Sono 300, piuttosto agli sgoccioli. Quale può essere la sorte dei ghiacciai della Lombardia?

Smiraglia
Il professor Claudio Smiraglia, milanese, erede dello studioso Ardito Desio a cui è dedicato all’Università degli Studi il Dipartimento Scienze della terra (ph. R. Serafin). Nella home page l’impiego sperimentale di copertura in geotessile sul ghiacciao Dosdé in Alta Valtellina (archivio Levissima).

Come sta cambiando il “cuore freddo” delle Alpi Italiane e di quelle lombarde in particolare? Se lo chiedono da tempo, alla luce dell’intenso regresso glaciale, gli esperti dell’Università degli Studi di Milano, Dipartimento Scienze della terra “Ardito Desio”. Anni di studi e ricerche e ora, molto atteso, il momento della verità con la presentazione del nuovissimo Catasto dei Ghiacciai. L’appuntamento, giovedì 22 maggio alle ore 11 presso all’Università degli Studi in via Festa del Perdono, reca l’impronta prestigiosa dall’ateneo milanese d’intesa con Levissima e in collaborazione con Ev-K2-CNR nonché con il contributo del Comitato Glaciologico Italiano.

Un evento da considerare storico considerato il livello degli interventi, con la speranza che fra le tante futilità della campagna elettorale possa trovare sui media l’eco che si merita. L’elenco degli esperti si apre con il nome di Claudio Smiraglia, un padre della glaciologia moderna, dell’Università degli Studi di Milano Dipartimento Scienze della Terra.

Altri ragguardevoli interventi sono quelli di Alessandro Pavese direttore del Dipartimento Scienze della Terra, Università degli Studi di Milano,
 Daniela Murelli, direttore CSR Gruppo Sanpellegrino, Levissima,
 Agostino Da Polenza presidente dell’Associazione Ev-K2-CNR, Bergamo,
 Carlo Baroni presidente del Comitato Glaciologico Italiano, 
Paolo Angelini presidente del Comitato Permanente della Convenzione delle Alpi, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, 
e infine Luca Cetara coordinatore della Segreteria Scientifica Presidenza italiana della Convenzione delle Alpi.

E’ stata proprio un’equipe dell’Università di Milano, guidata dal professor Smiraglia, in collaborazione con Levissima, a tentare in questo nuovo millennio un inedito esperimento: contrapporre alla “febbre” del ghiacciaio Dosdé Piazzi, sulle Alpi Valtellinesi, un rimedio di protezione attiva con un telo geotessile chiamato “Ice Protector 500”.

Un rimedio durevole o un semplice cerotto messo su una ferita ormai insanabile? L’esperimento ha avuto inizio nel 2007 e ha permesso di analizzare, nel corso degli anni, la “febbre” del ghiacciaio e la quantità di acqua salvata tramite il geotessile. Nel 2008 sono stati preservati oltre 115.000 litri d’acqua mentre nel 2009 il telo ha permesso di preservare il 91% del ghiaccio glaciale e il 29% di neve.

Ma come reagiscono le montagne al cambiamento climatico in atto? E quale sarà la sorte dei 300 ghiacciai lombardi che rappresentano un patrimonio e una riserva d’acqua che alimenta i nostri fiumi ed è necessario conoscere, valorizzare e gestire? L’argomento è da coltivare con tutte le risorse possibili. Tra l’altro, si sposa perfettamente con il tema “nutrire il pianeta” dell’esposizione universale Expo 2015.

Il catasto dei ghiacciai italiani era stato annunciato a Milano nel 2012 nel corso di un’affollata conferenza su “Acqua, ghiacciai e cambiamenti climatici” organizzata da Levissima e dall’Università degli Studi. Era stato considerato, quello, il collaudo della collaborazione dell’ateneo milanese con il Comitato EvK2Cnr e il Comitato Glaciologico Italiano. L’iniziativa, di cui ora si possono leggere i risultati, è strettamente legata ai cambiamenti climatici le cui conseguenze vanno costantemente monitorate così come avviene da sette anni in qua, da parte dei ricercatori milanesi, sul ghiaccio del Dosdé in Alta Valtellina, parzialmente messo al riparo grazie alla copertura di tessuto geotessile di cui si è detto.

“In mezzo secolo abbiamo perso oltre la metà della superficie dei nostri ghiacciai e oltre la metà del ghiaccio ha cambiato lo stato fisico. Il numero dei ghiacciai, curiosamente, è però aumentato: ma semplicemente perché i ghiacciai vecchi si spaccano, si frammentano, si dividono”, spiega il professor Smiraglia, che è stato a suo tempo presidente del Comitato Glaciologico Italiano e del Comitato scientifico del CAI.

C’è poco da rallegrarsi. Ma ora l’avvio di un catasto nazionale è indubbiamente un segno positivo dell’interesse per la sorte dei ghiacciai che si registra a vari livelli. La speranza è che non si tratti di un fuoco di paglia in vista dell’Expo, ma che l’iniziativa possa generare un più generale coinvolgimento, soprattutto nell’interesse delle nuove generazioni.

Ser

 

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