Fuga dalla montagna. I catastrofici risultati dell’estate 2014

Poteva andare peggio? Non per la montagna italiana in questa estate 2014 che va ricordata come una Waterloo. Colpa del maltempo e della crisi. Presenze e fatturati sono andati a picco. Lo segnala Trademark Italia tramite l’Osservatorio Turistico della Montagna. Risultato? Per la prima volta dal 2001 tutti i comprensori alpini e appenninici registrano il segno meno di arrivi, presenze e redditività, dai 4-5 punti percentuali dell’Alto Adige fino a punte del -30% in Piemonte. Perfino il Club Alpino Italiano deve rassegnarsi da qualche tempo a un comprensibile calo degli iscritti.

Il periodico sondaggio compiuto dall’istituto di ricerca evidenzia una flessione per l’82,2% degli operatori interpellati, solo il 2,1% registra una crescita. C’è poco dunque da compiacersi, come ha fatto qualche commentatore, se la variabilità atmosferica ha reso le vacanze estive più movimentate e accresciuto (questione di gusti) il fascino misterioso delle vette spesso avvolte dalle brume.

Ecco la situazione registrata da Trademark Italia regione per regione.

VALLE D’AOSTA: nonostante il discreto andamento dei flussi internazionali, l’estate si chiude con un evidente segno meno causato dalla flessione del movimento italiano. In quasi tutte le località, da Courmayeur a Valtournenche, da Cervinia a Cogne, 8 operatori valdostani su 10 definiscono negativa la performance della stagione estiva, anche dal punto di vista economico.

PIEMONTE: l’eccessiva piovosità abbinata alla crisi economica che sta colpendo le famiglie italiane, ha inciso negativamente su presenze e fatturati della montagna piemontese. Le imprese turistiche di Limone Piemonte, Sestrière e Bardonecchia lamentano cali superiori al 20% (con punte del -30%) sia in termini di movimento che di redditività.

LOMBARDIA: nuvole e pioggia hanno condizionato pesantemente la performance delle località turistiche da Bormio a Livigno, fino a Ponte di Legno. Qualche raggio di sole unicamente per gli operatori turistici che hanno parzialmente drenato la flessione della clientela italiana. Dopo il buon andamento del ponte di Ferragosto, la montagna lombarda mette in archivio una stagione decisamente negativa, con presenze in calo di circa 15 punti percentuali.

TRENTINO: stagione estiva pesantemente segnata dal maltempo e in flessione a due cifre, tra il -10 e il -12% del movimento turistico, con evidenti ripercussioni sui fatturati delle imprese turistiche. Gli operatori del panel hanno registrato una perdita significativa di clientela italiana che, nei mesi estivi, resta ancora il mercato turistico principale nonostante gli sforzi (e gli investimenti) promozionali pubblici sui mercati internazionali. Stagione da dimenticare per gran parte delle località turistiche, mentre alcuni comprensori hanno resistito meglio di altri: su tutti la Valle di Fassa, area particolarmente dinamica e proattiva a livello promozionale, e la zona di San Martino di Castrozza e Primiero. Flessioni più accentuate per l’area di Madonna di Campiglio e Pinzolo, con una stagionalità sempre più ridotta e ormai prossima ai 45 giorni, la Val di Sole, la Val di Fiemme e la Valsugana. Fanno eccezione le poche località “baciate” dai ritiri sportivi.

Fieno in Valle Antigorio
Il maltempo ha prodotto danni anche all’agricoltura. Qui la raccolta del fieno in Valle Antigorio. Ph. R. Serafin

ALTO ADIGE: anche l’area leader a livello sia d’immagine che di flussi, ha pagato in maniera evidente la crisi economica nazionale e il maltempo. Gli operatori altoatesini del Panel definiscono quella 2014 “la peggior stagione estiva dal 2009”, con una flessione del movimento e dei fatturati intorno al 4-5%. Si tratta comunque di un bilancio migliore rispetto ai competitor nazionali, reso sopportabile dal positivo andamento dei mercati internazionali, in particolare di quello tedesco, concentrati prevalentemente dalla Val Pusteria allo Sciliar, dalla Val Badia alla Val Gardena. In queste ultime due aree è cresciuto anche il movimento incoming dalla Francia, dagli Stati Uniti d’America e dai Paesi dell’Est Europa, mentre tutti i comprensori monitorati dall’Osservatorio hanno registrato un significativo calo della clientela italiana attorno al 6-7%.

VENETO: la congiuntura economica e l’inclemenza del tempo hanno colpito indifferentemente sia Cortina, la regina delle Dolomiti, che tutte le altre località della montagna veneta, dal comprensorio del Civetta alla Val Zoldana, fino al Cadore. Contrazione dei soggiorni e della spesa hanno fatto segnare bilanci in rosso sia a livello di presenze che di fatturati. I gestori di alberghi, negozi, rifugi e impianti di risalita evidenziano un calo dei flussi turistici vicino al -10%. Si difende un po’ meglio Cortina, grazie agli eventi e alla brand reputation che le consentono di attrarre quote crescenti di turisti internazionali, già ora superiori agli italiani anche in estate.

FRIULI: maltempo e crisi economica hanno colpito anche le località della montagna friulana, dove 8 operatori su 10 dichiarano una sensibile flessione del movimento turistico, dovuta in particolare al crollo della clientela italiana. Da Piancavallo a Tarvisio, fino alla Carnia, gli operatori del panel stimano una diminuzione delle presenze tra il -12 e il -19%.

APPENNINO: stagione negativa anche per l’Appennino dell’Emilia-Romagna e dell’Abruzzo che, dipendendo prevalentemente dalla clientela italiana di prossimità e dai soggiorni “mordi e fuggi”, ha sofferto in modo particolare il maltempo di luglio e della prima parte di agosto. La mancanza di afa in pianura non ha spinto i turisti in quota e il movimento non ha raggiunto i livelli della scorsa estate, con ripercussioni molto negative per i bilanci delle imprese turistiche.

Altre informazioni: www.trademarkitalia.com/‎

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