Dal Vajont di mezzo secolo fa all’Antartide del ‘68, la storia diventa spettacolo multimediale. Con canti, immagini e filmati

Manzoni e Piussi
Marcello Manzoni con il celebre alpinista Ignazio Piussi (a destra) nel 1968 durante la spedizione in Antartide portata sulle scene da “Gente di montagna”.

Le montagne vanno in scena. Tre originali spettacoli meritano una segnalazione. Uno è di denuncia, “Eppure soffia”, show multimediale di Michele Boato che, a cinquant’anni dalla catastrofe annunciata del Vajont, viene presentato venerdì 10 ottobre a Castelfranco Veneto presso il Centro don Ernesto Bordignon (via Bassano 16), a cura dell’Associazione culturale Le Tracce.

A Bergamo battesimo invece per “Quella volta nella meraviglia polare” tratto dal diario di Marcello Manzoni che nel ’68 con Ignazio Piussi si avventurò tra i ghiacci dell’Antartide. Infine in Brianza, a Bevera di Sirtori presso Sport Specialist, è possibile applaudire ancora una volta “(S)legati” di Bicocchi e Fabris tratto dal bellissimo libro “La morte sospesa” di Joe Simpson.

Manzoni oggi
Manzoni oggi (ph. R. Serafin)

Ma procediamo con ordine. Di spifferi e tempeste ecologiche nel Veneto tratta “Eppure soffia”. La musica è la principale protagonista: il jazz di David Boato (tromba), Rosa Brunello (contrabbasso) e Nicolò Romanin (batteria); le canzoni di Luisa Pasinetti con Mauro Stella alla chitarra. Voci narranti: Enrico Corradini e Michele Boato. Immagini e filmati curati da Dario Busetto.Testi di Michele Boato. Si va dall’alluvione del Polesine al Vajont; poi il 1966 con l’ ‘Aqua granda’ a Venezia, il Mose, e ora le Grandi navi.

Si passa per l’inquinamento delle falde acquifere della pedemontana, quello dell’aria con la triste epopea di Porto Marghera; il passaggio del Veneto dall’emergenza rifiuti ad essere capitale europea del riciclo, con gli inceneritori sempre più nell’angolo; dal rifiuto del nucleare al boom del solare (ma l’Enel insiste con carbone, rigassificatori ed elettrosmog da elettrodotti).

Lo spettacolo si conclude con i temi del paesaggio (dalle ville ai capannoni) nella regione più cementificata, assediata dalle cave, alluvionata dal cemento e dall’invasione autostradale.

Zingari cop
Il libro (Alpine studio) da cui è tratto lo spettacolo di “Gente di montagna”.

Anche in Lombardia ottobre ci porta un nuovo spettacolo musicale legato alla montagna e all’avventura. Di notevole interesse è la nuova esperienza teatrale dell’Associazione Gente di Montagna “Quella volta nella meraviglia polare” che mette in musica la bella avventura tra i ghiacci vissuta da Marcello Manzoni quando, più di quaranta anni fa, iniziava la sua vita da geologo giramondo che lo porterà ad essere uno dei più apprezzati e riconosciuti in campo internazionale proprio con l’Antartide. La presentazione in anteprima è fissata per sabato 11 ottobre a Bergamo.

E’ il mese di dicembre del 1968. Marcello e Ignazio s’impegnano in una delle prime esplorazioni nella catena Transantartica quando ancora il Polo Sud è ai più sconosciuto.

La locandina di “Eppure soffia”, spettacolo multimediale di Michele Boato (particolare).

Da quel diario, scritto al lume di una fioca luce all’interno della tendina gialla che li ha accompagnati nell’ambiente polare, è nato nel 2012 un libro singolare (“Zingari in Antartide”, www.alpinestudio.it, 226 pagine, 14 euro) dove ai fatti e ai sentimenti di allora si sono aggiunte le emozioni stratificate sulle esperienze e sulla maturità che Marcello ha raccolto negli anni successivi.

Da diario di Manzoni nasce dunque lo spettacolo che racconta le ascensioni, le scoperte, il freddo, le tempeste e soprattutto le musiche che Marcello e Ignazio, amanti della buona musica quanto instancabili viaggiatori, hanno voluto ritrovare nelle meraviglie di quei giorni.

Dal palco un gruppo di professionisti della musica e del teatro ci accompagnano proprio là, accanto alla piccola Morettina (la tendina Moretti da campo), dove quella volta, Ignazio e Marcello cantarono con voce sommessa “Belle rose du printemps”.

L’adattamento al testo di Manzoni è di Davide Torri e Massimo Nicoli che già hanno fornito un’eccellente prova trasferendo sulla scena in “Due amori” i diari dell’indimenticabile vicentino Renato Casarotto rivissuti nell’appassionante monologo di Nicoli. Le musiche originali sono di Andrea Nosari e Marco Lorenzi con Massimo Nicoli, narrazione e canto Francesco Cortinovis, canto Flavio Bombardieri, violoncello Marco Lorenzi viola e violino Andrea Nosari, chitarra. Durata 62′ Produzione e realizzazione A.p.S. Gente di Montagna.

Tagliare la corda e salvare la vita

“(S)legati” di Jacopo Bicocchi e Mattia Fabbri, lo spettacolo proposto giovedì 9 ottobre presso il punto vendita df Sport Specialist a Bevera di Sirtori, risente di un richiamo nostalgico e malinconico del quale non ci è stato ancora possibile liberarci, per il fatto che l’indicazione ad un suo eventuale inserimento nel ciclo delle serate “A tu per tu con i grandi dello Sport” era stata suggerita proprio da Marco Anghileri, quasi un anno fa.

Marco, che aveva avuto l’opportunità di assistere a questo spettacolo, ne aveva colto l’emozionante bellezza, uscendone talmente entusiasta da convincere Sergio Longoni a valutare la compatibilità con lo spirito delle sue serate e con il gradimento del pubblico che abitualmente le segue.

Joe Simpson copia
Alla “Morte sospesa” di Joe Simpson (foto) è dedicato lo spettacolo “(S)legati”.

L’entusiasmo di Marco contagiò alla stessa maniera anche Sergio Longoni che, con senso di responsabilità, prima di prendere una definitiva decisione, volle intervenire a una rappresentazione dello stesso spettacolo che si svolgeva nell’importante sala di una città a noi vicina.

Del resto già si era sperimentato nella scorsa stagione che il pubblico delle serate “A tu per tu” è in grado di apprezzare e gustare le impegnative rappresentazioni teatrali non meno dei più spettacolari filmati dei grandi campioni dello sport.

Questa volta viene narrata la storia di un sogno ambizioso, l’incredibile storia vera degli alpinisti Joe Simpson e Simon Yates, che volevano essere i primi a scalare una vetta delle Ande peruviane, nella Cordillera di Huayhuash, il Nevado Siulà Grande di 6356 m attaccato dalla parete Ovest. Ma è anche la storia di un’amicizia, e della corda, che durante quella terribile impresa, lega questi due giovani ragazzi: corda che mette la vita dell’uno nelle mani dell’altro, come sempre avviene in montagna. C’è dunque una cima da raggiungere.

C’è la estenuante conquista della vetta. C’è la gioia dell’impresa riuscita. E infine, quando il peggio è passato e la strada è ormai in discesa, c’è la vita, che fa lo sgambetto, e c’è la morte, che strizza l’occhio: un terribile incidente in alta quota. Joe, durante una banale manovra, si rompe una gamba. Da quel momento in poi, tutto cambia. L’impresa diventa riuscire a tornare vivi: a 5800 m, la minima frattura si può trasformare in una condanna a morte. I due ragazzi ne sono consapevoli, ma nonostante le condizioni disperate, tentano un’operazione di soccorso.

Il racconto è interessante e coinvolgente, tratto dal romanzo “La morte sospesa”, 1998, poi film nel 2003. A condurci fra i crepacci della Siula Grande sono due attori che sanno il fatto loro e che sono anche gli autori di questo piccolo gioiello teatrale. Jacopo Bicocchi e Mattia Fabris, appunto perché essi pure innamorati di montagna, sanno come riuscire a tenere tutti con il fiato sospeso per tutto il tempo dello spettacolo.

Renato Frigerio

Commenta la notizia.