Nuove frane, il supplizio senza fine del Cengalo

Popi Miotti copia
L’alpinista e scrittore valtellinese Giuseppe Popi Miotti. Nella foto in alto è impegnato nel 1987 nell’apertura della via “Cacao meravigliao” al Cengalo.

Una paretaccia quasi invisibile e anche un po’ repellente, un intrico di canali e canalini, di lastroni male accatastati. D’estate nelle Alpi Retiche la parete nord est del Cengalo, 3.369 metri, affacciata sulla val Bregaglia sul lato svizzero del colosso di granito, è pericolosa come un paio di Eiger. In questo scenario nell’inverno del 1987, durante le vacanze di Natale, Popi Miotti con il compianto Tarcisio Fazzini aprì la via “Cacao meravigliao”. Per burla legò l’impresa a un’immaginaria sponsorizzazione da parte di una fabbrica brasiliana di cioccolato. In realtà l’idea gliela suggerì la trasmissione di Renzo Arbore “Indietro tutta” con quell’allegra canzoncina dedicata, appunto, all’immaginario cacao meravigliao. Ora di tanto arrampicare con il cuore in gola, di tutti quei bivacchi sotto le stelle, non resta più traccia visibile. Una frana si è mangiata a quattro palmenti nel 2012 “Cacao meravigliao”. Altri itinerari di salita sono stati danneggiati. Tra questi i “Pilastri Kasper”, oltre due terzi della classica “Borghese” e la “Attilio-Piacco”. Ma il supplizio del Cengalo non finisce qui. “Sono anni che cade a pezzi”, dice rassegnato Miotti. “Del resto tutte le vie dei grandi crollano”, aggiunge ironico, “vedi il pilastro Bonatti al Dru”. Il Cengalo è da tempo che dà segni d’instablità. Nel luglio 2011 s’era verificato un primo crollo, sempre sulla parete nord est. Quella volta la frana aveva raggiunto e superato il sentiero del Viale, che collega la capanna Sciora, posta a 2.336 metri, alla Capanna Sasc Furä, posta a 1.904 metri di altitudine.

“Scherzi a parte”, dice ancora Popi, “la situazione è assai fluida. Il vero problema è proprio il Cengalo: i Gemelli (Ferro da stiro) subiscono passivamente i crolli del gigante. Tutta l’area sottostante è pericolosa perché non si riesce esattamente a stabilire la mole di una probabile futura frana. Però il granito non è la dolomia che si sbriciola, se crolla fa le cose in maniera piuttosto eclatante. Quindi, alla larga. Vi ricordo che la polvere della prima grande frana dalla NE/N del Cengalo è arrivata abbondantemente oltre il Laret nella verde valle Bondasca”.

Comunque sia, che sia un’emergenza è confermato. In base a un recente rapporto dei geologi svizzeri la parete nord est del Cengalo è destinata ad altri “grossi smottamenti”. Conseguenze? Avendo visto delle chiazze bianche sulla via Ferro da Stiro le autorità svizzere hanno formalmente vietato la scalata a quella via e (ovviamente) al Cengalo (escluso il Gaiser Lhemann). Resta chiuso ancora il viale. Tutto questo è ovvio che non fermerà escursionisti e arrampicatori. Però in caso di incidenti il conto che arriverà potrebbe risultare salato: le assicurazioni non rispondono su luoghi in cui vige divieto. E i soccorsi in Svizzera costano cari.

PS. Chi desidera leggere (e/o rileggere) l’appassionante récit di Giuseppe Popi Miotti su “Cacao Meravigliao” dovrà ripescare negli archivi del CAI Lo Scarpone del 16 febbraio 1988. 

 

Commenta la notizia.