Pedalare a Milano? Via Solferino fa scuola

Danilo Fullin e Angiolino Zilioli
Danilo Fullin e Angiolino Zilioli

La civiltà del petrolio era andata in crisi e nelle domeniche di austerità che ormai erano alle spalle si erano riscoperti il calesse, i pattini a rotelle, la bicicletta e i tandem. Ma a Milano in via Solferino quegli anni vengono oggi ricordati anche per un lieto motivo: la nascita nel 1974 al Centro sociale del Corriere della Sera della Sezione ciclismo. Anni di piombo? Nessuno allora se ne ricordava quando la domenica si indossava la maglietta sociale e si sciamava tutti insieme appassionatamente in sella alla “sbiciola” acquistata con trattenute mensili sullo stipendio.

Via, dunque, in fila indiana per le strade della Brianza scortati da staffette in moto fino alla lunga salita di Monticello. Tutte le domeniche con qualsiasi stagione tipografi, rotativisti, giornalisti, impiegati erano e tuttora sono accomunati da questa contagiosa passione per il pedale. E, forse, da una consapevole quanto effimera ricerca di libertà. Che all’epoca pareva in sintonia, se ci è concesso, con quel giornale aperto e vagamente “di sinistra” che era il Corriere guidato dalla mano sapiente di Piero Ottone.

Una passione, quella per il pedale, che negli anni Settanta s’inseriva in un trend indotto dall’austerità, con quella diffusa voglia di faticare in compagnia durante interminabili “tapasciate” e nascenti marcelonghe sulla neve. Per questi motivi  si è arricchita di significati domenica 13 aprile 2014 la celebrazione dei primi quarant’anni del “Corrierone che pedala”. Un piccolo evento nella grande famiglia di via Solferino, ma un richiamo irresistibile per una folla di pedalatori veterani, tutti dipendenti o ex dipendenti, convenuti nel paradisiaco campo sportivo di via Cefalù dove un tempo i lavoratori dell’azienda dei Crespi si recavano in relax a pescare carpe e coregoni nel laghetto (che non c’è più) mentre oggi giocano a tennis e coltivano zucchine e pomodori negli orticelli messi a disposizione.

In una tensostruttura gli organizzatori dell’evento hanno esposto per l’occasione le magliette gialle e blu, i colori sociali, indossate in tanti raduni, competizioni, granfondo. In un angolo, appoggiata alla parete, faceva la sua figura una Bianchi modello corsa del 1978 con freni Universal e cambio Huret 5V ancora in ottimo stato: il cavallo d’acciaio con cui l’attuale presidente della Sezione ciclismo Danilo Fullin ha più volte partecipato all’Eroica, un raduno riservato a bici vintage con pedalatori adeguatamente addobbati con braghette e calzoncini d’epoca.

Particolare importante. Fullin fino al 2009, quando è andato in pensione, ha “pedalato” alacremente come capo del Centro documentazione diventando una delle più meritevoli “memorie storiche” di via Solferino. E una valida memoria lo è anche per l’alpinismo come ha dimostrato partecipando nel 2003, come relatore, a un convegno al Museo nazionale della montagna sulla storia e l’attualità del giornalismo delle terre alte.

Al Centro sociale Fullin ha oggi ereditato questo ruolo impegnativo che assolve con grande slancio non soltanto quando è in sella. E’ stato così che targhe, medaglie, ciondoli e fette di torta in quella festosa domenica di aprile al “campo” di via Cefalù sono stati distribuiti equamente fra ciclistici hurrà dal prode Danilo con la collaborazione, tra i tanti, del veterano Angiolino Zilioli, che all’epoca correva tra i dilettanti e in quarant’anni non ha mai smesso di andare, con la maglia gialloblu, all’assalto di salite durissime, dal Gavia al Ventoux. Ed era bello vedere Angiolino affettare soddisfatto, sotto lo sguardo di Fullin, la torta del quarantennale abilmente confezionata con pan di Spagna e marzapane dal figlio Andrea, provetto pasticcere.

Ser

 

 

 

 

 

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