con i mezzi a nostra disposizione e lasciare alle nuove generazioni non solo un mondo vivibile, ma un pianeta in cui la bellezza e la biodiversità siano protette e preservate per coloro che verranno dopo di noi. Crediamo nell’utilizzo del business per ispirare soluzioni alla crisi ambientale e pensiamo sia doveroso garantire pratiche di lavoro eque e condizioni di lavoro sicure agli operai che lavorano nell’industria tessile”. Giù il cappello, se le cose stanno così e se questa è (e lo è) la vera faccia di un’azienda così ben posizionata sul fronte dell’ambientalismo come a suo tempo intuì il fondatore Yvon Chouinard, alpinista lungimirante e dotato di spirito di iniziativa. Ma la foto che campeggia nel metro suscita qualche perplessità circa il messaggio che intende trasmettere. E, anzi, potrebbe alimentare insensate emulazioni visto come sulle piste di sci e anche fuori oggi i kamikaze tendano a spadroneggiare.

Red

 

Commenta la notizia.