Antonia Pozzi. Due film sulla poetessa-alpinista suicida per amore

Le sue poesie vennero pubblicate postume nel 1954 e per anni il suo nome restò sconosciuto ai più. Ma ora la figura di Antonia Pozzi (1912-1938), poetessa e alpinista milanese morta suicida per amore, sta conoscendo la notorietà che si merita. Sono addirittura due i film che si occupano di lei. Il lungometraggio “Antonia” porta la firma di Ferdinando Cito Filomarino, giovane regista di talento premiato 2013 al Festival di Locarno e nel 2011 a Roma con un Nastro d’argento. “Il cielo in me. Vita irrimediabile di una poetessa” è invece un documentario di 67 minuti girato da Sabrina Bonaiti e Marco Ongania.

Nel primo caso insieme con Linda Caridi, protagonista, recitano Filippo Dini, Maurizio Fanin, Federica Fracassi, Luca Lo Monaco, Perla Ambrosini, Alessio Praticò. Interamente girato tra Milano, Lecco e Varese, il film racconta di alcuni momenti nella vita della poetessa del canzoniere italiano morta suicida per amore.

Per la sceneggiatura di “Antonia”, Filomarino ha collaborato con Carlo Salsa; la produzione è stata affidata a Luca Guadagnino e Marco Morabito per Frenesy Film. Determinante il contributo della Lombardia Film Commission.

Nel documentario della Bonaiti e di Ongania la poetessa, che è stata iscritta alla Sezione di Milano del Cai, è interpretata da Erika Redaelli mentre la Pozzi bambina è Isabella Di Guida. Gli enti finanziatori del film sono Acel Service (Main Sponsor), Centro di Cinematografia e Cineteca del CAI, Parco Regionale della Grigna Settentrionale, Comunità Montana di Valsassina, Valvarrone, Val d’Esino e Riviera, Provincia di Lecco, Banca della Valsassina – Credito Cooperativo, Camera di Commercio di Lecco, Api Lecco e Confcommercio Lecco. Lecco Film Commission e Lombardia Film Commission hanno fornito un importante contributo logistico. Per ulteriori informazioni: Pagina Facebook: “Il cielo in me. Vita irrimediabile di una poetessa”. Sito dedicato al film: http://ilcieloinme.wordpress.com

Da segnalare che il Dvd del documentario è in libreria con il volume “Poesie pasturesi” (Bellavite editore) che ripropone la raccolta di liriche concepite e scritte a Pasturo dalla poetessa. Il coordinamento editoriale dell’opera è di Onorina Dino, custode dei manoscritti della Pozzi e sua maggiore interprete.

Sulla vita, le opere e l’alpinismo della Pozzi si esprimono gli studiosi Anna Girardi e Marco Dalla Torre in questo saggio pubblicato sul catalogo della mostra “La Lombardia e le Alpi” organizzata nel 2013 dalla Sezione di Milano del Cai (che MountCity ringrazia per la gentile concessione) insieme con la Provincia e il Comune.

 

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Un ritratto di Antonia Pozzi nel 1929 (Viennepierre)

Una ferita indelebile segnò il suo destino

Antonia Pozzi (1912-1938) è morta a 26 anni, senza aver pubblicato alcuna poesia. Avendo, anzi, svelato a pochissimi quella che è la sua vocazione primigenia e ‘bruciante’. Eppure il corpus delle sue poesie si è imposto come uno dei più significativi del Novecento italiano.

Nata nel 1912 in una famiglia dell’alta borghesia milanese, Antonia mostra sin da subito una sensibilità particolarmente accesa e profonda. Si laurea a pieni voti in Filologia Moderna presso la Regia Università di Milano con una tesi sulla formazione letteraria di Flaubert. Nonostante la brillante carriera scolastica, le condizioni agiate, la possibilità di viaggiare, la vita di Antonia è sempre velata di una malinconia, che è anche un ‘eccesso di vita’ che fatica a comunicarsi e a essere capito.

Ferita indelebile la rinuncia al grande amore contrastato dalla famiglia, così come, il mancato riconoscimento della sua vocazione poetica che lei “sa” essere il suo modo di parlare al mondo e, ancora, l’incrinata fiducia in ogni certezza, tanto più in un animo come il suo, assetato di un Dio che non riesce ad incontrare.

La natura – e quella montana in particolare – rappresenta uno dei ‘luoghi’ in cui ad Antonia riesce il colloquio contemplativo tra la se stessa più vera e la bellezza. Fin da piccola, il suo luogo d’elezione per pensare, ritirarsi, studiare, scrivere è Pasturo, paesino ai piedi della Grigna settentrionale, dove il padre aveva acquistato una casa nel 1918: un vero luogo dell’anima.

Le prime composizioni poetiche sono del 1929, quando la ragazza ha diciassette anni. Tra esse subito spicca la lirica Dolomiti, scritta dopo la prima ascesa su roccia con la guida Oliviero Gasperi.

Con il tempo acquisirà una buona pratica su terreni diversi, dai ghiacciai delle Alpi occidentali e del Bernina, alla roccia dolomia delle Grigne e delle Dolomiti.

Pozzi a Madonna di Campiglio
La poetessa, provetta sciatrice, a Madonna di Campiglio negli anni Trenta.

Nel 1936 e nel 1938 è alla scuola di Emilio Comici; al Breuil conosce Guido Rey. Soprattutto frequenta l’ambiente della Sezione milanese del Cai, cui è regolarmente iscritta dall’età di undici anni (nel 1923) fino alla morte. Uno dei momenti di maggiore felicità è la partecipazione al X Attendamento Sociale che, nel luglio 1933, la Sezione di Milano del Cai organizza nella conca del Breuil.

La frequentazione costante della montagna rende la relazione vera, vissuta, intima. Non è dunque un caso che il tema della montagna sia ricorrente nelle sue poesie, tanto da costituire un vero e proprio “canzoniere”, un nucleo di testi coeso e coerente. Con audace tesi, Carla Glori afferma: “In un ideale ‘canzoniere d’amore’ entrano a pieno titolo le poesie scritte per questo ineffabile ‘amor di montagna’. E paradossalmente si possono considerare le sue più belle e vere poesie d’amore”.

Significative a riguardo la dedica scritta sul retro di una fotografia scattata nel 1937 in Val d’Ayas e donata l’anno seguente all’amico Dino Formaggio: “È l’immagine più cara che ho di me, dove sembro più un ragazzotto che una donna e ho addosso e intorno tutte le cose che di più amo: i miei scarponi, il cappellaccio a fungo, la bella neve bianca, le pietre, il legno; qui è l’essenza, il midollo, la fibra viva e contrattile della mia vita”.

Anna Girardi e Marco Dalla Torre

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