Il mondiale di sci rifiutato da Bormio: quella pista costata 4.000 alberi conviene di più lasciarla ai turisti!

La pista Stelvio (ph. Pozzi per gentile concessione)

Chi dice “mondiali” dice danno? Succede a Bormio, in Alta Valtellina, che ora non vuole più, nonostante gli ingenti finanziamenti pubblici, ospitare i campionati mondiali di sci e passa la stecca alla vicina Valfurva (o Valfurba?). Non è probabilmente una questione di litigiosità, come asserisce la Gazzetta dello Sport, ma di strategie. E di business.

Ufficialmente, il problema è la data. Quegli ultimi giorni di dicembre, 28 o 29 a seconda degli anni, mettono in crisi albergatori e impiantisti nei confronti dei turisti nel periodo natalizio. Quando ci si attende quanto meno una fruttuosa calata di russi spendaccioni.

Così la Sib, la Società Impianti Bormio che gestisce il comprensorio, si rifiuta di tenere chiusa per quattro giorni la pista “Stelvio” in occasione della gara.

Niente di male. La prova mondiale rimane pur sempre in Valtellina, idem per i finanziamenti. Si tratta della prima volta che gli uomini della Coppa del mondo di sci alpino gareggiano a Santa Caterina Valfurva. La località valtellinese ha infatti ospitato solo gare femminili, anche in occasione dei Mondiali del 1985 e del 2005, sia pure effettuando incongrui tagli al bosco situato all’interno del Parco dello Stelvio: qualcosa come 3000 alberi invece degli 800 previsti, oltre alla devastazione della cresta del Monte Sobretta e a varie altre malefatte ambientali.

L’attuale episodio d’inquadra, sia pure in modo molto approssimativo, nel nuovo clima che nelle Alpi si va instaurando contro le competizioni. Basta leggere il portale della Commissione per la protezione delle Alpi (CIPRA) che vorrebbe l’arco alpino “libero da Olimpiadi”.

Referendum anti-olimpiadi sono condotti con successo in Svizzera e in Austria e alcuni ricordano che una valle del Piemonte, la Valle Pesio, bocciò a suo tempo la partecipazione della comunità ai Giochi invernali del 2006 e se ne stette in disparte.

Ma business is business. E’ senz’altro un affare per gli impiantisti di Bormio mettere in questo 2014 la World Cup fuori dal calendario e riservare ai turisti la famosa pista Stelvio benché la Regione Lombardia abbia annunciato un aumento del contributo alla società che gestisce gli impianti.

E visto che si parla di denaro dei contribuenti sui quali gravano comunque gli interventi a favore della neve artificiale, vale la pena di ricordare quanto è costata quella meravigliosa Stelvio all’epoca in cui, per poterla adattare alle esigenze della World Cup, vennero abbattute 4000 (quattromila) piante e la Comunità europea presentò i conti affibbiando una multa agli sterminatori.

Eppure a quell’epoca (era il 1985) Bormio avrebbe fatto a pezzi chiunque volesse negarle il piacere e l’affare dei “suoi” Campionati. Comprese le odiate Italia nostra e Legambiente che durante le gare spedì in aria una mongolfiera, poco notata, con la scritta ironica “Gli alberi ringraziano”.

Ser

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