I cammino con muli e cavalli lungo la storica via del Gries

Arriva lo Sbrinz… ed è subito festa (ph. R. Serafin)
Arriva lo Sbrinz… ed è subito festa (ph. Serafin/MountCity)

Ogni anno in estate con una trentina di muli e cavalli, gli svizzeri “calano” in Italia attraverso lo storico passo del Gries (2479 metri), in alta Val Formazza, e arrivano fino alla piazza Mercato di Domodossola in un tripudio di bandierine dei vari cantoni e di fiori di campo. Sono carichi di prelibate forme di sbrinz, il formaggio che sembra aver soppiantato nell’immagine della gastronomia elvetica il celeberrimo Emmenthal. Un’accorta operazione di marketing ma non solo. Lungo le mulattiere dell’Ossola percorse dai someggiatori, per secoli il traffico è sempre stato intenso in un senso e nell’altro e un vivo sentimento di amicizia ha sempre legato ossolani e vallesani. Era il 1397, a Munsten nell’alto Vallese (Svizzera), quando si firmava la convenzione per l’apertura di una via commerciale che unisse Berna a Milano. Il passo del Gries era in quegli anni, con il Sempione, la via più importante di collegamento alpina. Tanto che a fine Ottocento, quando il ghiacciaio debordava, i formazzini la lastricavano con grosse piode per consentire il passaggio di cavalli carichi di merci. Verso nord andavano vino, panni di lana mentre verso sud scendeva altra merce e soprattutto formaggi svizzeri.

Un aspetto della carovana svizzera sui prati della valle Antigorio (www.sbrinzroute.ch) (ph. R. Serafin).
Un aspetto della carovana svizzera sui prati della valle Antigorio (www.sbrinzroute.ch) (ph. R. Serafin).

Seguo da anni, per il puro piacere di farlo, questa carovana che non ha eguali nelle nostre Alpi e noto che c’è una sorta di palese orgoglio da parte dei someggiatori svizzeri nel raccogliere l’applauso degli italiani che li aspettano a ogni arrivo di tappa con le musiche delle bande, le sfilate di eleganti signore in costume e le generose offerte di inevitabili “crodini”, gli aperitivi analcolici con cui a Crodo si confezionano anche i gelati.

Sbrinz ed elvetici sorrisi, una formula vincente (ph. R. Serafin)
Sbrinz ed elvetici sorrisi, una formula vincente (ph. R. Serafin)

Dietro le loro espressioni vincenti mi sembra di notare, forse superficialmente, quanto gli amici elvetici ci tengano alla qualità dei prodotti, alla dignità del lavoro contadino, a cultura, storia, tradizioni, difesa dell’ambiente montano, opportunità da offrire alle aeree periferiche. Tutto ciò che in Italia è spesso solo oggetto di slogan. La parola chiave in questo caso è o dovrebbe essere green economy, il termine che tra l’altro connota anche la prossima Expo 2015. Una strategia che mette in primo piano le risorse naturali e la loro conservazione. Quante cose potremmo e dovremmo imparare dagli svizzeri, con tutti i loro difetti e le loro ingenuità, oltre alla loro proverbiale precisione! A quando in Lombardia  una “Bitto Route” ispirata al celebre formaggio, una carovana che d’estate scavalcasse le Orobie in un clima di piacevole e remunerativa kermesse? O certe cose è meglio lasciarle fare agli svizzeri? Che bello sarebbe se qualcuno autorevolmente mi smentisse!

Ser

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