Frane e viabilità. Questo nostro stupendo e fragile Sempione

Il tunnel del Sempione a Iselle durante i lavori (1906)
Il tunnel del Sempione a Iselle durante i lavori (1906)

Le Alpi uniscono e non dividono? Certo. Eppure ancora oggi le strade che le scavalcano da un versante all’altro sono talvolta a rischio, e non soltanto d’inverno per il pericolo delle valanghe che in genere si risolve in fretta con le opportune bonifiche. Preoccupa sempre più in questi giorni la frana di La Saxe, a Courmayeur, che saltuariamente blocca, sul versante italiano, l’ingresso al tunnel del Monte Bianco. Evento quanto mai scomodo perché è impossibile deviare il traffico automobilistico sulla rete ferroviaria, lassù inesistente.

Ma la montagna non sta ferma nemmeno sul versante italiano del Sempione, un valico familiare ai milanesi: da quando, perlomeno, Napoleone nel 1805 fece costruire, al solo scopo di far passare l’artiglieria, quella mirabile strada che idealmente si conclude all’Arco della Pace.

Fra tutti i valichi, il Sempione è certamente il più fragile, il più esposto a crolli e frane. La rete stradale è migliorata considerevolmente da una ventina di anni, ma soprattutto o soltanto sul versante svizzero dove molte svolte sono state soppresse e il tragitto è stato accorciato grazie alla costruzione di numerosi ponti e viadotti, tra cui il meraviglioso Ganterbrücke.

Un’alternativa al colle del Simplon, per i conducenti di veicoli, è di mettere la macchina sul treno che va dal Confine di Stato di Iselle à Briga-Glis attraverso il traforo. Quando scatta l’emergenza, è ovvio. Sul versante italiano l’intoppo è rappresentato dalle gole di Gondo. Sono pittoresche quanto si vuole queste gole, paradiso degli scalatori, percorse dall’affascinante sentiero dedicato a Gaspard Stockalper, il “re del Sempione” che nel 1640 organizzò il primo servizio di corrieri postali a cavallo attraverso il passo, da Lione a Milano.

Ma queste gole sono anche terribilmente instabili e insidiose. Si ricorda che il paese di Gondo in territorio svizzero dove si trovano gli uffici della dogana è stato gravemente danneggiato da una frana il 14 ottobre 2000. Fu una tragedia. Vennero giù ben 10.000 metri cubi di roccia e terriccio. La frana uccise quattordici persone e distrusse parzialmente la storica Torre Stockalper. “Si deve però tenere conto”, precisa Giulio Frangioni, autore della documentatissima guida “Sempione” (Grossi, Domodossola, 1998), “che la frana del 2000 è avvenuta a seguito di una forte alluvione e della spaccatura di un muro di sostegno che ha fatto anche da diga. Lavori non propriamente eseguiti alla svizzera! In più nei pressi del forte a fianco della Pala l’anno scorso è venuta giù una bella fetta di roccia che però non ha interessato nessuno se non parzialmente il sentiero”.

Fra le gole di Gondo più che mai vige dunque la regola enunciata in questi giorni dal capo della Protezione Civile Franco Gabrielli. Le frane sono brutte bestie. Non si possono governare né si possono eliminare i loro effetti. Si può tentare di contenerli. Ora in Valle d’Aosta si è deciso, meglio tardi che mai, di scavare un costosissimo vallo al piede della frana di La Saxe per limitare il rischio qualora lo smottamento non segua più l’andamento di questi mesi ma succeda qualcosa di più preoccupante.

Ma è impensabile che un analogo investimento possa essere fatto sull’antica strada del Sempione la cui decadenza è anche uno dei motivi del suo fascino. Soprattutto perché il collegamento stradale con la Valle del Rodano è comunque assicurato dal confortevole tunnel del Gran San Bernardo.

Il Sempione resta perciò soprattutto una straordinaria attrattiva turistica ed escursionistica. Con la sua fitta rete di sentieri e il solenne, accogliente Ospizio. Con i suoi spazi e quella particolare luce che lo rende magico.

Ma è meglio che lassù non si ripeta una mia (pessima) esperienza. Al termine di un’escursione una barista di Simplon Dorf mi annunciò seraficamente, ma senza essere proprio sicura di quel che diceva, la chiusura della strada in territorio italiano. E senza che l’emergenza fosse comunicata con un cartello, come se la cosa non fosse eccessivamente interessante per gli addetti alla viabilità in territorio elvetico. L’emergenza mi venne confermata a Gondo dove fui costretto a fare dietro-front. Ora, se pensate di rientrare in Italia caricando la macchina sul treno a Brig dovrete rassegnarvi, in caso di emergenza, a ore e ore di coda. A meno che non decidiate, come ho fatto io per disperazione, di rientrare per la Val Bedretto e Locarno smacchinando per almeno quattro ore.

Ma poco male, anche queste incognite fanno parte del fascino del nostro stupendo ma fragile Sempione.

Ser

 

Nella foto dell’home page una veduta del Sempione (ph. Serafin/Lomar). 

 

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