Un bosco in piazza del Duomo divide i milanesi. Alberelli inopportuni?

Boschetto in Duomo copia
Il Duomo fa capolino tra i rami del nuovo boschetto (ph. R. Serafin)

La montagna arriva di norma in piazza del Duomo a Milano in occasione del feste natalizie, con il gigantesco abete piazzato sul Sagrato. Un tempo veniva trasportato di peso dalle nostre vallate senza aggiunte e orpelli. Era un omaggio alle montagne tanto care a chi è costretto a vivere nelle mefitiche aree metropolitane. L’ultima volta, in dicembre, l’abete raggiunse artificiosamente a quanto si è visto dimensioni gigantesche e venne addobbato nella sua fasullaggine con scatoloni e scatoline gialle, il colore sociale dello sponsor.

Comprensibile che, con la crisi che morde e sette milioni di disoccupati, le ragioni del budget abbiano finito per prevalere su quelle estetiche.

Ora in piazza del Duomo un boschetto è sorto in pianta stabile in vista dell’Expo: che in realtà legittima ogni genere d’intervento in città, anche il più scellerato come le due gigantesche strutture in ferraglia che fanno inopportunamente da quinta al Castello Sforzesco per chi proviene da Largo Cairoli.

Attraverso i ramoscelli, le guglie in marmo di Candoglia fanno sicuramente un bell’effetto soprattutto quando sono illuminate dal sole al tramonto e susciterebbero di sicuro l’ammirazione di Dino Buzzati al quale si deve la moderna elaborazione pittorica più famosa della cattedrale: quella realizzata nel 1958. Ne “Il Duomo di Milano”, uno dei quadri più famosi del giornalista scrittore pittore e alpinista (1906-1972), grande firma del Corriere della Sera, le guglie appaiono però come strutture di dolomia.

Soddisfatti i milanesi del boschetto? Non del tutto. Sul Corriere c’è chi si lamenta perché” è stato sostituito il verde basso e geometrico preesistente, che riprendeva il motivo della pavimentazione della piazza e le donava un po’ di colore (il rosso dei fiori) con questa schifezza che soffoca i lampioni e crea un muro verde che taglia il fondo da tutto il resto”.

Gli alberi in effetti sono troppo numerosi e troppo vicini, danno un senso di disordine. I boschi andrebbero forse lasciati nei parchi o nella campagna, non creati artificiosamente nella piazza centrale della città.

Qualcuno invita a confrontare questo intervento con una scelta perfetta come le due grandi magnolie dietro l’abside del Duomo; essenziali, eleganti, mutevoli durante le stagioni, un risultato che non si sarebbe ottenuto riempiendo quelle aiuole di alberi disposti a caso.

E a voi, cari amici di MountCity, quegli alberelli che effetto fanno?

Ser

Commenta la notizia.