Premio Meroni, VII edizione

Seconda puntata per i “gentiluomini della montagna” che hanno partecipato a Milano alle precedenti edizioni del Premio Marcello Meroni organizzato dalla Scuola Silvio Saglio della Società Escursionisti Milanesi ora giunto alla settima edizione. Il riconoscimento viene come noto assegnato a persone o gruppi di persone amiche della montagna che hanno operato, con particolare impegno profuso a titolo volontaristico, in uno dei seguenti ambiti: alpinismo, solidarietà alpina, tutela e valorizzazione dell’ambiente e delle risorse montane, conoscenza e promozione della cultura alpina e alpinistica, scienza, didattica, storia e tradizioni della gente di montagna.

E’ possibile a chiunque proporre entro il 5 ottobre candidature scaricando il “modulo” e la “scheda del candidato” e inviando il tutto, opportunamente compilato, all’indirizzo e-mail premiomarcellomeroni@caisem.org La giuria ne terrà il dovuto conto nel formulare il verdetto inappellabile, avendo a disposizione (e questa è una novità dell’edizione 2014) quattro premi per le categorie alpinismo, solidarietà, cultura, ambiente, oltre a una menzione speciale facoltativa.

Per maggiori informazioni consultate la pagina ufficiale sul sito della Sem. Qui sotto i link per il bando e, qualora vogliate proporre un candidato, il modulo e la scheda da riempire

Ecco ora, a cura della redazione di MountCity, una seconda serie di ritratti dei finalisti delle passate edizioni. Nella precedente puntata si è parlato (tra parentesi l’anno in cui hanno partecipato al premio) di LAURA E GIORGIO ALIPRANDI (2013), 
ALPITEAM (2011), ROLANDO BARNABA (2008), 
VITTORIO BEDOGNI (2009), 
ENRICO BENEDETTI – BENO (2010), MARIO BERTOLACCINI (2011), DON AGOSTINO BUTTURINI (2009), LUCIANO BERTOLINA (2011), 
GRAZIANO BIANCOSSI (2013), ROLANDO CANUTI (2011).

LORENZO CASTELLI (2008). Un compagno di scalate ideale. Segno particolare: impossibile litigare con lui. Nato a Milano nel 1971, Lorenzo Castelli ha studiato Scienze dell’informazione ed è un valente webmaster. L’alpinismo, con la fotografia e la chitarra acustica, è una delle sue grandi passioni. Istruttore di Alpinismo del CAI, ha ricoperto il ruolo di direttore del Corso di ghiaccio presso la SEM. Ha messo a disposizione del sito della SEM la sua competenza di web designer. Valido alpinista, ama ricordare fra tutte le sue salite, soprattutto la “Ringo Star”, sulla NW del Pizzo Badile. Segni particolari: impossibile litigare con lui. Un aspetto, questo, che ricorda tanto Marcello Meroni, l’amico comune di tante scalate e di tante passeggiate in montagna. Nella motivazione si sottolinea come Lorenzo, sacrificando gran parte del proprio tempo libero, si è impegnato per oltre due anni nella costruzione, ex-novo, dell’architettura web del sito SEM e della Scuola di alpinismo e scialpinismo “Silvio Saglio” .

Da Polenza, Confortola
Marco Confortola, alpinista valtellinese. Sullo sfondo Agostino Da Polenza (ph.R. Serafin).

MARCO CONFORTOLA (2010). Salire sulle cime con i bambini, ecco i giorni grandi del cacciatore di Ottomila. Nato il 22 maggio del 1971 a Valfurva (So), Marco Confortola diventa giovanissimo Aspirante guida alpina: è il 17 settembre 1990. Il 28 giugno 1993 diventa Guida Alpina Internazionale (la più giovane d’Europa per quattro anni). Dal 14 settembre 1995 è maestro di sci, disciplina alpina. Fa parte del Corpo Nazionale di Soccorso Alpino. La sua avventura di “cacciatore di Ottomila” inizia nel 2004, con la partecipazione alla spedizione Everest-K2, nella quale realizza la prima salita valtellinese alla vetta più alta del mondo. Dopo aver scalato cinque Ottomila, nel 2008 prende parte alla spedizione Share Everest organizzata dal Comitato Ev-K2-Cnr e contribuisce, con Silvio Gnaro Mondinelli e Michele Enzio, a montare a Colle Sud la stazione meteo più alta del mondo. Nell’agosto dello stesso anno raggiunge la vetta del K2, ma un bivacco a 8.400 metri e un lungo soccorso a tre colleghi gli costano il congelamento e la successiva amputazione di tutte le dita dei piedi. Nella stessa spedizione, raccontata nel libro “Giorni di ghiaccio” (Baldini Castoldi Dalai), muoiono undici alpinisti. Le tappe principali del suo curriculum alpinistico sono nel 2003 la prima discesa italiana e 2a mondiale della parete nord Ortler, nel 2004 la prima salita valtellinese dell’Everest. Scala poi nel 2006 il Shisha Pangma m 8027, nel 2006 l’Annapurna m 8091, nel 2007 il Cho Oyu m 8200, nel 2007 il Broad Peak m 8047, nel 2008 il K2 m 8.611. Nonostante sia da tempo annoverato tra i principali alpinisti internazionali e le sue imprese siano seguite dai più importanti mezzi di comunicazione, Confortola non ha mai scordato il legame con il suo territorio, la Valtellina. Come faceva quando era bambino, ancor oggi continua a frequentare le sue montagne e la sua gente, mantenendo uno strettissimo legame in particolare con la vita sezionale del Cai Valfurva, di cui è da sempre socio e del quale – come ricorda con affetto il presidente Luciano Bertolina – porta sempre un gagliardetto nello zaino in occasione di ogni spedizione. Qualche anno fa ha dato vita a un’associazione senza scopo di lucro – Lo sport è vita – per diffondere tra i più giovani l’amore per la montagna e il valore educativo dello sport.

LUCIANO DI REDA (2009). Lucidità ed entusiasmo, requisiti indispensabili nell’attività didattica. Milanese, sposato con la sua compagna di mille ascensioni, padre di un ragazzo di nome Lorenzo, Luciano Di Reda ha fatto della sua vita un vero esercizio di equilibrismo tra attività lavorativa, famiglia, amici, passione per la natura, montagna. Determinato, carattere schivo, baffo ribelle, occhio vispo e molto azzurro, pilastro della SEM e promotore in questo contesto di moltissime iniziative (dalla didattica alla imbiancatura della nuova sede, dalla organizzazione delle gite sociali alle mangiate e bevute in compagnia), è certamente una persona particolare: un frullato di ilarità incontenibile, malinconia simil-vera, saggezza, coerenza, leadership (più riconosciuta dagli altri che da se stesso), stile e personalità quasi unica. Se anche non è il più forte (ma il premio non ha l’intento di misurare performance sportive, e comunque Luciano se la cava più che egregiamente), sicuramente nel corso della sua lunga frequentazione dei monti ha avuto la capacità di vivere la montagna in tutte le sue forme (escursioni, sci, roccia, ghiaccio e in ultimo mountain bike) e di trasferire passione, entusiasmo e competenze a innumerevoli appassionati.

Svolge la sua importante attività didattica alla Scuola Silvio Saglio della SEM dai primi anni 80, e dal 1985 è istruttore titolato di alpinismo. Per la Silvio Saglio è stato direttore del corso di alpinismo e opera ogni anno anche come istruttore di scialpinismo e di mountain bike. Le molteplici attività che svolge non rispondono a forme di presenzialismo, nulla è più lontano dal suo stile e dalla sua personalità: si tratta invece dell’attitudine a interpretare il proprio ruolo in una logica di servizio alla sezione e ai soci e di profondo senso di appartenenza alla SEM, alla sua storia, alle persone che la compongono con grande apertura verso quelle che vi approdano e faranno la SEM del futuro.

Gli aspetti più significativi nella proposta di candidatura di Luciano sono stati l’impegno profuso nella didattica (nell’ambito istituzionale dei corsi e nelle gite dei fine settimana), il continuo contributo alle attività della sezione e della scuola, la capacità di vivere ogni corso con entusiasmo, rappresentando per tutti, allievi, istruttori e direttori un punto di riferimento, l’efficacia con cui trasmette in modo schivo e senza clamori entusiasmo, competenze, valori e sicurezza al gruppo, la consapevolezza che andare in montagna non vuol dire necessariamente gradi, tempi, dislivelli ma soprattutto fare gruppo, condividere esperienze memorabili, divertirsi. E infine la capacità dimostrata nel corso degli anni di modificare il suo modo di andare in montagna adeguandolo in continuazione alle nuove tendenze.

EDU-CAI PEAK (2009). Una cordata e un invito ad affrontare la vita con impegno e sacrificio. Il progetto nasce dal formarsi di una cordata “in senso lato” tra il CAI di Bergamo, personificato in particolare dal Coordinamento Scuole della Montagna, e Edu-Fest, il festival dell’educazione che da qualche anno la Curia di Bergamo ripropone collaborando con alcune organizzazioni educativo – sportive alle quali anche la sezione Cai si è aggiunta. Il viaggio è stato organizzato con l’obiettivo di raggiungere una vetta di oltre 5000 metri situata in Kyrgyzstan, in particolare in una zona montuosa mai finora esplorata dal punto di vista alpinistico: anche perché, fino a pochi anni fa, si trovava sotto rigido controllo militare. La squadra, che si avvaleva tra l’altro del supporto di un medico torinese nonché capace alpinista e membro del soccorso alpino, Vincenzo Segala, era composta esclusivamente da membri delle diverse scuole di alpinismo e sci della provincia di Bergamo. I nomi: Renzo Ferrari, per tanti anni direttore della scuola di alpinismo Pelliccioli di Bergamo, autore di numerose spedizioni all’estero; Stefano Morosini, istruttore regionale di arrampicata libera e membro del consiglio sezionale e della commissione scuole della montagna; Pietro Minali, istruttore di sci-alpinismo e salitore di varie vette sud-americane tra le quali l’Aconcagua; Maurizio Gotti, eccellente ghiacciatore e infine Paolo Grisa, “bocia” della compagnia: questi ultimi due istruttori sezionali della scuola di alpinismo ValSeriana.

ORESTE FERRE’ (2009). Più di duemila allievi affezionati, e per tutti è semplicemente “il mitico”. Soprannominato con affetto “il mitico”, Oreste Ferré nasce a Milano il 6 giugno 1940. Disegnatore meccanico, a 20 anni scopre la montagna per caso: durante le vacanze estive, partito da Pasturo per una gita con altri villeggianti, è l’unico a raggiungere la cima della Grigna Settentrionale. L’emozione provata lo spinge a iscriversi alla SEM che non lascerà mai più. La sua attività alpinistica si realizza in forma poliedrica attraversando tutti gli stili, le epoche e le discipline, dall’ultimo alpinismo romantico fino ai nostri giorni più “plaisir”: roccia e ghiaccio, montagne, falesie e pareti nord, cascate di ghiaccio, sci-alpinismo e sci di fondo, trekking, grandi montagne nel mondo e cime più vicine a casa. Ma anche alpinismo più facile e salite effettuate con la passione di sentirsi nella propria casa, in montagna, condividendo le ascensioni e le esperienze con una moltitudine di compagni senza distinzione di capacità, sesso ed età. Anche la sua biblioteca alpinistica è considerevole, con centinaia di volumi fra libri e guide, sintomo di una curiosità intellettuale che sorregge e alimenta l’azione sul terreno.

Nel 2010 Ferré ha festeggiato il 50esimo anno di attività alpinistica. Considerando solo l’arrampicata su roccia e ghiaccio, può vantare più di 600 ascensioni su tutte le montagne del mondo, la maggior parte di elevata difficoltà. In definitiva, come risulta dalla motivazione della sua candidatura, Oreste Ferré è dunque una figura particolarmente significativa di alpinista animato da una continua passione per la montagna in tutte le sue forme, ma soprattutto va considerata la sua incessante opera di insegnamento e di volontariato. Il suo curriculum? Nel 1963 entra come aiuto-istruttore nella scuola di alpinismo “Silvio Saglio”, nel 1972 è nominato Istruttore Nazionale di Alpinismo con il numero di matricola 198, alla fine del 17° corso nazionale. Negli anni seguenti dirigerà corsi di alpinismo sia presso la scuola della SEM, sia presso la scuola della Sezione di Pavia. All’inizio degli anni ‘80 diventa istruttore nei corsi-esame di formazione dei nuovi istruttori di alpinismo, sia a livello regionale (dal 1980 ad oggi), sia a livello nazionale come istruttore della Scuola Centrale di Alpinismo (dal 1982 al 1994). La sua attività si sviluppa anche in ambito di volontariato sociale. Partecipa infatti ad attività rivolte a giovani in condizione di disagio sociale e tossicodipendenza. Collabora con Alpiteam e con la Cooperativa Sociale Cascina Contina, inserendo le sue conoscenze alpinistiche in un contesto di solidarietà umana. Dal 2006 ad oggi opera anche nell’alpinismo giovanile, rinnovando sempre con entusiasmo la sua inclinazione per l’insegnamento e restando fra i giovani con lo spirito da giovane. Ha insegnato in più di 100 corsi di alpinismo di ogni specialità, comunicando le sue conoscenze a più di 2000 allievi nel corso degli anni.

Oreste Forno
Oreste Forno, guardiano di stelle, finalista nel 2012. Ph. R. Serafin.

ORESTE FORNO (2012). E’ diventato un “guardiano di stelle” dopo anni di corse alla vettaNato in Valtellina (SO) nel 1951, Oreste Forno vive a Erba (CO). E’ diplomato in elettronica industriale ed è giornalista pubblicista. Ha iniziato a frequentare la montagna sui monti di casa dedicandosi a roccia, misto e ghiaccio e allo scialpinismo compiendo diverse ascensioni in Europa, Asia e America anche in qualità di capo-spedizione. Appassionato di fotografia che ha praticato a livello professionale, è stato per molti anni anche un apprezzato titolato INSA nell’ambito delle scuole del CAI.

Nel tempo si è dedicato all’attività letteraria e nel 1988 ha pubblicato “Sci oltre la pista”, primo di una lunga serie di libri di successo che lo induce a iscriversi nel Gruppo Italiano Scrittori di Montagna. Nel 1996 fonda “Mountain promotion”, la sua casa editrice che chiuderà alcuni anni più tardi. Insistente è il richiamo della montagna che lo porta a diventare guardiano della diga di Moledana in valle dei Ratti, un lavoro che, complice la solitudine, gli consente di dedicarsi maggiormente all’amata fotografia e alla scrittura. Nel 2002 ha ideato e realizzato un progetto alpinistico-umanitario denominato “Summit for Peace – Cime di pace” che in dieci anni di attività ha raccolto decine di migliaia di euro regolarmente erogati a favore di iniziative solidali intese a portare aiuto a bambini di paese del Terzo Mondo particolarmente disagiati e colpiti da eventi bellici. Ha svolto e svolge assiduamente anche l’attività di conferenziere proiettando video e diapositive sulle sue esperienze alpinistiche e umanitarie ed è disponibile ad intrattenere il pubblico di gruppi ed associazioni che gli richiedano di intervenire su tali temi.

A questo guardiano-letterato che il prestigioso Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” annovera tra i giurati è stato dedicato nel 2012 un documentario suggestivamente intitolato “Guardiano di stelle” presentato e premiato alle maggiori rassegne internazionali di cinematografia di montagna e di natura. Ne è autore Pino Brambilla da un’idea di Roberto Serafin, la produzione è di Audio Visual Studio e Lomar sas con la collaborazione della Comunità Montana Alta Val Chiavenna.

MARCELLA FUMAGALLI (2011). Dipinge e produce “sottane poetiche” per amore della montagna. Per la comasca Marcella Fumagalli, presidente della Sezione CAI di Novate Mezzola, la vicina Val Codera è la seconda casa. Per 15 anni è vissuta in questo angolo appartato della Lombardia gestendo la locanda dell’Associazione Amici di Val Codera insieme con Mirko, suo marito, e con Gualtiero Colzada, rinomata guida alpina, e la cognata Paola. Poi la vita le ha teso un amaro tranello: a 37 anni ha perso il marito e lei è rimasta alle prese con tre bambini piccoli da crescere. Ma non si è persa d’animo. Non solo è rimasta fedele alle sue montagne dedicandosi a impegnative scalate, ma ha riempito la sua quotidianità di cose semplici e di piccoli gesti fatti con il cuore. Un esempio? Prendersi cura anche dei due bambini di un’amica per consentirle di lavorare.

Diplomata all’Accademia di Brera, Marcella è rimasta nel modo di affrontare la vita un’artista un po’ bohemienne. Le sue tele sono molto apprezzate, ma sono sopratutto conosciuti i suoi dipinti murali nelle chiese e nelle case della Valtellina e Valchiavenna. La montagna è entrata tardi nella sua esistenza. Quando era ragazzina preferiva, bombole sulla schiena, tuffarsi in mare e scendere a – 40 (metri) di profondità. Ma il bello della vita sta proprio, come dice lei, nel sapersi trasformare e apprezzare ciò che viene offerto dal destino. Tra le donne della Valchiavenna è nota per aver inaugurato con le sue tre migliori amiche il collettivo Sottanepoetiche, un modo diverso di vivere la montagna al femminile. E di svolgere un’attività remunerativa. Ago e filo, le ragazze del collettivo confezionano gonne con stoffe usate e riciclate su cui ricamano brani di poesie. Come è arrivata alla presidenza del CAI? Dopo alcuni anni passati nel consiglio della sezione per le sue doti di coordinamento, è stata la sua disponibilità a 360 gradi a portarla nel 2011 a presiedere questo sodalizio con quasi 500 iscritti.

DOMENICO GAGGINI – OPERAZIONE MATO GROSSO (2011). La sua missione? Salire in alto per aiutare chi sta in basso. Aiutare le persone bisognose dell’America Latina. O meglio: salire in alto per aiutare chi sta in basso, come ammoniva Battistino Bonali, indimenticabile alpinista e filantropo camuno. Un cardine nell’operare dei volontari dell’Operazione Mato Grosso esemplarmente basato sul lavoro. Per mezzo del lavoro, infatti, i giovani intraprendono una strada che li porta a scoprire e acquisire alcuni valori fondamentali per la loro vita: la fatica, lo spirito di gruppo, il rispetto e la collaborazione verso gli altri, la sensibilità e l’attenzione ai problemi dei più poveri, l’imparare ad amare le persone. La candidatura al Premio Meroni di Domenico Gaggini della Sezione di Colico del CAI ha avuto nel 2011 un significato inequivocabile: Gaggini rappresentava tutti i volontari e in particolare quelli che si sono presi a cuore la formazione delle giovani guide di alta montagna di Marcarà dove alla “Escuela de Alta Montana Don Bosco en los Andes” gli allievi, viene dato vitto, alloggio, istruzione ed equipaggiamento gratuiti, seguono corsi, teorici e pratici, diventando ufficialmente Guide UIAGM. Dal 2002 questi giovani lavorano come professionisti della montagna e dal 2007 sono riuniti come gruppo nel nuovo Centro dell’avventura “Renato Casarotto”. In questa struttura ampie camerate ospitano alpinisti e trekker; è possibile condividere una filosofia ispirata ai valori della solidarietà e della carità, e organizzare ascensioni (vie classiche oppure di carattere esplorativo) sui 6000 metri della Cordillera Blanca, nuovi trekking a piedi o in mountain bike.

Intanto sulle Alpi molti volontari lavorano sotto le insegne dell’Operazione Mato Grosso che vanta una catena di rifugi costruiti dagli stessi volontari: in Valle Formazza la capanna 3A e il rifugio Claudio e Bruno (anni ’70 e ’90), in Valle Canonica il rifugio Torsoleto (metà ’90), in Valle d’Aosta i rifugi degli Angeli (2005) e, il Du Lac (2010). Tantissimi sono i ragazzi si sono trovati a impastare la malta, a portare su a spalla tutti i materiali. Lavori umili e faticosi: molti si sono avvicinati, chi per curiosità, chi perché cercava qualcosa di vero per la propria vita, chi solo per fare qualcosa “controcorrente”. Qui, attraverso il lavoro duro e l’amicizia sincera, provando sulla propria pelle la fatica e il freddo, hanno riscoperto i valori di una vita più semplice e vera, che è forse quello che tutti cerchiamo nell’andare in montagna.

In Perù, sulla Cordillera Blanca sono gli stessi ragazzi peruviani degli oratori dell’OMG a lavorare alla costruzione del rifugi Perù, Ishinca, Don Bosco Huascaran, Huaripampa e da ultimo il Contrahierba. I rifugi sono gestiti da alcuni di questi giovani e il ricavato viene usato dagli oratori per ricostruire le case (circa 500 ogni anno) delle persone più indigenti.

FULVIO FABBRONI E LUCIANO BAGOLI (2013). I due “prof” che hanno portato la montagna nelle aule del liceoInsegnanti di liceo statale, Fulvio Fabbroni e Luciano Bagoli hanno attivamente collaborato nel progettare e condurre un percorso didattico trasversale – di arricchimento dell’offerta formativa scolastica – incentrato sull’introduzione alla frequenza e alla comprensione dell’ambiente montano. A partire dall’occasionale compresenza d’interesse per la montagna e l’alpinismo manifestatasi tra alcuni genitori e docenti, hanno promosso in un biennio un insieme di interventi significativi per livello dei contenuti affrontati, dei relatori impegnati in conferenza, delle uscite didattiche effettuate, e infine per la ricaduta formativa, manifestatasi in vari casi con la scelta di temi e contenuti connessi alle Alpi tra le tesine d’esordio proposte da vari studenti al colloquio per l’esame di maturità. In estrema sintesi, i progetti hanno fatto perno su tre campi d’azione: a) conferenze d’alto profilo culturale; b) interventi introduttivi all’arrampicata (con intervento d’istruttori CAI/SEM e guide alpine il primo anno, istruttori FASI in palestra indoor il secondo); c) uscite didattiche in ambiente alpino, curate dai docenti stessi – si segnalano (2012) la strada delle gallerie al Pasubio –VC- (prima scuola a percorrerla in discesa) e la Linea Cadorna in val d’Intelvi –CO- integrata da testimonianze locali di esperienza partigiana, oppure la ciaspolata in Alpe Devero, contestuale alla frequenza del rifugio CAI nel parco naturale (2013). La valenza culturale degli interventi 2013 si sintetizza in due conversazioni del prof. Luigi Zanzi (emerito dell’univ. di Pavia e dell’Insubria) sull’antropologia in montagna e sulla definizione del dissidio storico Bonatti/Compagnoni al K2, in due interventi del dott. Festi, responsabile del Corso Master in medicina d’altura promosso presso l’Università di Varese, dalla testimonianza del giornalista Lorenzo Viganò, curatore della riedizione dei testi di montagna firmati da Dino Buzzati. Nato in Puglia, Fulvio Fabbroni scopre la montagna all’età di sei anni, sulle Dolomiti, e da allora continua a frequentarla. Trasferitosi a Milano, ottiene la cattedra di Italiano e Latino nei licei; attualmente insegna stabilmente da un decennio al classico Tito Livio. Titolare della cattedra di Educazione fisica presso il liceo classico Tito Livio di Milano, Luciano Bagoli dall’anno scolastico 1994-1995 è in ruolo nelle scuole superiori. Diplomato in Educazione Fisica e Sport nel1987 presso l’Istituto di Educazione Fisica della Lombardia, dal 1980 al 2000 è ricercatore presso il Laboratorio di Analisi del Movimento Sportivo del Centro di Bioingegneria del Politecnico di Milano, Fondazione pro – Juventute (IRCCS). Dal 1998 al 2012 è responsabile regionale per la corsa veloce della Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL) della Lombardia. E’ docente presso i corsi di formazione per insegnanti di educazione fisica organizzati dall’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia e per istruttori di atletica leggera della FIDAL. E’ coordinatore, relatore e moderatore in convegni, seminari, tavole rotonde a carattere scientifico e tecnico relativi all’attività sportiva e motoria.

Bianco Lenatti
Giancarlo “Bianco” Lenatti. Ph. R Serafin

GIANCARLO “BIANCO” LENATTI (2010). La sua scalata più bella per aiutare i ragazzi che soffrono. Guida alpina dal 1985, maestro di sci, volontario del soccorso alpino, il cinquantasettenne Giancarlo “Bianco” Lenatti è gestore della capanna “Marco e Rosa De Marchi – Agostino Rocca” a 3610 metri di quota alla Forcola di Crest’Aguzza, base per l’ascensione al Pizzo Bernina per la via normale italiana. Tra le imprese alpinistiche del “Bianco”, le più celebri sono state le discese di sci estremo della parete Nord del Disgrazia e di altre pareti nel Gruppo del Bernina, compiute negli anni ’80. Molte anche le prime ascensioni, gli interventi di soccorso alpino, e le energie spese nel 2003 per il rifacimento della capanna più alta di Lombardia e l’accompagnamento di clienti di ogni età e condizione sociale. La sua candidatura nel 2010 non ha riguardato però l’attività alpinistica, ma il suo ruolo nella costituzione dell’Associazione “Per Bianco…e chi come lui”. Bianco Lenatti, figlio di Giancarlo, fu colpito da una rara forma di tumore che lo portò alla morte, nel 2009, dopo un calvario tremendo per un ragazzo di dodici anni. In suo nome, e per aiutare i bambini che si trovano a fronteggiare malattie rare, Giancarlo ha dato vita all’Associazione che raccoglie fondi per migliorare le cure e le strutture di assistenza pubblica – specialmente in Valtellina – e aiutare le famiglie dei piccoli malati.

LUINO SPORT E SOLIDARIETA’ (2013). In bici attraverso il Madagascar sotto il segno della solidarietà. Sport e Solidarietà, sono state le finalità dell’evento che due associazioni luinesi, Club Alpino Italiano e Amici del Madagascar onlus, hanno organizzato in collaborazione, per ricordare il 60° di fondazione del CAI di Luino. E’ nato così un avventuroso e faticoso tour in mountain bike su piste semidesertiche dell’isoloa che ha toccato alcune missioni, tra le più povere dell’isola, che l’Associazione aiuta da molti anni. Accostare la volontaria fatica fisica alla purtroppo non volontaria fatica del vivere quotidiano di gran parte della popolazione che si è incontrata sul percorso, è stato un segno di solidarietà e di condivisione delle sofferenze. Oltre a questa solidarietà morale, le due associazioni hanno anche portato segni tangibili di aiuto generosamente offerti da sponsor pubblici e privati. Il tour ha attraversato la dorsale centrale della grande isola, dai 1400 metri della capitale Antananarivo verso sud, ed è terminato al lebbrosario di Ampasy nella città di Fort-Dauphin sulle rive dell’Oceano indiano.

ANDREA MACONI (2009). Dagli abissi delle montagne lombarde nuovo impulso per la speleologia. Fin da piccolo Andrea Maconi, nato nel 1982, frequenta la montagna trascorrendo lunghi periodi in Valle Imagna nei pressi del Resegone. Qui nasce la passione per la speleologia, grazie alle numerose grotte presenti in zona. Dopo aver fatto il corso di speleologia presso il Gruppo Grotte Milano, all’età di 14 anni prosegue la sua attività in Valle Imagna, esplorando oltre un centinaio di grotte e girando buona parte delle montagne della zona. Dal 2003 si unisce a InGrigna!, un’associazione che raggruppa diversi speleologi provenienti da varie parti della regione. Da allora le sue attività si concentrano al Pian del Tivano (CO) e sul Grignone (LC), dove partecipa ad alcune delle più importanti esplorazioni mai fatte in Italia, tra le quali l’esplorazione di Fornitori (una delle grotte più lunghe d’Italia) e le giunzioni tra Fornitori e Stoppani e tra Kinder e W Le Donne (la più profonda mai realizzata in Italia). Negli ultimi anni ha raggiunto una grande maturità speleologica fino a diventare la punta di diamante del Gruppo Grotte Milano SEM CAI, raggiungendo traguardi di grande spessore e rilievo riconosciuti da tutta la speleologia italiana ed europea. Poiché la speleologia è una disciplina che per ragioni ovvie e facilmente riconoscibili non può essere praticata in solitaria, i suoi maggiori successi li ha sempre raggiunti in compagnia di altri selezionati compagni d’avventura con i quali si è cimentato in esplorazioni complesse e faticose nelle aree carsiche di eccellenza che sono la sua zona di “caccia”: il gruppo delle Grigne e precisamente la Grigna Settentrionale, il Piano del Tivano e l’area carsica della valle Imagna. Di grande rilievo nel Piano del Tivano è stata l’esplorazione del complesso Stoppani-Ingresso Fornitori dove da grotte separate è riuscito, a prezzo di enormi fatiche e uscite esplorative di minimo 24 ore per volta, a creare giunzioni portando il sistema a più di 39 km planimetrici. In Grigna si è distinto in infinite esplorazioni di nuove grotte che sotto l’impulso del Progetto Ingrigna (aggregazione spontanea di validi elementi di gruppi speleo lombardi e non) nel giro di pochi anni ha rivitalizzato l’attività speleologica. Di grande importanza strategica sono state le giunzioni tra Kinder Brioschi e Wiva la Donne (- 1206 m di profondità) e quella tra Orione e Wiva le Donne. Maconi è stato, infine, definito il fiore all’occhiello non solo del GGM ma anche della sezione SEM. Personaggio schivo e riservato, è più che mai consapevole che la speleologia, come tutte le discipline applicate seriamente, richiede sacrifici enormi e preparazione psico-fisica di assoluto rispetto nonché una profonda competenza e conoscenza di ciò che si sta facendo: in questo campo non si improvvisa nulla…

(Continua)

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