Premio Meroni, VII edizione, vinca il migliore!

Per il settimo anno si avvia verso la conclusione la grande sfida dei gentiluomini della montagna che partecipano al Premo Meroni organizzato dalla Scuola Silvio Saglio della Società Escursionisti Milanesi. Fino al 5 ottobre è possibile a chiunque proporre candidature. La premiazione avverrà il 29 novembre a Milano.

Il riconoscimento viene assegnato a persone o gruppi di persone amiche della montagna che hanno operato, con particolare impegno profuso a titolo volontaristico, in uno dei seguenti ambiti: alpinismo, solidarietà alpina, tutela e valorizzazione dell’ambiente e delle risorse montane, conoscenza e promozione della cultura alpina e alpinistica, scienza, didattica, storia e tradizioni della gente di montagna.

Volete proporre una candidatura? Scaricate qui il “modulo” e la “scheda del candidato” e inviate il tutto, opportunamente compilato, all’indirizzo e-mail premiomarcellomeroni@caisem.org La giuria (di cui fanno parte Tiziano Bresciani, Laura Posani, Dolores De Felice, Nicla Diomede, Franco Meroni, Roberto Serafin, Alessandro Gogna, Giacomo Galli e Antonio Colombo) ne terrà il dovuto conto nel formulare il verdetto inappellabile, avendo a disposizione (e questa è una novità dell’edizione 2014) quattro premi per le categorie alpinismo, solidarietà, cultura, ambiente, oltre a una menzione speciale facoltativa.

Per maggiori informazioni consultate la pagina ufficiale sul sito della Sem. Qui sotto i link per il bando e, qualora vogliate proporre un candidato, il modulo e la scheda da riempire.

• Bando del Premio 
(in formato pdf)

• Modulo per la candidatura
 (da compilare)

• Scheda del candidato
 (da compilare)

Ecco ora, a cura della redazione di MountCity, una terza e ultima serie di ritratti dei finalisti delle passate edizioni. Nelle precedenti due puntate si è parlato (tra parentesi l’anno in cui hanno partecipato al premio) di LAURA E GIORGIO ALIPRANDI (2013), 
ALPITEAM (2011), ROLANDO BARNABA (2008), 
VITTORIO BEDOGNI (2009), 
ENRICO BENEDETTI – BENO (2010), MARIO BERTOLACCINI (2011), DON AGOSTINO BUTTURINI (2009), LUCIANO BERTOLINA, 
GRAZIANO BIANCOSSI (2013), ROLANDO CANUTI (2011), LORENZO CASTELLI (2008), MARCO CONFORTOLA (2010), LUCIANO DI REDA (2009), EDU-CAI PEAK (2009), ORESTE FERRE’ (2009), ORESTE FORNO (2012), MARCELLA FUMAGALLI (2011), DOMENICO GAGGINI – OPERAZIONE MATO GROSSO (2011), FULVIO FABBRONI e LUCIANO BAGOLI (2013), GIANCARLO “BIANCO” LENATTI (2010), LUINO SPORT E SOLIDARIETA’ (2013), ANDREA MACONI (2009).

ANDREA MANES (2009). Dal Politecnico alle Scuole di alpinismo con dedizione e competenza. Ingegnere, al momento della candidatura al Premio Meroni insegna al dipartimento di meccanica al Politecnico di Milano. Le sue grandi passioni sono la montagna e la fotografia. In montagna, con il CAI, e in particolare nella Commissione Regionale/Nazionale Materiali e Tecniche, ha messo a disposizione la sua competenza tecnica partecipando a studi sui materiali e pubblicando numerosi articoli sui materiali di alpinismo e sulla sicurezza. La grande passione per la montagna e l’insegnamento lo hanno portato a conseguire i seguenti titoli: INA Istruttore Nazionale di Alpinismo

ISBA Istruttore Snow Board Alpinismo IAL Istruttore Arrampicata Libera. La sua candidatura era legata al notevolissimo impegno nella scuola del CAI: più che una scuola, un’attività a 360° che comprende più scuole di alpinismo della Lombardia, Commissioni Regionali e Nazionali di Materiali e Tecniche e cogestione del sito attrezzato per prove di assicurazione di Bagnarla. In sintesi, ha diretto e/o partecipato a corsi di sci-alpinismo SA1,SA2,SA3, è stato direttore del corso di Alpinismo A1 e di un corso di Arrampicata Libera AL1. Anche con la scuola Silvio Saglio della SEM si è impegnato anni nei corsi di cascate di ghiaccio AG2 e alpinismo alta montagna AG2. Ha tenuto numerose lezioni teoriche soprattutto nell’ambito della catena di sicurezza e materiali, lezioni richieste e apprezzate anche da altre scuole della Lombardia.

SERGIO NASCIMBENI (2012). Lo psicologo che insegna l’escursionsmo come rimedio al disagio psicologico. Nato nel 1957, Sergio Nascimbeni, psicologo e psicoterapeuta familiare ha lavorato inizialmente presso il Servizio di Tossicodipendenze e dal 1984 presso il Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma/C. Amante del camminare in montagna, ha esplorato in più di vent’anni una vasta parte del territorio dell’Arco Alpino e dell’Appennino centrale. Dal 2005 è iscritto al CAI di Roma. A motivarne la candidatura al Premio Meroni è il progetto proposto da circa 15 anni all’interno del Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma/C e consistente in un’attività di escursionismo montano per utenti affetti da disagio psicologico di varia natura e gravità: un gruppo di circa venti persone con il quale Nascimbeni programma escursioni quindicinali sui principali sentieri dell’Appennino Centrale, affidandosi alla guida e all’organizzazione del gruppo senior del CAI. Organizza inoltre annualmente dal 1999 a oggi un soggiorno estivo di trekking che può essere stanziale con escursioni giornaliere o itinerante passando di rifugio in rifugio: nel 2004 parte dell’Alta Via n°1 delle Dolomiti, nel 2005 dal rifugio sulla cima del monte Vajolet al Sasso Lungo e poi al Fredric August, nel 2008 il Sentiero Selvaggio, nel 2009 il sentiero mari e monti della Corsica, nel 2010 parte dell’Appennino Tosco-Emiliano e le Dolomiti di Sesto, nel 2011 l’Appennino Ligure e le Dolomiti bellunesi e nel settembre 2012 il Gran Sasso, i Monti della Laga e la Macella.

Nel 2007 riescea progettare ed effettuare un trekking itinerante di dieci giorni nel deserto del Marocco con pernottamento in tenda, sempre con utenti con disagio psicologico, in collaborazione con altre Istituzioni quali Comune di Roma e Ministero degli Affari Esteri. “Tale esplorazione”, spiega Nscimbeni, “è stata pensata in quanto il deserto è un luogo evocativo ed ha molte somiglianze con la patologia psichiatrica ma anche una serie di risorse inesplorate proprio come gli utenti”.

Nel biennio 2010-2011 il gruppo coordinato da Nascimbeni partecipa al Progetto Nazionale “Guadagnare salute” del Ministero della Salute e del Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri, utilizzando il “trekking come progetto pilota nazionale” in cui l’esperienza del camminare in montagna concorre al recupero della salute psico-fisica degli utenti. Da notare che l’attività escursionistica si colloca all’interno di quelle che vengono definite attività extra-cliniche, cioè svolte in contesti esterni al luogo sanitario, tradizionalmente deputato alla cura e all’assistenza, ma non sempre sufficiente, da solo, a produrre salute. La montagna rappresenta il luogo ideale in cui ritrovarsi e in cui ritrovare il senso della relazione con l’altro e dell’appartenenza al gruppo con cui si condivide l’esperienza della “fatica” e la soddisfazione della “conquista”. Superare le difficoltà imposte dai limiti fisici e psicologici del percorso, rappresenta metaforicamente il tragitto della vita che scorre in salita verso una meta da raggiungere, rappresentata, per la maggior parte di noi dal benessere, fisico e psichico.

Il lavoro con gli utenti del Dipartimento di salute Mentale della ASL Roma C, coniuga, a livelli professionalmente e umanamente eccellenti, l’energia, la motivazione e la passione che caratterizza da sempre il suo approccio alla vita, al lavoro ed alle relazioni interpersonali. Nascimbeni è riuscito a trasmettere questa passione al gruppo dei colleghi e degli utenti che lo seguono con entusiasmo, fiducia e riconoscenza su sentieri tortuosi e pareti impervie, affidandosi alla sua guida con un entusiasmo da pionieri. L’attività escursionistica con i pazienti affetti da disagio psicologico rientra certamente all’interno dell’attività clinica del Servizio in cui Nascimbeni opera, ma contempla un congruo surplus di tempo e di impegno rispetto ai parametri istituzionali e viene svolta in modo assolutamente volontario senza ricevere alcun riconoscimento in termini economici e/o di carriera. E anche questo è amore per la montagna e per la vita.

Palma
Fabio Palma

FABIO PALMA (2008 e 2009). L’ingegnere nucleare che ha scelto l’alpinismo come “volano culturale”. Ingegnere nucleare, consulente di marketing, scrittore, Fabio Palma ha pubblicato diversi libri tra i quali “Lettere di Sosta” che ha vinto numerosi concorsi letterari. E’ presidente dei Ragni di Lecco, conferenziere su tematiche legate alla montagna e alla letteratura. Nel 2007 ha condotto lo spettacolo “Concerto verticale” in piazze e teatri italiani dove musica dal vivo e cinema di montagna vengono rappresentati contemporaneamente. Lo spettacolo è in continua evoluzione ed è stato rappresentato diverse località italiane: a Trento, in occasione del filmfestival, è andato in scena nel magico scenario della piazza del Duomo.

In montagna ha aperto innumerevoli vie nuove, estreme, una delle quali in Perù, pubblicata nell’American Journal Mountain 2007, annuario Internazionale di Alpinismo, e due in Wenden, che hanno avuto pubblicazione in tutte le riviste internazionali. Ha poi scritto una raccolta di favole, una di racconti e due romanzi. Nel 2012 infine è al centro del film “Infinite jest” (Il gioco infinito), regia di Matteo Modugno, Flying film production, riprese in parete di Riky Felderer e Pietro Bagnara, Italia, 40′. Ambientato in Wenden, tempio della scalata su roccia nelle Alpi Urali in Svizzera, il film è la storia di Matteo Della Bordella e Fabio Palma, che nel 2005 si conoscono alla sua base e apriranno nei sei anni successivi tre vie diventate famose e temute. Un film che per la prima volta presenta al mondo le immagini spettacolari di una delle più belle big wall di calcare del mondo. “Infinite Jest”, nome preso in prestito da David Foster Wallace per il suo romanzo cult, era parte di una battuta dell’Amleto. Significa lo scherzo infinito e fu scelto da Fabio per chiamare così una delle tre vie del Wenden, in omaggio a tutto ciò che è impegno e fatica nella vita, ma anche piacere e gioia senza fine.

La candidatura al premio Meroni era legata nel 2008 a due iniziative, la prima di natura culturale, trattandosi del Concerto Verticale, spettacolo di musica, alpinismo e letteratura; la seconda era la conclusione di una via di 21 tiri in Wenden chiamata Coelophysis, una big wall tutta in libera. Con il suo compagno è rimasto diciotto giorni in parete, diluiti in tre anni, con tre bivacchi in parete e due alla base. La via è davvero sensazionale e l’avventura è stata spesso impagabile: tecnicamente è molto varia, con tiri in forte strapiombo e altri in placca molto tecnici, e non mancano neppure diverse fessure.

Nel 2009 la sua candidatura è legata invece alla rivista “Stile alpino” ripartita dopo un anno di stasi grazie all’interessamento di un editore particolarmente avveduto. La rivista si ispira alle migliori riviste internazionali (Alpinist e Climbing), dove sono gli alpinisti a raccontare, senza filtri, imprese, fallimenti e successi.

Pascariello
Adolfo Pascariello durante una missione in Nepal per gli Amici del Monte Rosa.

ADOLFO PASCARIELLO (2012). Il medico alpinista valsesiano che si prende cura dei malati nepalesi. Nato nel 1951, dopo la laurea in Medicina e Chirurgia e la Specializzazione in Radiologia e Diagnostica per Immagini, Adolfo Pascariello ha iniziato a lavorare come Medico Radiologo all’Ospedale di Varallo e poi all’Istituto Scientifico di Veruno (NO). La professione medica lo vede impegnato non solo accanto ai malati, ma anche nell’organizzazione di reti di cura rivolte a coloro che faticano a orientarsi nella ricerca dello specialista e della struttura idonea ad affrontare il loro problema. Non trascura l’aspetto scientifico della professione, testimoniato dalle pubblicazioni internazionali.

La montagna lo vede protagonista in numerose attività, dall’alpinismo classico sul Monte Rosa al servizio in rifugio (da ragazzo è stato anche tra i “capanatt” alla vecchia Capanna Regina Margherita). Aiuta, coordina, organizza e documenta le più varie attività alpine. La storia del Soccorso alpino sul Monte Rosa è documentata nel libro “La Corda d’Argento” (Zeisciu edizioni).

Insieme con Silvio “Gnaro” Mondinelli, Renato Andorno e altri amici, fonda l’Associazione Amici del Monte Rosa ONLUS la cui missione è l’aiuto alle popolazioni nepalesi. L’Associazione costruisce la scuola elementare di Namche Bazar, a 3400 m nella valle del Khumbu, inaugurata nel 2000, e sostiene l’insegnamento con personale docente, strutture ed apparecchiature. A carico dell’Associazione sono decine di adozioni a distanza di studenti cui vengono garantiti studio, vitto e alloggio.

Successivamente l’Associazione, con Pascariello presidente e Silvio “Gnaro” Mondinelli testimonial ed esecutore dei lavori, costruisce l’ospedale di Maleku, nel distretto di Dhading, sulla Prithvi Highway che collega Kathmandu a 60 distretti nepalesi. L’ospedale, inaugurato nel 2005 con 20 posti letti, sala parto, laboratorio analisi e radiologia, fornisce circa 3000 ricoveri ogni anno oltre a un alto numero di prestazioni ambulatoriali. Nel 2012 Pascariello partecipa all’organizzazione del progetto 7milamiglialontano, affidando un’auto Great Wall a Mondinelli che parte dalla Valsesia, attraversa Europa ed Asia per portare a conoscenza l’aiuto alle popolazioni nepalesi, e insieme con Pascariello consegna in regalo all’ospedale di Maleku l’auto convertita ad ambulanza.

Pascariello mantiene contatti quasi quotidiani con i collaboratori nepalesi, e verifica personalmente le attività scolastiche e ospedaliere recandosi in Nepal una o più volte all’anno. Parallelamente al lavoro di medico, coltiva l’attività letteraria che gli procura riconoscimenti e premi. Collabora con personaggi della cultura quali lo scomparso fotografo di montagna Gianfranco Bini (Lassù gli Ultimi). Si distingue soprattutto come storico e cultore delle tradizioni locali e del patrimonio artistico della Valsesia. E’ socio accademico del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna. Molti i libri pubblicati, tra cui citiamo “Il dono della memoria”, La corda d’argento”, “Sopra la parete”. Fra le numerose iniziative rivolte alla crescita sociale e culturale della comunità e della popolazione della Valsesia, citiamo la fondazione dell’Alpàa, fiera mostra-mercato che si tiene a Varallo ogni anno, in occasione dell’inalpamento, i Campionati Mondiali ed i Campionati Europei di Canoa Fluviale, il Premio Lancia, il Carnevale di Varallo.

A Pascariello è andato nel 2012 il premio del pubblico: un segno di quanto il medico e filantropo valsesiano bene interpreti lo spirito del premio per la sua attività per e nella montagna, a favore dei più deboli, con intenti divulgativi in campo scientifico e letterario.

Oriana Pecchio
Oriana Pecchio

ORIANA PECCHIO (2011). Con il bisturi o con la penna, ma sempre con la montagna nel cuore. Laureata in medicina e chirurgia all’Università degli studi di Torino, dove ha esercitato la professione medica presso l’Ospedale delle Molinette fino al 1999, Oriana Pecchio si è, successivamente, interessata di medicina di montagna, facendo parte per più di dieci anni della Commissione Centrale Medica del CAI di cui è stata vicepresidente. Ha contribuito a fondare la Società Italiana di Medicina di Montagna, entrando a far parte del Consiglio direttivo e ricoprendo per un triennio la carica di presidente. Ha organizzato conferenze e convegni nazionali e internazionali nel campo della medicina di montagna, partecipando, come coautrice alla stesura di alcuni manuali.

E’ stata Group Leader di Trekking International per alcuni anni e, in occasione del cinquantesimo della prima salita italiana del K2, nel 2004, ha organizzato dal punto di vista sanitario i trekking del CAI al campo Base del K2.

In veste di giornalista-pubblicista ha scritto con Pietro Giglio e Davide Camisasca il libro “Monte Rosa: nel regno delle alte vette”. E’ coautrice con Giglio dei libri ”Il Cristo delle vette” e “L’Enciclopedia della Valle d’Aosta”, ed. Zanichelli. E’ stata redattrice della Rivista della Montagna di Torino dal 1997 al 2000. E’ stata, inoltre, conduttrice di ”Qui montagna rifugi” per la Rai Regione Valle d’Aosta. Attualmente cura le pagine “Alpi e dintorni” per il giornale valdostano “La Vallée” e collabora al blog magazine Discovery. Oriana è anche una valida rappresentante dell’alpinismo femminile: ha, infatti, partecipato all’inizio degli anni ’80 alla prima spedizione alpinistica extra-europea femminile capitanata da Silvia Metzeltin e diretta al Monte Meru nel Garwal Indiano, Himalaya.

UMBERTO PELLEGRINI (2010). La sua campagna permanente per la prevenzione degli incidenti. Milanese (è nato il 15 ottobre 1964) di professione meteorologo, Umberto Pellegrini è stato premiato per una sua particolare inclinazione nel coniugare la propria professione con la passione per l’alpinismo,mettendo al servizio di neofiti ed esperti le proprie conoscenze nel campo della meteorologia. E’ un tipo simpatico e comunicativo Umberto, a modo suo un tipaccio che gli amici lo chiamano affettuosamente “Pellaccia”. Frequenta la SEM a partire dai primi anni Novanta e, ben presto, diventa istruttore del corso di roccia sezionale. La sua passione per il verticale lo porta poi a conseguire il titolo di Istruttore Nazionale di Arrampicata Libera, ad aprire numerose vie di arrampicata (dal calcare del Medale fino al serpentino della Valmalenco) e ad agire a lungo come istruttore sia nella Scuola Regionale Lombarda, sia nella Scuola Nazionale di Alpinismo (per le quali ha contribuito, in prima persona, alla nascita dei primissimi corsi di “arrampicata libera”). Per la SEM è stato l’ideatore e il direttore dei primi corsi d’arrampicata della Scuola “Silvio Saglio”. Pellegrini riassume in se i caratteri distintivi di quella che era la particolare “visione del mondo” di Marcello Meroni. Tra questi si possono certamente annoverare impegno civile, rispetto per il prossimo, passione per la montagna e per l’insegnamento, ironia e leggerezza come “stelle polari”, cultura mai ostentata, curiosità verso il nuovo e l’inesplorato, infinita disponibilità per l’amico che chiede una mano… il tutto condito da pura e sana entropia (al limite dell’anarchia). Al di là delle sue capacità arrampicatorie e dei suoi meriti nell’ambito delle Scuole CAI, è dunque l’incessante opera di divulgazione scientifica della meteorologia applicata all’ambito alpinistico che rende Umberto persona meritevole del premio. Chi pratica una qualsiasi forma di alpinismo, difatti, sa bene quanto la meteorologia (non solo attraverso la corretta lettura delle previsioni, ma anche con gli studi nivologici e, più in generale, quelli sull’interazione tra gli agenti atmosferici e la montagna) sia direttamente e indissolubilmente legata a tutte le problematiche inerenti la “sicurezza” in montagna. I suoi “bollettini” li dirama lui stesso in forma diretta e con un linguaggio pittoresco e accattivante. La sua candidatura al Premio Meroni, come è stato osservato, non riguardava un progetto culturale da celebrare, né un’impresa alpinistica da acclamare. Si trattava semplicemente di dire “grazie” a chi, proprio come Marcello, si è sempre personalmente speso in una “campagna permanente” di prevenzione degli incidenti in montagna.

CARLO POZZONI (2013). Il suo progetto? Valorizzare le risorse dell’amata Valsesia. Sospinto dalla passione per la montagna e in particolare per la Valsesia, terra a lui particolarmente cara in quanto i suoi nonni, gli zii e la mamma ne sono originari, Carlo Pozzoni ha deciso di fare di tutto per far conoscere la valle e valorizzarne gli aspetti storici e turistici intraprendendo un progetto di comunicazione che attraverso le potenzialità del web possa portare in tutte le case un po’ di Valsesia. Il tutto ebbe inizio nel 2007 con la creazione di un gruppo fotografico su Flickr (sito web multilingua che permette agli iscritti di condividere fotografie) dedicato alla valle. Oggi raccoglie più di 4800 fotografie di oltre 280 fotografi professionisti e non. Ma è nel 2013 che il suo impegno risulta cresciuto. Carlo, insieme con la compagna Valentina ha creato una pagina Facebook dedicata interamente alla Valsesia. In breve tempo la pagina è cresciuta come contenuti e adesioni arrivando attualmente a oltre 790 persone che la seguono giornalmente.

Fotografie e video prodotti durante i suoi trekking, eventi e manifestazioni in valle e schede dei paesi implementano il sito. Da maggio 2013, e questo lo considera il vero fiore all’occhiello, Pozzoni ha creato un magazine dedicato interamente alla Valsesia, una pubblicazione fruibile gratuitamente su internet. Parallelamente ha creato poi il sito internet di riferimento, ricco di contenuti multimediali e informazioni, dal quale poter anche consultare o scaricare la rivista. Con il passare dei mesi il progetto è stato ampliato e ad oggi abbraccia altri social network.
GIUSEPPE RINALDI (2011). Concatenando 245 cime dolomitiche ha imboccato i sentieri della solidarietà

Come altri finalisti del Premio Meroni, anche il bergamasco Giuseppe Rinaldi, classe 1972, appassionato di montagna fin da bambino, si distinge per la volontà di coniugare montagna e solidarietà. Nel 2011, anno della sua candidatura, ha portato a termine la salita di 245 cime dolomitiche con un dislivello di oltre 300.000 metri. Contemporaneamente ha intrapreso un’iniziativa benefica collaborando al Progetto Legionovo (località a 20 chilometri da Varsavia) dell’associazione Lolek Onlus, per la realizzazione del Centro Promozione Donna intitolato a Giovanni Paolo II e finalizzato alla formazione delle ragazze e come punto di accoglienza e di emergenza per donne in situazioni di disagio. Un’iniziativa, a suo dire, che è stata concepita proprio durante le sue ascensioni solitarie nelle Dolomiti o forse, risalendo nel tempo, durante la ascensioni nelle montagne orobiche con suo padre che gli ha trasmesso la passione per la montagna. Tra le sue esperienze Rinaldi annovera anche uscite extraeuropee come il Muzthagata, l’Island Peak, il Pumori, l’Aconcagua, l’Elbrus in invernale e altre montagne del Sud America.

GIORGIO RONCHI (2012). In cammino di rifugio in rifugio impartendo lezioni di vita. Nato nel 1981 a Monza, Giorgio Ronchi si è avvicinato allo sport praticando la pallavolo. All’età di 22 anni, stimolato dal padre, iniziò a frequentare la montagna e ne fu conquistato. Nel 2004 dopo aver frequentato un corso del CAI ha iniziato la vera e propria pratica alpinistica. Seguirono stagioni per lui memorabili con le salite ad alcune delle più importanti cime delle Alpi. Nell’inverno 2008 la decisione di partire per il Perù per la scalata al Nevado Pisco (5.800 m) e al Nevado Tocllaraju (6.034 m). Il viaggio che si rivelò particolarmente ricco sul piano umano e spirituale. Dal 2010 è Istruttore di escursionismo del CAI di Monza. Chi lo ha conosciuto come educatore a Sesto San Giovanni e apprezzato catechista all’oratorio di Bellusco non dimentica la sua passione per la montagna e, in particolare, i trekking per rifugi che organizzava in modo impeccabile, vere e proprie lezioni di vita.

Rovelli
Cristina Rovelli

CRISTINA ROVELLI (2013). La donna guardiacaccia presa di mira che non si arrende alle intimidazioni. Di origini milanesi ma valsassinese d’adozione, Cristina Rovelli è più volte salita agli onori della cronaca per la singolarità del suo lavoro di guardiacaccia, ma soprattutto per il modo in cui lo svolge. E’ ben nota, infatti, per le sue battaglie in difesa degli animali e dell’ambiente selvatico. Diplomata in lingue straniere e laureata in scienze naturali, inizia a lavorare come docente di matematica e scienze nelle scuole medie, licei e istituti tecnici. Quindi, nel 1990, abbandona la sua città natale (Milano), il suo lavoro e si trasferisce in Valsassina (Lecco) per esaudire il sogno che inseguiva da tanto tempo, andando ad abitare su un pascolo isolato e circondato da boschi e montagne. Scopre per la prima volta la montagna a 14 anni e la sua passione per la natura e il mondo selvatico, già coltivata fin dalla prima infanzia, cresce a dismisura; l’incontro con un bambi segna definitivamente la sua scelta di vita e durante l’adolescenza comincia ad inseguire un sogno: andare ad abitare in montagna in un luogo solitario e trovare un lavoro che le permetta di stare a diretto contatto con gli animali selvatici e la natura alpina . Durante il suo lavoro, nella lotta contro il bracconaggio, le è capitato, più volte, di dare “fastidio ” a personaggi in vista, ricchi e potenti; nel corso degli anni subisce tentativi di intimidazione: le viene bruciata la macchina, numerose volte le tagliano le gomme dell’auto, le arrivano lettere e telefonate minatorie, minacce di morte fino a ricevere pressioni e intimidazioni perfino dallo stesso ente per cui lavora, organo politico assai sensibile alle pressioni esterne. Sulla stampa locale vengono pubblicate richieste di “eliminare” quella guardia troppo efficiente, a firma di esponenti del mondo venatorio e politico. I tentativi per cercare di neutralizzare la sua opera e quella di colleghi che lavoravano sulle stesse indagini, sono stati disgustosi e alcuni, sono miseramente falliti solo grazie a magistrati non condizionabili e alla grande passione per questo lavoro, che ti spinge ad andare avanti, nonostante le pressioni che si ricevono, altri sono tutt’ora in corso.

Nel 1999 Cristina viene scelta a rappresentare l’Italia tra le donne che, nel mondo, si sono distinte per la loro determinazione nel portare avanti numerose battaglie per la salvaguardia degli animali selvatici. Nel 1999 sente l’esigenza di condividere con il pubblico, tutto cio’ che lei, ogni giorno, impara dalla natura… dai fiori, dagli alberi, dalle rocce… e fonda Shangri Là, un’associazione onlus culturale-turistica che organizza iniziative nella natura per adulti e bambini/ragazzi di ogni età. Particolarmente impegnata anche nelle educazione ambientale nelle scuole di ordine e grado nonché nell’organizzazione di corsi didattici per adulti, campi natura per ragazzi e serate o incontri culturali. Altre notizie nel sito web www.shangrilaonlus.it e www.amicidelparcodellagrigna.it.

Simone Salvagnin con Nicla Diomede del Comitato promotore.

SIMONE SALVAGNIN (2013). Ha perso la vista ma non la voglia di vivere e battersi per la montagna. Nato nel 1984 a Schio dove vive, Simone Salvagnin ha perso la vista a dieci anni, quando gli è stata diagnosticata una retinite pigmentosa, malattia degenerativa che lo ha portato alla quasi totale cecità. Ha studiato fisioterapia, massaggio, musica e musicoterapia. Grazie a un’infanzia passata tra i boschi all’aria aperta e a contatto con la natura, ha maturato una grande passione per la montagna e per tutti gli sport “alpini”: dallo sci alle lunghe escursioni. E’ cresciuto in un ambiente familiare dove i racconti di scalate e di viaggi erano all’ordine del giorno. Prima della sua nascita, infatti, i suoi avevano viaggiato moltissimo, in tutto il mondo; lo zio, inoltre, è tuttora un alpinista della zona molto conosciuto. Al manifestarsi della malattia, suo padre ha cercato in tutti i modi di stargli vicino per dargli la possibilità di continuare a dedicarsi allo sport e alle escursioni.

Pratica molti sport: dall’arrampicata al nuoto, dalla corsa in montagna alla mountain bike. La continua attività fisica lo fanno sentire vivo e pieno di energia positiva. Nonostante la sua malattia, non si è fermato davanti a nulla e oggi è atleta della nazionale italiana di arrampicata sportiva, medaglia d’oro di paracliming e  da Gennaio 2013, rappresentante  degli atleti nella commissione internazionale paraclimb IFSC. Pratica agonisticamente: arrampicata, sci alpino e tandem mountain bike; si cimenta anche nel nuoto, corsa ed alpinismo.

La motivazione della candidatura di Simone Salvagnin è legata al suo impegno come promotore ed organizzatore di eventi culturali legati alla musica e di eventi sportivi legati al mondo paralimpico; membro del comitato scientifico del progetto “Scie di passione” (scuola di sci alpino specializzata nello sport e disabilità http://www.sciedipassione.com/ il cui scopo è avviare allo sport le persone con disabilità, per dare a tutti la possibilità di vivere in modo autonomo la montagna e le attività sulla neve, promuovendo l’interazione e l’integrazione con normodotati), Simone si è reso protagonista, promotore  e organizzatore delle spedizioni dall’insegna dell’avventura estrema:

VERSODOVENONSO 2010 (2 occhi a 4 gambe) (http://www.versodovenonso.com/) viaggio in tandem dall’Italia all’Uzbekistan in completa autonomia:

OJOS DEL SALADO PATAGONIA EXPEDITION 2012 (https://www.facebook.com/events/177498819073242) spedizione in Sud America che l’ha visto alternare l’alpinismo d’alta quota a lunghi e insidiosi percorsi in tandem

BICI & RADICI attraversata in tandem del Sud America dall’Atlantico al Pacifico riscoprendo le radici italiane dei nostri emigranti

Simone è per la categoria paraclimbing non vedente B2, medaglia d’oro e di bronzo ai mondiali di arrampicata sportiva di Arco 2011 (TN). Riconferma le due medaglie  a Parigi 2012. Vince anche gli ultimi 3 campionati italiani di arrampicata sportiva.

Riccardo Scotti
Riccardo Scotti

RICCARDO SCOTTI (2012). L’uomo dei ghiacci è anche un impeccabile divulgatore. Laureato in Geologia con dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, Ricardo Scotti è socio del Servizio Glaciologico Lombardo dal 2002, membro del consiglio direttivo e coordinatore scientifico delle attività di campagna glaciologica. Ha partecipato con diversi incarichi a numerose e prestigiose spedizioni, tra le quali nel 2009 alla base scientifica di Tarfala, Lappland, Svezia; nel 2011 all’University Centre nelle isole Svalbard. Sempre nel 2011 ha partecipato alla spedizione “Caucaso 2011” nell’ambito del progetto “Sulle tracce dei ghiacciai” promosso dall’associazione no profit “Macromicro”. Il progetto ha permesso la ripetizione comparativa di immagini antiche e l’acquisizione di dati di campo (rilievi geomorfologici, mappatura GPS, studio dei ritmi di ablazione ecc) relativi ai ghiacciai Tviberi, Chaalati e Adishi (Svanezia – Bacino idrografico dell’Enguri – Caucaso georgiano).

L’attività di Scotti si concentra soprattutto sul glacialismo delle Orobie, con una capillare esplorazione scientifica allargata agli ambiti connessi della meteo-climatologia glaciale. Principalmente alla sua iniziativa si deve la “trasformazione” del Ghiacciaio del Lupo (Val d’Arigna) in quello che può essere considerato il più attrezzato laboratorio glaciologico a cielo aperto delle Alpi italiane, capace di restituire dati, e di aprire nuovi problemi scientifici, di indiscutibile significato. Altri ambiti di interesse scientifico sono quelli del periglaciale alpino (rock glaciers), della climatologia e della meteorologia. E’ autore di una quarantina di pubblicazioni di carattere scientifico: tra queste la co-curatela del volume “I ghiacciai della Lombardia. Evoluzione e attualità” (Hoepli, 2012). Alla ricerca lo studioso affianca una costante ed estesa attività di divulgazione scientifica, sia a livello accademico, sia nella formazione di base, con conferenze dedicate al grande pubblico, cicli di lezioni nelle scuole, interventi presso le sezioni CAI e nei corsi per operatori glaciologici organizzati dal Servizio Glaciologico Lombardo che opera su base esclusivamente volontaristica.

MASSIMO STOPELLI (2011). Formazione itinerante, così i ragazzi si innamorano della montagna. Grande è l’impegno in ambito sociale del milanese Massimo Stopelli, 53 anni, soprattutto per avvicinare i bambini alla montagna testimoniato dalla collaborazione con la Comunità “Il Campo”. Con il suo altruismo, la sua semplicità, il suo impegno e la sua voglia di comunicare, Massimo rappresenta un modello di vita per tutti i soci della Falc, la sottosezione milanese del Club Alpino Italiano in cui svolge il ruolo di istruttore di sci alpinismo, titolo conseguito nel 1994. Il suo curriculum alpinistico? Eccolo, in sintesi. Stopelli inizia la sua attività in montagna fin da ragazzo. Nel 1985 si iscrive al CAI di Milano dove frequenta il corso di alpinismo della mitica scuola Parravicini. Nel 1989 inizia a frequentare la società alpinistica Falc nel cui consiglio direttivo entra l’anno successivo. Una sua significativa iniziativa è stata, sempre in ambito Falc, il corso di formazione “itinerante” per ragazzi dai dieci ai sedici anni, che nell’arco di sei anni sono stati da lui portati ad alti livelli di tecnica.

PAOLA TOGNINI (2012). Un monumentale progetto di lavoro sulle aree carsiche della Lombardia. Laureata in Geologia presso l’Università di Milano con una tesi sull’area carsica del Tivano, Paola Tognini è stata la project leader di un monumentale progetto di lavoro sulle aree carsiche della Lombardia la cui realizzazione è ancora sconosciuta ma apprezzata dai pochi che ne sono al corrente. Tale progetto sviluppato dalla Federazione speleologica lombarda con il contributo della Regione Lombardia, ha contribuito alla conoscenza degli acquiferi carsici che sono di fondamentale importanza per il bilancio idrologico della regione e dell’intero bacino del fiume Po. Il progetto, pur avvalendosi del lavoro degli speleologhi lombardi, è stato mirabilmente gestito e portato avanti a prezzo di fatica e sacrificio dalla Tognini. Come è messo in evidenza nella sua candidatura al Premio Meroni, la sua passione nel comunicare e l’entusiasmo con cui affronta il suo impegno fanno di lei un raro esempio di divulgatrice e formatrice di grande spessore, facendo capire anche ai non addetti ai lavori il bello di una disciplina difficile e per i più misteriosa come la speleologia ma comunque alla portata di chiunque voglia cimentarsi

Il suo curriculum? Paola Tognini ha conseguito il Dottorato di Ricerca con un lavoro assolutamente innovativo e originale sul fenomeno carsico dei Phantomes de Roche presentato in contemporanea con un’altra tesista in Belgio. E’ libera professionista con lavori a progetto per Regione Lombardia e Provincia di Lecco. Dal 1983 è speleologa del Gruppo Grotte Milano (GGM) con un curriculum di tutto rispetto nelle esplorazioni profonde soprattutto nelle aree carsiche frequentate dal GGM, Tivano, Bisbino e Grigna. Dal 1990 compie studi di Speleologia Glaciale, tra i primi effettuati in Italia con ottimi risultati tanto da diventare un punto di riferimento per chi vuole intraprendere questa disciplina, grotte nel ghiaccio e mulini (pozzi temporanei ed effimeri); partecipa attivamente ai corsi di Speleologia Glaciale.

Per due anni docente di Geografia Fisica e Geomorfologia presso l’Università dell’Insubria, si è occupata professionalmente di divulgazione scientifica collaborando con la FEEM – Eniscuola, ha partecipato a congressi internazionali sul carsismo e sulla speleologia glaciale, è autrice di vari articoli e coautrice di alcuni libri. Ha, inoltre, effettuato spedizioni e ricognizioni in aree carsiche in Centro e Sud America, nel Sud-Est asiatico e in Africa e ha ricoperto anche l’incarico di Direttore tecnico all’interno del GGM.

MARCO TOMASSINI (2011). Dalle scalate nel Finalese ai progetti nel “regno delle nevi”. Arrampicatore e speleologo, Marco Tomassini nasce il 3 marzo 1971 a Genova. Si appassiona alla montagna effettuando prime ascensioni sul Monte Gazzo dietro l’abitato di Sestri Ponente. Nel 1986 si iscrive alla Sottosezione CAI di Genova Sestri Ponente. Nel 1987 entra a far parte del gruppo scoutistico dell’AGESCI “Ge 45′′ continuando le sue esperienze escursionistiche ed entrando, dopo meno di un anno, nel gruppo scoutistico CNGEI “Ge 5′′ sempre di Sestri Ponente per rimanerci circa tre anni. In seguito avvia un’opera di pulizia e chiodatura di nuove aree di arrampicata attorno a Finale e nel contempo di risistemazione in termini di sicurezza di alcune falesie. Ma Tomassini porta avanti l’opera valorizzazione e divulgazione dell’arrampicata nel Finalese anche attraverso la compilazione di puntuali guide.

Ma ciò che giustifica la presenza di Tomassini tra i finalisti del Premio Meroni è il progetto “Finale for Nepal” ideato insieme con Carlo Mamberto e pensato per unire in qualche modo Finale Ligure, capitale dell’outdoor, con il Nepal, patria dell’alpinismo. Incoraggiare l’arrampicata sportiva nel “regno delle nevi” è indubbiamente un modo per promuovere un turismo sostenibile. Le enormi potenzialità delle regioni nepalesi, spiega Tomassini, fanno auspicare lo sviluppo della microeconomia locale con la promozione di piccoli villaggi locali, che potrebbero crescere e vivere con il turismo legato al free-climbing. Nel dicembre 2010 Tomassini ha avviato anche un’azione di supporto della Dutch Mountain School, una scuola per sole donne dell’etnia Chpeng, per insegnare loro una base di inglese in modo che, con i nuovi progetti di trekking “home stay” nella zona, esse possano dialogare con gli stranieri che alloggiano nelle loro case.

ALBERTO TOSETTI (2011). “Piccoli passi” per aiutare i ragazzi malati psichici. Di professione consulente grafico cartotecnico, Alberto Tosetti nasce a Bergamo nel 1944. Entra nel 1985 al Club Alpino Italiano tesserandosi presso la Sezione di Bergamo e appassionandosi alle attività dell’alpinismo giovanile. Nel 1993 diviene presidente della Commissione alpinismo giovanile, rimanendo in carica per sei anni, venendo quindi rieletto nel 2002 e svolgendo questo incarico con passione ed energia fino al 2010. Durante i suoi mandati ha promosso e organizzato diversi raduni regionali e provinciali, mostre e fiere di alpinismo giovanile.

Ha svolto il ruolo di consigliere e segretario sezionale dal 1999 al 2001 presso il CAI di Bergamo. Ha collaborato come consigliere alla Commissione Livrio per diversi anni, ricoprendo anche il ruolo di referente CAI per la Scuola estiva di sci e occupandosi dell’area amministrativa. Ha collaborato, come consigliere e segretario della relativa commissione, alla realizzazione della nuova sede del CAI bergamasco, il Palamonti.

Il suo impegno è stato e continua a essere discreto e umile ma concreto ed efficace, al servizio dei giovani. Sulla sua attività per la comunità si riverbera l’impegno profuso dal 1996 in un progetto rivolto a ragazzi malati psichici. Tosetti si è prodigato nella fondazione del gruppo “Piccoli passi per…”. L’Associazione riunisce familiari, volontari e persone sensibili al problema del disagio mentale e propone percorsi di condivisione basati sull’idea dell’auto-mutuo aiuto, facendo cioè in modo che lo scambio di esperienze ed emozioni di chi vive quotidianamente la dolorosa esperienza della malattia mentale risponda nel modo migliore alle molteplici necessità delle famiglie.

L’attenzione a questi temi da parte di Alberto si è espressa anche con la collaborazione offerta all’equipe del Day Care di Bergamo: ai pazienti affetti da disagio psichico seguiti dalla struttura ospedaliera viene mensilmente proposta un’escursione in ambiente montano. Tutto ciò per favorire la socializzazione, l’aggregazione e l’inserimento sociale sfruttando il rapporto con la natura e il paesaggio.

Paolo Valoti

PAOLO VALOTI (2008). Un “padre” del Palamonti che mette le ali ai sogni. Inquadrato negli organici del Consiglio Ricerca Sperimentazione in Agricoltura (C.R.A.) del Ministero Agricoltura e Foreste, Paolo Valoti riveste da anni molteplici incarichi di rilievo all’interno del CAI: è consigliere centrale e presidente delle sezioni orobiche. Nel recente passato è stato presidente della Sezione di Bergamo, delegato del progetto Palamonti nel 2004. E’ Istruttore Nazionale di Sci Alpinismo (INSA) e Istruttore di alpinismo; presidente dell’Assemblea nazionale dei Delegati nel 2003, delegato all’Assemblea nazionale e ai Convegni regionali; componente del Gruppo interdisciplinare Didattica (GID) e del Coordinamento Scuole per la Montagna (CSM); componente redazione dell’Annuario del notiziario “Le Alpi Orobiche” e del sito internet www.caibergamo.it. Intensa è la sua attività alpinistica e in discipline sportive su diversi terreni con alcune significative performance.

La motivazione della candidatura di Valoti è legata al suo ampio e appassionato e condiviso impegno nel “fare e stare in cordata” al servizio di tutti gli appassionati della montagna svolto con estrema modestia e semplicità. Valoti coordina in modo efficace molteplici attività al fine di favorire gli obiettivi statutari del CAI, l’alpinismo, la conoscenza e lo studio delle montagne e la difesa del loro ambiente naturale: l’obiettivo è quello di aggiungere conoscenze, incorporare esperienze e competenze per innescare un processo di rinnovamento, ascolto, dialogo e arricchimento della passione, cultura e preparazione dell’andare per monti aperto a tutti.

E’ utile soffermarsi su quanto lui stesso scrive per cogliere lo spirito e il fine ultimo delle sue iniziative: “L’alpinismo e la salita delle vette non sono il fine della missione del CAI ma sono il mezzo per tramandare le radici della storia del CAI, per distendere le ali dei sogni di montagna e per offrire la possibilità di costruire il proprio futuro, in particolare, ai bambini, ragazzi e giovani”.

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