Heyerdahl, padre del “Kon Tiki”, a un secolo dalla nascita

Gli alpinisti che rapporto hanno con il mare? Tita Piaz, il diavolo delle Dolomiti, era terrorizzato la prima volta che a Venezia salì su una gondola. Carlo Mauri (1930-1982), il grandissimo alpinista ed esploratore di Lecco, visse invece nel 1969 e nel 1970 due straordinarie avventure marinare su altrettante, fragili barche di papiro allestite da Thor Heyerdahl (1914-2002), il leggendario navigatore norvegese del Kon Tiki.

Nel centenario della nascita di Heyerdahl (6 ottobre 1914) vale la pena di rileggere alcuni brani del racconto che fece Mauri nel libro “Quando il rischio è vita” (La Sorgente, 1975) a proposito delle sue esperienze con le barche di papiro.

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Thor Heyerdahl (1914-2002) con una foto del suo celeberrimo  “Kon-Tiki”.

Riepilogando, nel 1947 Heyerdahl percorse a bordo del Kont Tiki, una zattera di legno di balsa circa 5mila miglia dal Perù verso la Polinesia francese, nel tentativo di dimostrare l’ipotesi che le isole fossero state colonizzate dai nativi americani piuttosto che dagli abitanti dell’Asia, come fino a quel momento si credeva.

L’obiettivo del viaggio era navigare su un’imbarcazione rudimentale costruita con i materiali e le tecnologie a disposizione delle popolazioni americane pre-colombiane, ossia di coloro che abitavano il continente prima del 1492. La stessa cosa, più o meno, avvenne 22 anni dopo con le due barche di papiro. Ecco come Mauri ricorda la sua prima esperienza con Heyerdahl a bordo della “Ra 1”.

Carlo Mauri
Carlo Mauri (1930-1982), ph. R. Serafin

Carlo Mauri racconta la grande sfida nell’Atlantico

L’equipaggio della “Ra” è internazionale. L’ideatore e capo della spedizione, Thor Heyerdahl, è norvegese; il sottoscritto è italiano; Georges Sourial, subacqueo, è egiziano; Santiago Genovés, antropologo, è messicano; Norman Baker, navigatore, è americano made in Usa; Abdoullay Bijbrime è del Ciad; Yuri Senkevitch, medico, è russo.

E la “Ra”? Eccola lì, pronta a sfidare l’Atlantico.

Ho assistito alla costruzione, ho visto giorno dopo giorno la barca prendere forma sulle sabbie del deserto egiziano a occidente del Cairo, di fronte alle tre piramide di Gizeh.

Un modello di funi di sabbia delineava lo scafo. Sul fianco, due esperti e dodici assistenti locali mettevano insieme i fasci di grosse canne con funi di fibra di palma, come le generazioni dei Buduma sul lago Ciad avevano fatto centinaia di secolo prima di loro.

Usando i denti, le mani e i piedi tiravamo le fibre, le raccoglievamo in fasci, poi i fasci in alri fasci, e la barca prendeva forma. E adesso la “Ra” è finita. E0’ larga 5 metri e lunga 15: per farla ci sono voluti 150 metri cubi di papiro.

Questa canna dura e galleggiante – meglio conosciuta come elemento principale per la fabbricazione della carta da parte dei primi egizi – non si trova più in grande quantità in Egitto: siamo andati a farla tagliare in Etiopia, sulle rive del lago Tana, sorgente del Nilo Azzurro. Di là, è stata portata sulle coste del Mar Rosso e, caricata su una nave, finalmente la preziosa materia prima è arrivata a destinazione.

Per me questa barca di giunchi che tanto naturalmente galleggia sfiorando l’acqua è un’immagine mistica, un’arca di Noè per sette uomini che tenteranno di attraversare l’Atlantico sulla probabile rotta seguita duemila anni avanti Cristo dagli Egizi, per influenzare lo sviluppo delle maggiori civiltà centro e sud-americane.

Ognuno di noi ha un compito, e Heryerdahl ci affida le mansioni che ci sono congeniali. Io sono responsabile della sezione cinematografica e fotografica. Ma la grande esperienza che mi hanno conferito precedenti spedizioni mi consente di dedicarmi ai viveri e questo è, adesso, più importante delle foto e del cinema, perché senza mangiare non si fanno le fotografie.

Non è una mansione facile perché Heyerdahl vuoe ogni cosa come l’avevano gli antichi; niente viveri conservati in scatola, niente roba moderna di supermercati: viveri e bevande sono conservati nelle anfore, e oltre che per l’acqua servono anche per conservare riso, pane secco egiziano, frutta secca, olio e zucchero. Questi alimenti nutrivano le genti faraoniche e saranno il nutrimento di base anche per noi…

Carlo Mauri

(Prima di inabissarsi a 500 miglia dalla costa americana, la fragile “Ra I” percorse 2702 miglia di oceano, quasi 5000 chilometri, nei 55 giorni di viaggio. L’anno successivo Mauri fece parte anche dell’equipaggio della Ra II e la traversata fu coronata da successo)

 

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