Sul Bianco con i bambini. Una sfida insensata?

Cervino bimbi intero
Marco e Leonardo Vesely con la guida Pacifico Pession nel 1966 (da “Whymper, Carrel & Company”, L’Eubage, 2001)

Ma davvero vince il Guinness della stupidità, come sostiene Gognablog, l’americano Patrick Sweeney che ha portato i suoi due figli di 9 e 11 anni in cima al Monte Bianco? Può darsi, visto e considerato che ha esposto i pargoli a pericoli mortali: durante la salita i tre hanno schivato per poco una valanga. L’imprevisto non ha però fermato in luglio l’americano che, dopo avere ripreso quegli attimi difficili, ha venduto il filmato alla Abc.

Può darsi, è vero, che sia da condannare l’orgoglio del padre che, equipaggiato di una telecamera, ha ripreso la colata di neve che rischiava di trascinare i figli nell’abisso vendendo poi le immagini. Sta di fatto che nello stesso punto in cui i due bimbi americani hanno rischiato di venire travolti dalla valanga, un ucraino è morto dopo una caduta di duecento metri. “La salita sul Monte Bianco resta una cosa per alpinisti, non è né trekking né un modo per entrare nel Guinness”, ha protestato il sindaco di Chamonix, lamentandosi del fatto che il massiccio viene ormai snaturato da alpinisti “amatoriali”.

Che cosa dire allora dei bimbi che scalano il Cervino? Anche la Gran Becca è affare per alpinisti preparati e “navigati” anche se si presenta in genere più abbordabile del Bianco. MountCity è in grado di proporre i piccoli scalatori soddisfatti in due significative foto di vetta tratte dal bel volume “Whymper, Carrel & Company” a cura di Ludovico Bich (Editions L’Eubage, 2001). Ma è probabilmente vero che il Cervino, a differenza del Bianco, è una sfida da consumare in famiglia, come suggerisce Bich, convinto che “sul Cervino ci si va con i propri cari, per offrirsi un regalo unico, un ricordo indelebile”.

A proposito della prima delle due foto che pubblichiamo per gentile concessione, Monica Meynet precisa che la guida alpina raffigurata è suo nonno. E aggiunge che con i due bambini c’erano due guide e almeno un portatore. In vista dell’impegnativa scalata, adulti e bambini stavano in montagna un paio di mesi, allenandosi intensamente.

Problemi medici? Per quanto riguarda l’alta quota, secondo le indicazioni della commissione medica UIAA, per brevi soggiorni non ci sono restrizioni specifiche, almeno fino a 3000 metri di quota, sempre che il bambino sia in buona salute. Al di sopra dei 3000 metri è bene porre particolare attenzione al mal di montagna acuto, anche perché i più piccoli spesso non sanno riferire con precisione i sintomi.

Cervino bimbo Arzuffi
Maurizio Arzuffi sulla croce il 12 luglio 1990 (da “Whymper, Carrel & Company”, L’Eubage, 2001)

Scandalizzarsi per certe esperienze “estreme” dei bambini sembrerebbe più che altro, per concludere, frutto della mentalità dei nostri tempi così votata alla sicurezza. Quan’era piccolo, chi raggiunge oggi il traguardo della terza età andava in bicicletta senza il casco, il latte era quello del contadino, non sterilizzato, le auto di papà non avevano cinture di sicurezza né airbag. E si trascorrevano ore e ore costruendo carretti a rotelle e i fortunati che avevano strade in discesa si lanciavano e, a metà corsa, si ricordavano di non avere freni. Dopo vari scontri contro i cespugli, s’imparò a risolvere il problema. Anche se i giocattoli non avevano il marchio CEE, questi bambini del remoto passato sono in genere sopravvissuti, compreso chi scrive queste note.

Ser

3 thoughts on “Sul Bianco con i bambini. Una sfida insensata?

  • 14/05/2015 at 18:38
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    A proposito, grazie per il ricordo…

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  • 14/05/2015 at 18:36
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    Ero un bambino… Quando nel 1971 (non il 1966…), col mio gemello, ho scalato il Cervino a 9 anni (8 se penso che sono nato in agosto…) eravamo bambini (nella foto in alto). Eravamo bene allenati e sebbene fosse faticoso abbiamo proseguito e siamo arrivati fino in cima e poi siamo tornati fino a casa. Felici di averlo fatto non ostante il tempo fosse cambiato all’improvviso a metà strada. E con noi c’era la Mamma che ha fatto la foto.
    Sono il bambino col passamontagna rosso in lana, una vecchia giacca a vento gialla appena imbottita, guanti di plastica rossa con lanetta interna, pantalone alla zuava chiaro in velluto di cotone millerighe, calze di cotone e scarponcino da roccia in pelle; sotto, la maglietta di cotone, golf di lana e calzamaglia in lana. Abbiamo scalato buona parte delle montagne in Valle d’Aosta, sapevamo fare corda doppia a mano senza attrezzature e gli unici attrezzi erano moschettoni e chiodi tradizionali. Ci alzavamo all’alba e a piedi arrivavamo in cima alla montagna con due panini, del prosciutto cotto e un po’ di formaggio, un po’ di cioccolata e un litro d’acqua.
    Non avevamo le attrezzature di oggi, calde, morbide, sofisticate, leggere, tecniche. Ci esponevamo a “rischi” consapevoli non solo del pericolo, ma della capacità di farcela, di esserci preparati con attenzione e fatica. Tanta fatica per quell’età, ma facile da superare con l’entusiasmo e il coraggio di poterlo fare. Grazie Mamma…
    Mi domando se i bambini non possano essere normalmente educati all’alpinismo, al pericolo e alla durezza della montagna, alla responsabilità e al coraggio nella conoscenza dei propri limiti, ecc. solo perché qualcuno si sente in dovere di credersi giudice e “arrogarsi” il diritto di giudicare i comportamenti degli altri…
    Un bambino in montagna saprà bene di non essere al luna park o si pensa che se è un bambino è anche un mentecatto? Vogliamo chiudere i bambini per 30 anni in una scuola senza farli uscire mai, per sicurezza?
    Quel giorno, non ostante la giovane età, non ho mai avuto paure o timori che non avessi già avuto prima in altre precedenti scalate, a cominciare dai primi movimenti in arrampicata o dai primi salti in corda doppia, o andando in bicicletta per le strade della città, o immergendomi in apnea nel mare per cercare un pesce… La paura e il coraggio sono amici se li conosci. Certamente conoscerli è un bene.
    Sono ancora qui, e ringrazio ancora mia madre di averci incoraggiato e accompagnato nell’avventura, non in una passeggiata… Molti sono morti, è bene ricordarli.
    Sono d’accordo con l’autore dell’articolo perché le montagne ho fatto la fatica di scalarle davvero, non seduto davanti alla Tv o nei videogiochi come i bambini di oggi. E sono certo più contento così, essere sempre stato vivo. Sopravvissuto a tutto.
    Oggi ci sono troppi divieti, limiti, vincoli… Non vietiamo più nulla a nessuno. La Libertà è così bella…
    Grazie a tutti per la comprensione.
    Leonardo Vesely

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  • 11/09/2014 at 18:34
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    Giusto, non si può sempre commentare facendo di tutta l’erba un fascio e creando “gogne” mediatiche…

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