Laura Posani, medico milanese, sulle tracce dell’intrepida Ninì

Posani con Boccalatte e Morosini.
Laura Posani nella sede della Società Escursionisti Milanesi con lo storico dell’alpinismo Stefano Morosini (a destra) e Lorenzo Boccalatte, figlio di Ninì Pietrasanta. Nella foto in alto Laura con Riccardo Frigo sulla Marmolada.

Donne con la montagna nel cuore. Le alpiniste milanesi hanno scolpito sulle rocce pagine gloriose e ancora continuano a farlo come dimostra l’attività di eccellenza di Laura Posani, medico, presidente della storica Società Escursionisti Milanesi fondata più di 120 anni fa sulle sponde dei Navigli.

La storia delle “quote rosa” dell’alpinismo meneghino viene fatta risalire a Ninì Pietrasanta (1909-2000), che si ribattezzò, in un libro autobiografico, “pellegrina delle Alpi” e fu socia benemerita della Sezione di Milano del Cai nonché socia onoraria del Club Alpino Accademico Italiano.

Tra le esperienze “da incorniciare” di Laura viene annoverata un’impegnativa scalata sulla sud della Marmolada sulle orme di Beatrice Tomasson che, prima fra le donne, affrontò questa grande parete. La relazione, qui pubblicata per gentile concessione, è apparsa nel 2012 su “La traccia”, notiziario della Società Escursionisti Milanesi.

Una storica “ripetizione” sulla Marmolada

Realizzata nel 1901 da Beatrice Tomasson, facoltosa donna inglese figlia di un industriale ed esperta amazzone, la via che prende il suo nome sulla parete sud della Marmolada era già stata tentata invano in momenti differenti da diversi alpinisti tra cui Rizzi (che aprì la variante dei primi 100 m), Ampferer e Winkler che avevano giudicato infattibile l’ascensione.  La Tomasson non si era data per vinta e dopo vari contatti con guide del posto e di Cortina ingaggiò due guide del Primierotto: Michele Bettega e Bortolo Zandonel. Solo la caparbietà della Tomasson unita all’intuizione delle due guide fece si che, dopo un’ascensione durata dodici ore, di cui le ultime sotto neve, grandine e fulmini, il 1° luglio 1901 la Marmolada, la Regina delle Dolomiti, abbia finalmente sulla sua parete sud una via che, a ben diritto, viene chiamata “classica” per la lunghezza, la complessità e anche la difficoltà dell’itinerario.

In una calda giornata d’agosto, si realizza finalmente il mio sogno di percorrere questa via soprannominata dal mio compagno di cordata Riccardo Frigo “la 29 tiri”, tanti sono i tiri, quasi tutti di IV/ IV + max V grado, che si succedono in 690 metri di dislivello e 1000 di sviluppo.

La pulce nell’orecchio me l’aveva messa un amico appassionato di storia dell’alpinismo, parlandomi della ripetizione fatta da Mary Varale e poi, su mia richiesta, sottoponendomi l’elenco di tutte le vie fatte dall’intrepida Mary dal 1924 al 1935.

Nini Pietrasanta
Ninì Pietrasanta (1909-2000)

Mi era così preso l’insano pensiero di emulare questa “signora dalla giacchetta rossa” ripetendo alcune vie già percorse da questa straordinaria alpinista. Diverse le avevo già percorse, ma con la Tomasson –Bettega –Zandonel soddisfo anche il desiderio di una via “classica” in perfetto stile alpino su una parete grandiosa. Ne parlo con Riccardo che, oltre a essere uno tra gli amici più cari, è anche un uomo dalle doti alpinistiche e umane notevoli…l’uomo che ci vuole per condividere questi 29 tiri.

Lo convinco facilmente. Compagni di cordata già collaudati e affiatati, intensifichiamo le uscite, ora in falesia ora in Grigna. E finalmente si parte all’alba dal rifugio Contrin: meglio riposare e mangiare bene piuttosto che dormire male al bivacco Del Bianco, a poche decine di minuti dall’attacco. La giornata si presenta magnifica e la temperatura è mite.

In omaggio a Mary, mi concedo un vezzo: indosserò una giacchetta rossa coma quella che lei indossava abitualmente. Arrivati all’attacco mettiamo le mani su una roccia perfetta sia come temperatura sia come consistenza.

Inizia così un susseguirsi ininterrotto di camini di notevole impegno ma sempre su roccia bellissima. Alcune relazioni parlano di difficoltà sostenute fino al 7° tiro di V- ma…cavoli!, fatelo sapere che dopo una cengetta di II ricominciano camini e placche di IV/IV+ con un bel V al 14° tiro! In “Roccia d’autore – quarto grado” di Emiliano Zorzi, lo schizzo e la relazione parlano invece chiaro: da qui ci aspettano ancora una doppia e nove tiri di IV/IV+. Poi finalmente siamo fuori dalle difficoltà.

A questo punto, proprio come la Tomasson, Bettega e Zandonel, anche noi, giusto 110 anni dopo, percorriamo gli ultimi 200 m (I-II-III grado su sfasciumi esposti) sotto un cielo plumbeo che, chiudendosi di colpo, ci scarica addosso grandine, tuoni e lampi. Sembra lo stesso copione ma manca un prezioso elemento: la Tomasson arrivata in vetta, come ogni scalatore inglese che si rispetti, stappò una bottiglia di champagne!

Laura Posani Presidente Società Escursionisti Milanesi

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