Ottobrate lombarde. Rendiamo un affettuoso omaggio, nel Triangolo Lariano, al patriarca verde del Palanzone

Patriarca
A tu per tu con il patriarca (ph. R. Serafin).

Le ottobrate nelle prealpi lombarde sono ottime occasioni per incontrare il patriarca verde che troneggia sulle pendici del Palanzone, nel Triangolo Lariano. E’ un tocco di magia su una brulla collinetta quell’enorme faggio o insieme di faggi che formano una cupola verde visibile in lontananza. Nelle giornate autunnali il cupolone va screziandosi di rosso, e gli ammassi di umidità che salgono dalla pianura ne ridisegnano i contorni isolandolo dal contesto di questo “triangolo” che divide i due rami del lago di Como, qui particolarmente selvatico.

Per incontrare il patriarca e assaporarne il fresco abbraccio si sale a piedi preferibilmente dalla Colma di Sormano, su e giù per giallastri cocuzzoli erbosi dove pascolano mucche rossicce in una sinfonia di colori che non può non avvincere il Segantini che è in noi.

Superata la ragazza estaticamente in posizione yoga, incontrati due vecchi e loquaci escursionisti, scambiate due battute con la signora disperatamente alla ricerca di funghi, il patriarca ci accoglie solenne e impone una sosta.

E’ il momento di contemplare da vicino il patriarca e indossare una felpa. Come indica il bollettino settimanale della Comunità Montana della Valsassina, Valvarrone, Val d’Esino e Riviera a cura della Casa delle Guide di Introbio, l’estate è orma un ricordo: lo zero termico si è abbassato di 1.000 m circa e le condizioni dei sentieri, delle vie ferrate e delle vie di arrampicata non sono ottimali, date le piogge previste.

Ma al patriarca ciò non interessa, geloso della sua chioma verde che ancora lo protegge. Si sa che vengono così chiamati gli alberi monumentali che raggiungono età e dimensioni eccezionali. Per quelli italiani esiste un elenco realizzato dal Corpo forestale dello Stato, che ne ha fatto un censimento nel 1982 dividendoli regione per regione.

Pascolo nel triangolo Lariano
Mucche al pascolo nel Triangolo Lariano (ph. R. Serafin).

Il faggio si trova sempre in tali elenchi: in Irpinia ne esiste un esemplare di oltre 6 m di diametro, nel Lazio un altro che raggiunge il diametro di 4,6 m e i 35 m d’altezza, in Calabria, nel Pollino, un altro ancora arriva a 45 m.

Questa meraviglia del Triangolo Lariano non è da meno, anche se i venti che qui d’inverno soffiano impietosi insieme con i miasmi che salgono dalla non lontana pianura, lo hanno costretto a penosi contorcimenti. E anche se mani empie hanno lasciato sigle e motti scavati nella corteccia cosparsa di macchie grigio argentate.

E’ un mistero come il patriarca abbia fatto a distinguersi dai tanti anonimi fratelli che qui sono di casa, al punto che una località non distante si chiama Faggeto Lario, Fagé in dialetto comasco. Forse è consapevole dell’ammirazione che suscita e questo è il suo migliore elisir.

Si è detto della salita più breve (meno di un’ora) dalla Colma di Sormano raggiungibile in auto da Erba. Ma è altrettanto semplice, anche se più lungo e faticoso, salire dall’Alpe del Viceré (Albavilla). Il percorso classico dei comaschi parte invece da Brunate, dopo la salita con la funicolare e l’ascensione al Bolettone: si tratta della prima parte della Dorsale del Triangolo Lariano.

A proposito: se chi ci legge desidera segnalarci (con foto, assolutamente!) altri patriarchi verdi delle nostre prealpi è liberissimo di farlo. Di sicuro saremo in tanti a essergliene grati.

Tartarino

 

Informazioni sulla percorribilità dei sentieri: www.casadelleguide.it

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