Salviamo la Forestale per il futuro dell’ambiente. Servono ancora 11 mila firme!

Foliage Orobie
Foliage autunnale nelle Orobie. Ph. R. Serafin

Servono ancora 11mila firme sul sito Change.org per arrivare a 50mila, cifra tonda che consentirebbe alla petizione Salviamo la Forestale di imporsi all’attenzione dei legislatori in un momento cruciale per il futuro dell’ambiente in Italia. Prevenzione e repressione degli incendi boschivi, monitoraggio ambientale, sorveglianza dei Parchi Nazionali, tutela delle specie protette e della biodiversità, prevenzione del rischio valanghe e soccorsi sulla neve, discariche illecite, repressione dei reati connessi al traffico di rifiuti e delle frodi agroalimentari.

Sono solo alcune delle competenze del Corpo Forestale che dovrebbero, secondo il Disegno di Legge sulla riorganizzazione della Pubblica Amministrazione (articolo 7 comma 1) dello scorso 10 luglio, affluire nelle funzioni della Polizia di Stato e delle amministrazioni locali “ferma restando la garanzia degli attuali livelli di presidio dell’ambiente e del territorio e la salvaguardia delle professionalità esistenti”.

Viste le reazioni sgomente di chi conosce l’importanza dell’opera silente dei 7620 forestali italiani – meno cioè dei vigili urbani di Roma e il cui budget copre per il 90% stipendi e spese vive – la prima Commissione Affari Costituzionali del Senato ha deciso di rinviare la discussione e sentire prima il parere di esperti, invitando le associazioni e gli enti interessati a trasmettere propri contributi scritti.

Per evitare, par di capire, decisioni affrettate che potrebbero avere conseguenze assai gravi per l’integrità del territorio e la salute pubblica. Il Corpo Forestale dello Stato dipende dal Ministero dell’Ambiente, che insieme al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, alle Comunità Montane, agli Enti Parco Nazionali, ai Comuni montani gestiscono tra l’altro il Sistema informativo della Montagna (www.simontagna.it), un portale che mette in rete tutte le informazioni relative ai prodotti agroalimentari e al patrimonio forestale.

Foliage home
Foliage nel Canton Ticino. Ph. R. Serafin

Dalla lettura del provvedimento del governo Renzi peraltro non si capisce come avverrebbe la redistribuzione di tutte le varie competenze esercitate dall’unica Forza di Polizia dello Stato specializzata nella difesa del patrimonio agroforestale e nella tutela dell’ambiente, del paesaggio e dell’ecosistema, con quasi duecento anni di storia alle spalle, risultato primo nel Rapporto Eurispes 2013 per gradimento tra le Forze di polizia dello Stato.

L’apparato di sicurezza italiano verte su diverse forze di polizia, tra le quali la Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Corpo Forestale. Un assetto, come ha riferito Danilo Scipio segratario del più grande sindacato dei Forestali in un accorato appello a “chiunque abbia a cuore le sorti dell’ambiente”, che andrebbe rivisto e corretto alla luce del migliore utilizzo “delle pochissime risorse economiche disponibili e per razionalizzare la presenza sul territorio delle forze in campo e delle competenze specifiche di ciascun Corpo”.

Una scelta più semplice per risparmiare risorse – secondo Scipio – sarebbe invece quella di unificare le amministrazioni che si occupano di tutela dell’ambiente: Corpo Forestale dello Stato, Corpi Forestali delle Regioni a Statuto Speciale, Polizie Provinciali ed eventualmente anche l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero della Politiche Agricole. Scelta che secondo il più grande sindacato della Forestale, rappresenterebbe una operazione  di razionalizzazione e di efficienza che aumenterebbe l’efficacia dell’attività di contrasto ai crimini ambientali ed agroalimentari.

La speranza è che la discussione sulla razionalizzazione dell’amministrazione pubblica porti a un reale efficentamento della polizia ambientale, rafforzata ma nel contempo razionalizzata perchè priva di inutili ed improduttive sovrapposizioni.

“Una polizia ambientale che deve rimanere nella sua sede naturale, che è il comparto agricolo ed ambientale, e non già il Ministero dell’Interno, che ha altre peculiarità ed esigenze organizzative. In quella sede, certamente verrebbero privilegiate le attività di ordine pubblico rispetto al traffico dei rifiuti; le frodi informatiche rispetto a quelle agroalimentari; il traffico degli stupefacenti rispetto a quello dei cuccioli e della flora e fauna a rischio di estinzione. Noi Forestali”, conclude nel suo appello ai cittadini il Segretario UGL Forestali, “abbiamo scelto di fare altro, vogliamo poter contribuire a lasciare ai nostri figli, ai nostri nipoti, un Paese il più integro possibile; vogliamo cercare di far respirare loro aria pulita, far godere loro di boschi rigogliosi ed acque limpide, di animali selvatici; vorremmo far mangiare loro prodotti della terra genuini e salubri. Vorremmo non ci fossero altre ‘Terre dei Fuochi’. Ma se sopprimeranno il Corpo Forestale dello Stato tutto ciò sarà molto più difficile”.

Maser

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