Svolta epocale. Club accademico non più solo riservato ad alpinisti amatori. Ora sono ammesse anche le Guide alpine

Minoranza arrampicante
Illustrazione dal cahier “La minoranza arrampicante” di Giuseppe Garimoldi (Museomontagna, 1989)

Finora la filosofia del Club Alpino Accademico Italiano faceva dell’alpinismo senza guide il cardine della propria attività pur “inchinandosi” volentieri alla figura della guida. Ma adesso tutto è cambiato. Al Convegno di Caprino Veronese l’11 ottobre è stata approvata, sia pure con un’esigua maggioranza, una sostanziale modifica all’articolo 19 del regolamento.

Chi, fra gli iscritti all’Accademico, decide di diventare Guida alpina o Aspirante guida alpina può ora fare richiesta al Consiglio generale di mantenere la qualità di socio. A quanto risulta, chi viceversa non intende chiedere di mantenere tale qualità conserva comunque il diritto a partecipare ai convegni e a ricevere l’Annuario, ed è pertanto iscritto in apposito elenco.

Si tratta di una modifica sostanziale che non era passata per un soffio tre anni fa al convegno annuale di Dro (Trento).

In quella circostanza comunque si confermava “che il CAAI è un’associazione di non professionisti e che l’ammissione al sodalizio è riservata agli alpinisti che abbiano svolto/svolgano attività alpinistica a fini esclusivamente dilettantistici per cui non possono essere ammessi professionisti della montagna (come ad es. le Guide alpine, gli Aspiranti guida e coloro che svolgono attività alpinistica come prevalente fonte di guadagno)”.

La votazione per modificare questo impianto amatoriale non diede l’esito da molti sperato. Invano era stato infatti proposto che il socio CAAI “che diventi (o sia diventato) successivamente professionista della montagna” possa rimanere a tutti gli effetti socio dell’Accademico. Anche se è opportuno precisare che, nelle occasioni ufficiali del CAAI, i professionisti appartenenti al Gotha dell’alpinismo sono sempre stati accolti con la massima deferenza.

Annuario 1908 copia 2
La copertina del primo Annuario dell’Accademico (1908)

Ma da quanto tempo i professionisti dell’alpinismo sono costretti a restare in panchina? La querelle è di antica data. Sono trascorsi trent’anni dal convegno di Finale Ligure (1984) e ventisei da quello di Bagni del Masino (1988) in cui si ebbero due assemblee generali per modificare il regolamento e venne riaperta per l’ennesima volta la discussione sul professionismo, ma alla fine fu confermato l’orientamento tradizionale.

Poi, stanchi di discuterne, i soci scelsero per le loro adunate argomenti forse più stimolanti.

Le cose da raccontare e a raccontarsi erano e sono sempre tante: lo sbocciare dell’Accademico nel dopoguerra con il conforto delle medaglie d’oro al valore assegnate a soci reduci dal fronte, le incertezze dell’associazionismo con l’avvento del fascismo, il forte impegno del club che, comunque, nel trascorrere degli anni, dei governi e delle ideologie, è sempre riuscito a mantenere intatta la sua funzione etica germinando nel 1987 a Biella l’indispensabile associazione Mountain Wilderness in difesa delle montagne in cui c’è ancora qualcosa da difendere.

Oggi che la marea della globalizzazione incalza anche in montagna è evidentemente giunto il momento di unire le forze senza disperdersi in sterili rivoli: amatori e professionisti dovranno insomma dimostrarsi fortemente motivati per dare vita a un Club accademico sempre più aperto alle problematiche di questa società, in grado di proporre una “nuova figura dell’alpinista davvero completo con numerose salite di grande difficoltà su ogni tipo di terreno, una solida preparazione culturale e la consapevolezza degli impegni che assume verso il Club a cui chiede di appartenere”.

Né più né meno quello che autorevolmente sancì nel 1963 l’indimenticabile Oscar Soravito in un annuario del CAAI.

Ser

Per saperne di più www.clubalpinoaccademico.it/ www.guidealpine.it/

 

PS. Dopo che il 22 ottobre MountCity ha dato conto per primo dell’importante innovazione riguardante uno dei gangli vitali del Club Alpino Italiano, anche i colleghi di PlanetMountain hanno affrontato l’argomento pubblicando il 23 ottobre una lettera del presidente dell’Accademico Giacomo Stefani. La lettura è ovviamente consigliata a chi ha familiarità con questo genere di problematica (non molti, a quanto pare, se si considera che, alla faccia della trasparenza, a 11 giorni dall’approvazione del nuovo regolamento non c’era traccia della notizia, salvo errori, nella comunicazione del Cai, sito dell’Accademico compreso).

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