Lassù gli ultimi, versione USA. Su Sky nuovi appuntamenti con gli intrepidi Mountain Men

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A caccia come gli indiani…

Ogni mercoledì alle 23 tornano su History (canale 407 di Sky) le avventure degli ultimi pionieri d’America, i Mountain Men, uomini coraggiosi, veri e propri guerrieri delle montagne che vivono isolati dalla civiltà, dove però la capacità di sopravvivenza e l’astuzia potrebbero non bastare per nutrirsi, ripararsi dal freddo e rimanere vivi.

Nella valle dello Yaak (Montana, USA) Tom Oar e sua moglie Nancy lottano contro il tempo per raccogliere cibo e legna sufficienti per tutto l’inverno. In Alaska Marty Meierotto spera di riscattare una stagione deludente, avventurandosi alla ricerca di animali da cui ricavare preziose pellicce. Nel North Carolina Eustace Conway è costretto a chiedere un ingente prestito per riscattare la sua terra da un’ipoteca.

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Una dura battaglia per sopravvivere…

Nella nuova stagione conosceremo altri personaggi: Rich Lewis è alla costante ricerca di uno dei predatori più letali del Nord America, il puma; George Michaud prova a sopravvivere ricorrendo alle tecniche di caccia degli indiani; Charlie Tucker lascia l’unico lavoro che abbia mai imparato per vivere a tempo pieno come cacciatore di pelli.

Negli Stati Uniti Mountain Men è seguito da più di tre milioni di spettatori. Un buon motivo per riscoprire anche i “mountain men” che ancora vivono coraggiosamente alle alte quote nelle Alpi.

La vita dei montanari nella fascia tra i 1500 e i 2500 metri è, tra l’altro, raccontata in una serie di multivisioni della casa editrice “Lassù gli ultimi” di Champorcher (Aosta) (edizioni@lassugliultimi.it) con le preziose immagini di Franco Bini fotografo e alpinista biellese autore di centinaia di migliaia di fotografie e di circa 70 libri che nel 1989 fondò, con Giuseppe Simonetti, la casa editrice.

E’ un tema, quello degli “ultimi” trattato anche da Nuto Revelli, scrittore e partigiano, in un libro famoso in cui denuncia le condizioni di vita dei contadini poveri delle vallate cuneesi e l’emigrazione di massa nel dopoguerra verso le grandi industrie della città.

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