Con Lambert nell’Hotel della Morte Lenta

La signorina Stagni, la signorina Boulaz…Aveva un debole per le compagne di cordata Raymond Lambert, ma soltanto perché le apprezzava dal lato tecnico. O, almeno, questo risulta dai suoi scritti. Sapeva insomma quanto fossero toste e con quanto acume e agilità se la cavassero “da prime” nei passaggi su roccia più impegnativi. Di questo grande alpinista ginevrino semisconosciuto al di qua delle Alpi esce per la prima volta in Italia una raccolta di “récit” d’ascensione, “L’hotel della Morte Lenta” (Monte Rosa Edizioni, 143 pagine, 14,50 euro). In queste pagine, senza darsi troppa importanza come era sua consuetudine, racconta come in un certo crepaccio nei pressi del Tacul durante la prima attraversata invernale delle Aiguilles du Diable, nel massiccio del Bianco, abbia “soggiornato” per tre giorni con la signorina Erika Stagni e l’amico Marcel Gallay. S’intende, non per libera scelta.

Correva l’anno 1938, in febbraio. Sembrava che i tre fossero meteorologicamente favoriti dal “grand beau”, ma di colpo durante il primo bivacco la luna si oscurò e raffiche di vento “cominciarono a soffiare negli abissi facendo risuonare gli organi della montagna”. Alle tre del mattino il dado era tratto, i tre erano prigionieri della tormenta. Il racconto di Lambert si fa serrato, magistralmente tradotto da Livia Olivelli che è anche editrice dell’avvincente librino appena uscito nella collana delle “Parusciole”.

Le squadre dei soccorritori compiono prodigi per salvare dopo tre giorni di tormenti gli alpinisti ormai allo stremo delle forze, ben lieti di lasciare l’Hotel della Morte Lenta senza pagare il conto. Ed è significativo che a strappare i tre alla “morte lenta” sia anche Loulou Boulaz, abituale compagna di scalate di Lambert, mitica alpinista svizzera: la ragazza che negli anni Trenta, al pari della milanese Ninì Pietrasanta, prese parte attivamente alla corsa per le grandi pareti del Bianco e nel 1962 tentò, invano, la nord dell’Eiger dopo avere guidato varie spedizioni femminili in Himalaya.

Hotel della morte lentaNessuna preoccupazione, informa Lambert, per la signorina Stagni che “a differenza dei compagni non soffre per congelamenti grazie alla sua eccellente circolazione sanguigna”. Alla fine l’alpinista ginevrino non nasconde la sua soddisfazione nel vederla ritornare alla sua famiglia. Altro di lei non racconta se non dell’abilità che manifesta al volante della sua Lancia. Di Loulou, Lambert racconta invece il tanto che basta a proposito della seconda ascensione della parete nord delle Grandes Jorasses, nel 1935: parete che a loro insaputa, mentre stavano scalando con Giusto Gervasutti e Renato Chabod, veniva violata dai tedeschi Martin Meier e Rudolf Peters. In un caso Loulou quella volta se la vide brutta “rischiando ogni momento di essere trascinata a valle dalle cascate d’acqua che solcano la parete”. L’anno dopo, nel 1936, fu la volta della prima ripetizione della Parete nord del Petit Dru e Loulou superò da prima “un piccolo, sgradevole strapiombo” e poi, con la piccozza che Lambert le passò dal basso, scavò giudiziosamente dei gradini per le pedule. Meritavano qualche parola in più, anche per ragioni di cavalleria, le eroiche signorine Boulaz e Stagni? Un motivo di tanta parsimonia va sicuramente ricercato nell’understatement tipico di Lambert, come nota Alberto Paleari nella prefazione: un atteggiamento che “si esprime anche nel non voler mai apparire come guida ma sempre come semplice alpinista”.

Lou Lou Boulaz
Loulou Boulaz (1909-1991) abituale compagna di ascensioni di Lambert.

“La mia opinione”, aggiunge Livia Olivelli, “è che, per Lambert, Loulou Boulaz ed Erika Stagni erano compagne di cordata, non mogli o fidanzate. E credo sia per questa ragione che gli unici apprezzamenti fossero per le loro capacità alpinistiche. Inoltre la Boulaz era maggiore di sei anni, più esperta, al suo attivo aveva già grandi salite mentre Erika Stagni aveva ingaggiato Lambert come guida alpina”. Ma c’è di più. “Lambert”, aggiunge la Olivelli, “era una persona di ampie vedute, senza pregiudizi, un femmininista ante-litteram considerando la misoginia dell’ambiente alpinistico. Si pensi che Gervasutti temeva che la presenza di una donna avrebbe sminuito l’importanza dell’impresa (la scalata dello Sperone Croz). E si pensi che nel 1937, quando la Boulaz compì un tentativo sulla nord dell’Eiger, ricevette dalla stampa svizzera una reazione incredibilmente negativa: le dissero di lasciare la valle al più presto e di dimenticarsi dell’Eiger, che ‘la montagna è più forte di lei’. Per loro era assolutamente inimmaginabile che una donna potesse sopravvivere a un serio tentativo all’Eiger”. Per concludere, tra le benemerenze di Raymond Lambert va annoverata nel 1952 la salita all’Everest con lo sherpa Tenzing (che sarà compagno di Hillary nella successiva prima scalata del tetto del mondo): insieme i due arrivarono quota 8600 metri, la più alta raggiunta fino a quell’anno. E tutto ciò benché il soggiorno nell’Hotel della Morte Lenta avesse provocato a Lambert, quale souvenir, l’amputazione di tutte le dita dei piedi e di alcune falangi delle mani.

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