Ben vengano in Lombardia i campionati mondiali di mungitura, ma per i malgari non è sempre festa

Locandina mungitori
La locandina dei mondiali di mungitura. Informazioni: www.fierasanmatteo.it, tel +39.3479956383

A chi munge più latte in due minuti va un premio di 3.500 euro e un artistico secchio. Questo dice il regolamento del primo Campionato del mondo di mungitura a mano in programma domenica 28 settembre a Lenna (Bergamo) presso l’Agriturismo Ferdy.

Saper mungere alla perfezione una vacca è oggi un buon requisito per un giovane che voglia dedicarsi all’attività di malgaro. Ciò vale non soltanto in Lombardia che è la prima regione agricola del paese con 50 mila aziende e una produzione di oltre 4 milioni di tonnellate di latte, il 40% del totale nazionale.

E’ vero che nelle grandi aziende la mungitura avviene meccanicamente, tuttavia dove il formaggio viene preparato con metodi tradizionali, la mungitura viene fatta ancora a mano. In Valtellina, nelle “valli del bitto”, per esempio, la mandria è condotta attraverso un percorso a tappe, mentre lungo la via i tradizionali calècc – millenarie costruzioni di pietra il cui nome sarebbe di etimologia pre-latina, derivando da kal (roccia) e cala (posto protetto) – fungono da baite di lavorazione itineranti.

Perché si sa: se si vuole che il formaggio mantenga la fragranza degli alti pascoli bisogna lavorarlo sul posto, prima che il suo calore naturale si disperda e i batteri si moltiplichino.

Mentre rimane aperto in vista di Expo 2015 il problema di come convogliare l’attenzione dei media sulla realtà degli alpeggi dove sempre più numerosi sono i giovani che chiedono di lavorare alla pari, occorre prendere atto anche di una diffusa situazione di disagio da parte dei malgari. Lo dimostra questa testimonianza di una turista milanese che MountCity è lieto di pubblicare.

Calecc
Un “calecc” per la mungitura negli alti pascoli valtellinesi in un affresco su un muro di Albaredo (SO).

Una vita dura, un’attività mal remunerata

Scendendo dal sentiero che da Deccia, in Valle Antigorio, conduce a Cravegna, sabato 23 agosto verso le 18, all’incrocio con una stradina poderale che porta all’Alpe Voma, incontro un uomo su una moto da trial a motore spento.

Ha un’aria stanca e il braccio sinistro gonfio e arrossato. Mi saluta, mi chiede di dove vengo e mi racconta che sta andando a recuperare 18 mucche all’Alpe Voma per portarle su alla Gaiola, sotto il monte Cistella. Racconta anche che giù a Crodo ne ha altre 33 e che ha un problema: non riesce a rimettere in moto con il piede sinistro perché il giorno prima è volato e ha la gamba sinistra gonfia e dolorante.

Racconta di una vita tribolata. Nella stagione estiva non riesce mai a cenare prima dell’una di notte ed è stufo perché fa tutto da solo eppure non ci sta dentro con i conti e riesce a fatica a pagare il mutuo che ha dovuto attivare per comperare la stalla.

Parlando con persone della valle scopro che questa è la situazione di coloro che scelgono, per passione, di dedicarsi all’allevamento dei bovini, curandosi dei pascoli e producendo latte.

Il loro guadagno è irrisorio. Mi chiedo che cosa succederà in questi incantevoli luoghi quando non ce la faranno più.

Lidia Demirtis

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