Il giorno più lungo del leggendario Ciapìn

Daniele Chiappa 2003
Daniele Chiappa

Aveva 24 anni Daniele Chiappa, l’indimenticabile Ciapìn, quando il 13 gennaio 1974 arrivò in vetta al Cerro Torre, il “grido pietrificato” della Patagonia. Era la prima ascensione indiscussa, frutto dell’impegno del gruppo dei Ragni di Lecco. Con Daniele giunsero sulla cumbre Mario Conti, il capospedizione Casimiro Ferrari e Pino Negri. In ricordo di Ciapìn, scomparso il 30 agosto 2008 per una malattia inesorabile, una baita viene inaugurata domenica 15 giugno ai Piani di Bobbio. Servirà come centro di formazione del Soccorso alpino e speleologico lombardo. Perché Daniele ha legato il suo nome non soltanto a quell’alpinismo di scoperta e di conquista che oggi si ama definire irripetibile, ma soprattutto al Soccorso alpino di cui è stato un esponente di grandissimo valore, sempre pronto a intervenire nelle missioni più difficili e rischiose.

Oggi i giovani ancora guardano a Daniele come all’ideale di chi ama l’alpinismo e la montagna, e l’omaggio che Lecco gli rende tra le sue montagne è sicuramente di quelli destinati a coinvolgere folle di appassionati richiamati anche dalle dimostrazioni dei tecnici del Soccorso alpino impegnati nel progetto “Sicuri in montagna”.

Era il mese di ottobre del 2007 quando Daniele presentò il libro “Nell’ombra della luna. Storie di soccorso alpino” in cui, realizzando un sogno a lungo cullato, raccolse la sue più significative esperienze nelle operazioni di soccorso alpino. Di queste esperienze è intessuto il film “Ciapin – Passi scolpiti nel vento” dei registi Nicoletta Favaron e Maurizio Camponovo, una produzione Mountain Film Project.

Ma il ricordo incancellabile di una tragica esperienza sulle montagne lecchesi in particolare gli è rimasta nel cuore.

Domenica 17 dicembre 2000 per tutta la giornata dall’ospedale Sant’Anna di Como partono elicotteri e si avvicendano squadre. Il gelo è ritornato d’improvviso dopo alcuni giorni di pioggia e scirocco trasformando i “facili” sentieri delle Prealpi in trappole letali per i troppi escursionisti sprovvisti di ramponi.

“Vorrei riuscire a farlo fallire il Soccorso alpino”, dice al termine della terribile giornata Daniele, allora responsabile tecnico del servizio 118 di Como, “per poter dire che, finalmente, siamo riusciti a fare una prevenzione talmente buona da cancellare gli incidenti”.

Quel maledetto 17 dicembre, l’elenco delle vittime stringe il cuore: Roberta Comi, impiegata, morta a 23 anni sul Resegone, era iscritta alla Polisportiva di Triuggio. Anche Pierangelo Epis, 34 anni, operaio, caduto sull’ Alpe Arera, era un esperto di montagna. E’ precipitato mentre correva in soccorso di Luigi Lazzaretti, elettricista di 34 anni morto assieme al suo cane. E ancora sono morti sull’Arera Agostino Berlendis, 39 anni, e Agostino Ghilardi, socio del Cai. Sulla Presolana è morto Alessandro Inverardi, 31 anni, per un lastrone di ghiaccio sotto gli sci. L’ultimo a essere recuperato in serata è stato il corpo di Gabriele Belotti, 41 anni, su un sentiero della Grigna. Con Ivan Palma, di Lecco, 28 anni, in cammino verso il rifugio Brioschi c’ erano anche la moglie e due amici: chissà perché la compagnia si è divisa. Palma e un amico da una parte, la moglie con l’altro per un sentiero diverso: dovevano incontrarsi poco più avanti. Pietro Ticozzelli, 57 anni, era salito in Grigna da Pasturo, il paese ai piedi della montagna dove abitava: si è fermato, ha appoggiato lo zaino sul sentiero, forse per bere, ed è volato giù. E Luigi Rigamonti, 60 anni, di Oggiono, caduto nella stessa zona, si era sporto, chissà, forse solo per guardare il panorama.

Baita Ciapìn
La Baita Ciapin ai Piani di Bobbio (Lecco), centro di formazione Soccorso alpino e speleologico, dedicata a Daniele Chiappa.

Daniele ci ha spronati verso le vette più alte e difficili. Non lo potrà mai dimenticare chi ha condiviso con lui le ansie e le gioie dell’alpinismo. Chi come lui le ha prima scoperte vivendo nel gruppo Ragni della Grignetta della sezione lecchese del CAI e poi le ha trasmesse al gruppo alpinistico Gamma. Così, tutti insieme ancora una volta, gli diciamo grazie.

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