Battesimo in piazza del Duomo per il libro di un principe del Cervino. Che accoglie gli ospiti impugnando l’alpenstock

Maquignaz
Aimé Maquignaz firma a Milano le prime copie del suo libro “Il cacciatore di libertà” Ph. R. Serafin/MountCity

Ha accolto gli ospiti sulla porta dell’ascensore brandendo un lungo alpenstock finemente istoriato. E si è congedato, applauditissimo, proclamando che “il Cervino è la montagna più bella del mondo”. Aimé Maquignaz, erede della famiglia che risulta da un paio di generazioni proprietaria della Gran Becca, ha incontrato così gli amici milanesi allo Spazio Eventi della Mondadori in piazza del Duomo, in una metropoli in preda alle convulsioni del maltempo dove lui, classe 1946, ha studiato legge alla Cattolica negli anni della contestazione.

Carrel
Antonio Carrel, illustre guida del Cervino, con lo storico alpenstock. Ph. R. Serafin/MountCity

L’occasione era offerta dalla presentazione della sua autobiografia “Il cacciatore di libertà” (Mondadori, 15,36 euro) e l’affollamento, lo si è visto dopo, era legato anche alla “ricca degustazione” di specialità valdostane che ha reso l’happy hour più movimentato del solito, con i ragazzi in costume scesi dal Breuil e le guide alpine guidate dal veterano Antonio Carrel, figlio del leggendario “Carrelino” e a lungo sindaco di Valtournenche come l’amico Maquignaz.

Maquignaz ha compiuto i suoi studi in Piemonte, laureandosi in Giurisprudenza a Milano. Dopo essersi votato per diversi anni alla politica, che l’ha visto sindaco di Valtournenche prima e consigliere regionale poi, si è dedicato alla gestione del suo albergo di Cervinia, il “Punta Maquignaz”.

E non solo. L’eclettico Aimé coltiva la passione per la pittura dipingendo paesaggi fiabeschi che definisce “i villaggi blu”. Ha compiuto una serie di viaggi in Europa, Africa, Russia, Giappone, Mongolia. Di questo racconta nel libro svelando a chi non lo conosceva la sua natura vulcanica e inquieta.

Costumi valdostani
In costume valdostano al ricevimento per Maquignaz. Ph. R. Serafin/MountCity

Nel libro c’èanche la storia della sua famiglia, di un pezzo di Valle d’Aosta e delle sue genti. C’è la spinta a raggiungere l’ambita vetta ma con il desiderio irrefrenabile di conoscere tutto quello che sta oltre, in terre estreme e misteriose: dall’Africa alla Mongolia, dallo Yukon alla Kamchatka. Ci sono i racconti degli alpeggi, delle avventure di contrabbandieri e bracconieri, delle sorprendenti Batailles des Reines. E c’è, infine, un omaggio a Mike Bongiorno che ha sempre avuto Cervinia nel cuore e a Cervinia si è meritato un monumento in cui appare con gli inseparabili sci.

Cacciatore di orsi, stambecchi, bufali e unicorni, ma anche cacciatore di idee e di emozioni, di forme e di colori: così viene definito Maquignaz. Che anche in politica ha voluto lasciare il segno della sua personalità militando nell’Union Valdotaine e battendosi per l’affermazione del federalismo. “Un federalismo oggi necessario”, ha detto a Milano infiammando qualche cuore, “per costruire un’Europa fondata sui diritti dei popoli e non sulla politica”.

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