Nei segnavia l’Ossola che si fa amare

“Che non si faccia sentiero fuori del consueto”, recitavano nel 1436 gli Statuti di Viceno, solatia località nella boscosa “riviera” antigoriana, rimasti in vigore per almeno cinque secoli. Basta inoltrarsi in una delle tante mulattiere per rendersi conto che in questa oasi di pace dell’Ossola i sentieri, per quanto pochissimo frequentati dai turisti, sono monumenti a una civiltà le cui vestigia si configurano in ponticelli ad arco, baite di pietra con inserite madonnine affrescate, scalinate scavate nella pietra, geometrici acciottolati.

In silenzio devono essere in tanti, soci e non soci del Cai, a prendersi cura di questi antichi percorsi e non solo quando, una volta l’anno in agosto, la mulattiera che da Baceno sale al Devero ospita una rinomata “camminata” che in realtà coinvolge quattrocento scalpitanti corridori (altro che camminatori!): e va quindi “depurata” di ogni genere di erbacce.

Se è vero, come ha recentemente osservato l’antropologo Annibale Salsa in “MountCity”, che la parola sentiero viene ad assumere oggi una valenza del tutto nuova legata non più alla necessità del duro lavoro del montanaro, bensì a motivate scelte culturali, qui si ha la conferma che la “confezione” dei segnavia rappresenta un’attività legata a direttive che corrispondono a un’innata cura per il territorio dove orticelli e giardini si offrono alla vista del visitatore senza alcuna barriera.

E’ poi probabile, anzi possibile, che in queste vallate si avverta l’influenza di certi stili di vita della vicina Confederazione Elvetica legati a modelli comportamentali molto attenti alla pratica dell’andar-per-sentieri, a quella cultura diffusa del Wanderer o del Randonner ignorata dagli italiani salvo sobbarcarsi, chi se lo può permettere, a costose e faticose trasferte nelle terre dell’Himalaya o sulle Ande.

Un avvertimento tracciato da ignoto con il pennarello su una tabella segnavia in Valle Antigorio. (Ph.R. Serafin)
Un avvertimento tracciato da ignoto con il pennarello su una tabella segnavia in Valle Antigorio. (Ph.R. Serafin)

Non a caso l’alta via dei walser che attraversa le valli di Formazza e Antigorio è diventata da qualche tempo la “via dello Sbrinz” in omaggio a un formaggio svizzero che qui, terra del meraviglioso Bettelmat, viene promosso annualmente con una pittoresca carovana di someggiatori.

Ma parlare di colonizzazione da parte degli svizzeri sarebbe in questo caso fuori luogo: i buoni rapporti con la Confederazione risalgono alla notte dei tempi, quando da Binn arrivavano volenterosi operai a dare manforte in caso di calamità naturali e i giovani indossavano, da mercenari, le pittoresche uniformi dell’esercito svizzero come racconta Paolo Crosa Lenz nel recente, affascinante volume “Storia di Premia” edito dal coraggioso Sandro Grossi di Domodossola.

Tornando ai segnavia, è davvero impossibile perdersi nella “foresta delle streghe” che ammanta di verde le pendici del Cistella, dove mani gentili hanno rinfrescato tali elementi biancorossi sulle pietre di gneiss, inserendo con un pennellino sottile i nomi delle località più significative.

Piccola riflessione a margine. In questo lembo di Piemonte sembra appartenere a un altro mondo, arido e becero, la Lombardia dove una nuova Legge voluta dalla Regione amplia e delega ai sindaci la possibilità di concedere il permesso a moto e roba simile di circolare liberamente sui sentieri, mulattiere, pascoli in montagna.

“Hanno lasciato, come sempre, un inutile segno le decine migliaia di firme raccolte on line (promotore, sorprendente, il Cai Lombardo) che si sono opposte alla protervia e alla cecità del Consiglio Regionale”, osserva giustamente Davide Torri su “Altitudini”. “Nulla di nuovo sotto il sole, o la pioggia di questi giorni”, scrive ancora Torri, “ma il tutto stride, oltre che con il buonsenso e la saggezza che una volta caratterizzava montanari e genere umano, con parecchie altre cose”.

Tutto questo in Lombardia, che dovrebbe guardare con bel altro spirito alle “sue” montagne!

Flecchio, paradiso della "riviera antigoriana": sullo sfondo la Val Formazza (ph. R. Serafin)
Flecchio, paradiso della “riviera antigoriana”: sullo sfondo la Val Formazza (ph. R. Serafin)

Buonsenso e saggezza in valle Antigorio sembrano invece di casa, scolpiti nelle antiche pietre: come l’antica mulattiera che dal giardino glaciale di Verampio sale a Crego, intagliata nella roccia, capolavoro d’ingegneria sentieristica come osservano Crosa Lenz e Frangioni nella loro guida sulla valle Antigorio (Grossi, Domodossola, 2008).

C’è un solo aspetto di questa mulattiera (da non perdere) che ci riporta in questi giorni al nostro frenetico modo di esprimerci di fronte a una contrarietà. “Sentiero chiuso, cazzo! Pericolosissimooooo” è la scritta in pennarello sulla tabella che indica la deviazione per Uriezzo G06a. Un’espressione decisamente estranea al linguaggio aulico degli antichi statuti della vallata. E in tutto degna della mentalità urbana da metallari e stupratori di pareti e convogli delle metropolitane a colpi di indegni graffiti. Deprecabile, di qualunque genere sia l’inconveniente segnalato.

Ser

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