Rocce dolomitiche o mattoncini di lego, tanti i modi per “ricostruire” il Duomo

Ve n’eravate accorti? Il Duomo di Milano è di questi tempi molto trendy. Ne fa largo “uso” la comunicazione, evidentemente condizionata dall’imminente Expo. La sua sagoma con le sue guglie aguzze traspare in laboriosi simboli grafici. Come quello di CorriMI, un invito a correre liberamente per i parchi cittadini, con il Duomo diviso in vari settori variopinti che nell’insieme mostrano, come in una filigrana, un omino che se ne va a gambe levate.

Grande attrazione è dal 2 aprile anche il Duomo realizzato dall’artista inglese Duncan Titmarch con 100 mila mattoncini del Lego. L’opera è alta circa 1,10 metri, lunga 1,80 metri e pesa più di 60 chili. Replica fedelmente colonne, rosoni e guglie del Duomo, utilizzando solamente mattoncini. Per ultimarla sono stati necessari mesi di lavoro di un team di cinque persone, gestite direttamente da Titmarsch e dalla sua provata abilità nell’utilizzare il mattoncino Lego quale mezzo artistico. L’opera d’arte è esposta  al pubblico presso il nuovo Grande Museo del Duomo (Piazza del Duomo, 12).

Duomo di Buzzati copiaMa la moderna elaborazione pittorica più famosa della cattedrale rimane forse quella realizzata nel 1958 da Dino Buzzati. “Il Duomo di Milano” è uno dei quadri più famosi del giornalista scrittore pittore e alpinista (1906-1972), grande firma del Corriere della Sera. Il dipinto è stato una delle attrazioni, nel 2013, della mostra “La Lombardia e le Alpi” allo Spazio Oberdan. Denota sicuramente la nostalgia per le Dolomiti, da cui Buzzati si è a malincuore staccato per trasferirsi a Milano. Le sue guglie appaiono come strutture di dolomia, anche se si sa che il marmo del Duomo proviene dalle cave di Candoglia, nell’Ossola.

Il quadro è apparso per la prima volta sulla copertina di un’edizione di “Bàrnabo delle montagne”, il suo primo romanzo scritto nel 1933. “La pittura”, diceva Buzzati, “per me non è un hobby, ma è il mio vero mestiere: anche se nei quadri continuo a narrare delle storie come nei libri”. Raramente capita che il suo Duomo venga esposto al pubblico. Di norma viene gelosamente custodito da Almerina, vedova di Buzzati, nella casa museo di via Vittorio Veneto.

In questo appartamento, che si affaccia sui Giardini Pubblici, i quadri di Buzzati sono appesi, oltre che alle pareti, al soffitto “come stalattiti foggiando il cielo di allucinate presenze”: così li descrive acutamente Enrico Camanni nel suo recente libro “Il viaggio verticale” (Ediciclo, 136 pagine,14,50 euro). Pur senza averlo mai incontrato, Camanni sa tutto di Buzzati al quale dedicò nel 1985 per i tipi di Vivalda una documentata antologia.

Red

One thought on “Rocce dolomitiche o mattoncini di lego, tanti i modi per “ricostruire” il Duomo

Commenta la notizia.