In trincea con Eliana e Nemo Canetta

Cop. Canetta Grande Guerra

A un secolo dalla Grande Guerra nelle Retiche una ricerca sul destino storico e umano dei soldati valtellinesi e chiavennaschi e dei loro omologhi sudtirolesi è stata fatta da Eliana e Nemo Canetta, milanesi trapiantati nel 2002 in Valtellina, che condividono da 36 anni la vita quotidiana come pure la passione per la montagna, l’escursionismo culturale e la storia militare delle Retiche. Sono pagine di storia militare ancora poco note quelle che i Canetta hanno raccontato nel corso di una serata al Cai di Milano (via Duccio di Boninsegna), martedì 27 maggio. Un’occasione per guardare nuovamente alla catastrofe del 15-18: quando il mondo in piena globalizzazione economica si trovò gettato nella prima grande tempesta di ferro e di fuoco del cosiddetto secolo breve. Ha introdotto la conferenza Matteo Serafin, giornalista e storico dell’alpinismo, editorialista di Meridiani Montagne. Il volume che contiene le ricerche dei Canetta consta di 128 pagine con numerose foto, grafici e tabelle statistiche (Edizione La Libreria Militare in Milano, stampa a cura della Tipografia Bettini in Sondrio).

Il libro nasce, dopo la pubblicazione nel 2008 del primo volume di testo della “Storia della Grande Guerra in Valtellina e Valchiavenna – 1815-1915 Le premesse”, per colmare una lacuna importante, rilevata dagli autori nel corso dei loro lavori di ricerca per la stesura di un volume sullo svolgimento delle vere e proprie azioni di guerra (previsto per il centenario dell’inizio del conflitto, nel 2015, mentre nel contempo i Canetta pensano per il 2014 a una pubblicazione sulla cartografia militare dell’epoca).

Mancava ancora nelle nostre valli una pubblicazione con l’elenco completo dei Caduti nel periodo del Primo Conflitto Mondiale. Quindi è stato fatto un lavoro minuzioso e accurato di consultazione del poco noto Albo d’Oro, presso il Museo del Risorgimento di Milano. Albo che, redatto dal Ministero della Guerra a metà degli anni 20, raccoglie tutti i nomi e i dati dei Caduti, raggruppati però per aree geografiche. Nel nostro caso, i territori di Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova e Sondrio.

Ricercati quindi uno a uno i nominativi dei nati in Valtellina e Valchiavenna, si è proceduto a un confronto dei 2114 nomi identificati, con quelli indicati sui tanti monumenti dedicati ai Caduti della provincia. Con l’occasione si è anche acquisito un cospicuo dossier fotografico di monumenti, targhe e lapidi, presenti non solo in tutti i Comuni ma anche in molte frazioni, non sempre di facile reperibilità.

Da tutta questa certosina ricerca è disceso un logico sguardo ai fattori demografici e organizzativi che portarono, con una mobilitazione quasi totale della popolazione attiva maschile nelle Forze Armate, alla formazione di quei giganteschi eserciti che furono alla base, in ogni nazione, dell’alto numero di Caduti. Interessanti in particolare i confronti tra i dati della mobilitazione dei vari Stati europei (grazie a lavoro di ricerca archivistica di testi ormai quasi introvabili, rinvenuti nelle biblioteche militari di Roma, Vienna e Parigi); e la disquisizione sul numero, ancora assai discusso, del totale dei Caduti.

Varie statistiche derivate dai dati raccolti, hanno permesso di dedurre conclusioni inaspettate. Tra le tante, che contribuiscono ai numerosi capitoli del volume, quella sulla presenza dei valtellinesi e valchiavennaschi molto più nelle file dei Fanti che in quelle degli Alpini. O delle maggiori perdite sul Fronte del Carso o del Piave che sulle nostre montagne dell’Ortles Cevedale.

Per completezza e giusto riconoscimento, il volumetto ospita anche un capitolo dedicato ad una sorta di studio parallelo sulla valle altoatesina della Venosta, allora sotto il Governo di Vienna. Ricostruendo la struttura sociale ed economia di questa valle, distesa sul versante nord del gruppo Ortles Cevedale. Grazie alla consultazione dell’Archivio degli eroi tirolesi, presso il Tiroler Landesarchiv di Innsbruck, si è valutato il numero di Caduti sull’altro Fronte e confrontati i dati con quelli della nostra provincia.

Dunque, non solo un elenco di Caduti, non solo una raccolta fotografica di monumenti e lapidi ma il tentativo di tratteggiare la realtà demografica della provincia di Sondrio, inserita nel contesto nazionale ed europeo; non senza uno sguardo al Fronte avversario, in un paragone tra due mondi alpini divisi solo da un confine politico.

Nell’intento di rendere omaggio a tutti coloro che diedero la vita per la Patria, gli autori concludono augurandosi che, dal loro esempio, l’Italia di oggi sappia trarre la forza per risollevarsi.

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