La guida alpina che arriva “dove le gru non possono”

Del futuro delle guide alpine italiane si discute il 27-28 ottobre 2014 ad Arco di Trento per volontà del Collegio nazionale in occasione del tradizionale “aggiornamento” delle guide alpine istruttori. Alpinismo, scialpinismo, arrampicata e ghiaccio sono le principali discipline in cui si declina la professione di guida alpina. Ma non solo. Lo sviluppo di alcune attività industriali, il crescente bisogno di tranquillità e sicurezza fa sì che diventi sempre più ampia la schiera dei professionisti, molti dei quali guide alpine, che “arrivano dove le gru non possono” e vengono chiamati “disgaggisti”: anche se non operano solo nei disgaggi (dal francese dégager, “liberare, distaccare”), ma in molti altri tipi di interventi. Anche se questo aspetto della professione non trova riscontro, salvo errori, nelle comunicazioni ufficiali, dare maggiore visibilità ai professionisti dell’accompagnamento in montagna è il compito che il Collegio delle guide si è posto da tempo con esemplari iniziative. “La montagna come opportunità di lavoro” è stato il tema con cui le guide si sono presentate il 18 ottobre a Milano nel corso di una tavola rotonda svoltasi all’Università degli Studi nell’ambito della manifestazione “Milano Montagna”.

“Nell’immaginario delle professioni di montagna quello di guida alpina è il più classico, almeno nell’ambito turistico”, ha detto Luca Biagini, presidente del Collegio lombardo, uno dei più nutriti, con 350 tra guide alpine e accompagnatori di media montagna. “Io faccio questo mestiere da 15 anni”, ha aggiunto Biagini, “durante i quali ho capito che lavorare come guida significa avere due passioni. La passione per la montagna è necessaria ma non basta, serve anche quella verso gli altri, bisogna stare bene con le persone. Il lavoro di guida alpina è principalmente un lavoro di relazione. Se si hanno queste due passioni diventa la professione perfetta”.

Oltre all’ordinario rapporto con i clienti, va ribadito che discrete prospettive si aprono per le guide nei lavori in esposizione. Che non si potrebbero compiere se non ci fossero uomini che si arrampicano “sull’impossibile”, soli con se stessi, con la loro forza, il coraggio, l’abilità e l’attrezzatura da rocciatore. Per essere abile e bravo in questo mestiere assai rischioso, occorre un requisito basilare: essere un provetto rocciatore. Basta osservare chi sono i tipi che meglio si adattano al mestiere di “disgaggista”. Uno dei “guru”, da decenni impegnato in questo lavoro è Graziano Bianchi, guida alpina di Erba (Como). Graziano veleggia ormai verso gli ottanta, ma passa ancora le giornate appeso a una corda a praticare fori su strapiombati pareti rocciose nelle quali vengono infilati sensori capaci di stabilire se la roccia si muove anche di qualche millimetro. Un modo, anche questo, per mettere a frutto la sua esperienza alpinistica maturata in scalate estreme di ogni genere e in spedizioni in capo al mondo.

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