Trekking, la Terra Promessa è in Lombardia

Camminare nello spazio, respirare nel tempo. Viene biblicamente presentata così la nuova Terra Promessa del trekking. E’ un’avventura “di prossimità” che ci evita di volare in cerca di emozioni dall’altra parte del pianeta lasciando scie di kerosene nell’atmosfera e ci invita ad assaporare invece quanto la natura ancora riserva a noi bipedi di città a pochi chilometri da casa, in una Lombardia davvero poco conosciuta.

Si chiama, questa Terra Promessa, la Via dei silter, cioè degli alpeggi del Bresciano dove si produce l’omonimo, squisito formaggio.

Per percorrere questo vasto itinerario ad anello, una settimana è appena sufficiente. Si viaggia lento pede, senza eccessivi dislivelli, e si dorme in bivacchi, malghe, rifugi. A chi non ne ha mai sentito parlare si consiglia la lettura della preziosa guida, fresca di stampa, edita dall’Ersaf e scritta a quattro mani da Franco Michieli e Davide Sapienza con descrizioni, immagini, cartine.

Via dei Silter, guida
Il volume “La via dei silter” si può chiedere direttamente all’ufficio di Breno (BS) di Ersaf (tel 0364.322341, breno@ersaf.lombardia.it)

Il percorso si snoda nelle montagne di Valgrigna, in provincia di Brescia, tra la Valle Camonica e la Val Trompia, per oltre 70 chilometri tra boschi, malghe e praterie, offrendo all’escursionista la possibilità di scoprire i tesori di queste terre alte: uno straordinario patrimonio di natura, ambiente, cultura e tipicità casearie.

La lettura del libro di queste due grandi firme della montagna e della natura, molto affiatate, non può che ingolosire l’appassionato. Più che guidarci passo passo, gli autori ci forniscono istruzioni per l’uso e ci conducono in uno straordinario viaggio a piedi nelle epoche, dai ghiacciai all’alpeggio. Milanese (1962), geografo, esploratore, Michieli ha condotto in porto nel 2014 anche un altro libro ammirevole, “Huascaran 1993. Verso l’alto. Verso l’altro”, vincitore del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” che si assegnerà in novembre a San Polo di Piave. Il libro è stato presentato la primavera scorsa da MountCity come forse ricordano gli affezionati lettori.

Ora nella sua factory di Breno, in Val Camonica, Michieli è molto indaffarato: sta realizzando tre numeri extra di Meridiani Montagne dedicati alle Ande, uscite previste in ottobre (Patagonia), novembre (Aconcagua e grandi vulcani delle Ande centrali), dicembre (Perù e Boliva). E in più, nei prossimi mesi, dovrebbe completare la guida sulle cordilleras del Perù a cui lavora da anni, e che doveva essere finita da un pezzo. Il suo sogno, ci confida Michieli il cui nome figura tra i garanti di Mountan Wilderness, è sempre di avere più tempo per scrivere libri di narrativa su montagna e natura: invece, c’è sempre altro da fare…

“Quanto alla Via dei Silter”, racconta Michieli a MountCity, “grazie per l’attenzione… Sapienza e io siamo stati incaricati di rilevare il percorso sul terreno, scrivere tutte le schede dei lavori da fare e dei cartelli segnaletici da stampare e posizionare, infine scrivere una guida che contenesse sia una parte tecnica che una ‘letteraria’ sul percorso. Doveva essere un libretto piccolo, abbiamo quasi raddoppiato con i contenuti”.

Michieli
Franco Michieli

“Un paradiso per camminare…cioè vagabondare. Unico neo: moto, quad e motoslitte imperversano senza controlli”

A chi si rivolge “La via dei Silter”? Ed è possibile che oggi il popolo dei camminatori in Italia registri un incremento come tu sostieni nel libro?

“A mio avviso”, spiega Michieli, “il possibile aumento dei camminatori non si riferisce alla montagna classica, ma al boom delle associazioni che organizzano cammini non alpinistici, più simili a pellegrinaggi lungo le vie storiche, oppure volti a esperienze nella natura in ambiti spesso non montani: questi stanno aumentando, mentre molti nostri sentieri alpini sono spesso deserti (specie se non è domenica!)”.

Cambiano i gusti e le mode anche nell’escursionismo…

“L’impostazione de ‘La Via dei silter’, a cui la Conferenza Stabile dei Cai di Valle Camonica ha dato forte sostegno”, spiega Michieli, “ha voluto tenere conto di questo mutamento di gusti che è in corso. L’escursionismo di questi anni sta diventando molto diverso da quello del passato, per molti motivi, ma anche perché la pratica del camminare attrae molte persone che non hanno un legame specifico con la montagna o addirittura con la cultura alpinistica. La Via dei Silter perciò non si preoccupa di toccare cime, o di offrire forti dislivelli su cui mettersi alla prova, o di seguire sentieri diretti che portano da un punto all’altro per via logica”.

Dubbio: è più un camminare o un vagabondare?

“La Via del silter in effetti è più un vagabondare, tenendosi a quote medie senza forti dislivelli, con tempi calcolati molto larghi, quasi da passeggiata, in modo da stimolare più l’immersione calma nel mondo silvo-pastorale esteso di questi monti prealpini, sostando se si vuole presso le innumerevoli malghe. In realtà solo alcuni malghesi, per ora, sono preparati per offrire ospitalità, ma la scommessa è che ci sia un’evoluzione in questo senso, come nelle Alpi orientali: le opportunità ci sono, bisogna che cresca la cultura; a questo proposito Ersaf organizza da anni corsi di aggiornamento per i malghesi che un po’ alla volta daranno frutti”.

Questo non significa che l’anello non sia apprezzato anche da escursionisti tradizionali…

“I paesaggi che si nascondono in questo dedalo di valloni, crinali e boschi sono di una varietà sorprendente, con angoli di aspetto selvaggio e solitario in cui ci si può sentire in lande nordiche e anche fare esercizi di esplorazione. In definitiva, la motivazione più profonda che porta alla creazione della Via dei Silter è il desiderio di preparare un futuro migliore e più duraturo per i paesaggi e i valori della montagna, che altrimenti rischiano l’estinzione. Aree come questa sono meravigliose, ricche di un rapporto antico fra uomo e natura, ma il mancato riconoscimento di un simile tesoro le lascia abbandonate a se stesse”.

Com’è possibile che queste terre siano abbandonate? E con quali conseguenze?

“E’ come se fossero luoghi senza importanza per la comunità: vi accedono moto, quad e motoslitte contro ogni legge e quasi senza alcun controllo; e c’è bracconaggio. Manca una presenza consapevole e attenta sul territorio: farlo conoscere per mezzo di un sentiero di grande respiro, rivolto a tutti, anche ai non esperti, lungo cui si scopre il valore di una presenza umana creatrice di paesaggi rurali e non distruttiva e predatrice, è un passo indispensabile anche se incompleto per cambiare strada. Il Cai Vallecamonica, con Ersaf e altre associazioni, oltre che singoli appassionati, ha spinto molto su questa motivazione; fatto eclatante, anche le amministrazioni locali, fra alcune contraddizioni, apprezzano questa strada e partecipano, dunque speriamo!”

Ser

Info: www.montagnedivalgrigna.it

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