Marco Albino Ferrari alla scoperta delle prime albe del mondo

Sette libri più volte ristampati, sceneggiature di film, servizi da inviato sulla Stampa. E, soprattutto, una creatura in carta patinata, diffusa e preziosa in questi tempi di magra per l’editoria non solo specializzata, “Meridiani montagne” dell’editoriale Domus che lui stesso ha ideato e che dirige dal 2002. Che cosa non ha fatto Marco Albino Ferrari per amore delle montagne? Ah si, ne ha scalate parecchie e non per le vie più semplici. Alpinista fin nel midollo dunque, ora Ferrari si presenta agli appassionati con il suo ultimo libro, “Le prime albe del mondo” (Laterza, 343 pagine, 18 euro). L’occasione per ascoltarlo la offre la Commissione culturale della Sezione di Milano del Cai in un appassionante testa a testa con Alessandro Gogna, mostro sacro dell’alpinismo mondiale e a sua volta uomo di penna i cui libri rapresentano ormai dei classici. L’appuntamento è fissato per martedì 28 alle ore 20.45 presso la sede di via Duccio di Boninsegna.

Prime albe
La copertina del nuovo libro edito da Laterza.

Di che cosa parla il libro? Si parte dal Monte Bianco, con l’autore impegnato sul Petit Capucin sulle tracce di Giusto Gervasutti. Una scalata “di servizio”. Perché il bravo giornalista di montagna oltre a essere dotato di un buon fisico e animato da una vitalissima curiosità, deve o dovrebbe anche saper mettere le mani sulle rocce e brandire una piccozza. Poi si passa alla Patagonia, alla Terra del Fuoco, a Capo Horn e ai luoghi più selvaggi e misteriosi della Terra, dove Ferrari è stato alla ricerca di storie del passato. Archivi polverosi, emeroteche nei sotterranei di Nairobi, negozietti delle Ande: qua e là, Ferrari ha frugato alla ricerca di testimonianze dirette.

Nel libro Ferrari racconta di se, del suo lavoro e, insieme getta uno sguardo su vicende remote nel tempo o incontra personaggi importanti come Walter Bonatti che gli riservava un’ingiustificata diffidenza e invece poi finì per accoglierlo come un vecchio amico.

Il libro si divide in sette parti e propone, in conclusione, interessanti linee guida “per uno scaffale dedicato alle montagne e ai grandi spazi”. Infine ci si può sbizzarrire nello spulciare fra i nomi dei personaggi riportati nell’apposito indice fra i quali compare Massimo D’Alema che nel 1999 varò come Presidente del Consiglio una legge per la tutela delle minoranze linguistiche.

Ma come nacque Meridiani Montagne? “Era l’estate del 2001, e con un’idea un po’ temeraria in testa mi presentai dall’editore Giovanna Mazzocchi, erede del grande Gianni, uno dei principali imprenditori della carta stampata del Dopoguerra che fondò ‘Domus’, ‘Il Mondo’, ‘L’Europeo’, ‘Quattroruote’. Ricordo che era un pomeriggio grigio e afoso, Milano scoppiava dal traffico e le montagne erano la cosa più distante che ci fosse in quel pomeriggio cittadino; come sarei riuscito a convincere l’editore a fondare una rivista di montagna?

Ferrari e Pardini
Ferrari incontra il giornalista della Rai Paolo Pardini, altro autorevole divulgatore della montagna (ph. Serafin/MountCity)

“L’idea era dar vita a un periodico monografico di approfondimento sulle Alpi, che fosse al contempo figlio della tradizione editoriale alpinistica – quella per intenderci nata con i club alpini nazionali a metà Ottocento – ma che riuscisse a valicare le cortine del settore, per rivolgersi al grande pubblico. Al pubblico che ama la montagna, e che vuole conoscerla evitando la retorica edulcorante delle solite riviste di turismo”.

Così ha raccontato Marco Albino Ferrari, giornalista e affermato scrittore di libri di successo sulla montagna. La rivista nacque poco più avanti con una monografia dedicata al Monte Bianco. Ogni uscita è monografica ed è dedicata a un gruppo, una valle, o a una singola montagna importante delle Alpi.

“Con l’Editoriale Domus ci prendemmo qualche tempo per formalizzare e affinare l’dea”, continua Ferrari. “Ma era già chiaro – dalla piega che i nostri discorsi prendevano – che la rivista avrebbe dovuto diventare un riferimento per la cultura delle montagne: la qualità doveva essere la stella polare, anche se ciò avrebbe comportato alti costi di realizzazione”.

Dopo la prima uscita, sono arrivati i numeri sulle Dolomiti di Brenta, sulle Alpi Giulie, sul Cervino. E la rivista ha iniziato a farsi conoscere a un pubblico sempre più vasto, arrivando a toccare punti di diffusione decisamente alti. “Ciò che forse ha decretato il successo, è che ‘Meridiani Montagne’ non è solo una rivista, ma una rivista-libro da conservare. L’idea era riempire uno scaffale nelle case di chi ama la montagna, uno scaffale che contenga, numero dopo numero, l’intero arco alpino, con approfondimenti, testi di grandi firme, immagini che ‘raccontano la realtà’, e le plastigrafie delle cime, tutto da conservare nel tempo”.

“Meridiani Montagne” ha pubblicato anche numeri speciali a puntate come le grandi vie dell’Himalaya e la Via Alpina (attualmente sono in lavorazione e in parte già in distribuzione quattro speciali sulle Ande), ha pubblicato e prodotto film (come “Il Postino di montagna”, remake di un cortometraggio di Dino Buzzati, o “La via eterna”, o “Il Vento fa il suo giro”); una collana di libri inediti tra cui alcune chicche di Dino Buzzati, Mario Rigoni Stern, Massimo Mila, Fosco Maraini.

“Volevamo entrare in un’avventura editoriale”, ricorda ancora Ferrari, “che ci permettesse di parlare di montagna uscendo dagli stereotipi del ‘felice mondo alpestre’, volevamo raccontare la realtà cruda e concreta di chi vive nelle terre alte senza “abbellimenti” con reportage giornalistici di qualità. Volevamo proiettare il nostro immaginario nell’immenso patrimonio culturale che le Alpi hanno sviluppato nel tempo. Per capire quanto infiniti siano quei mondi che riempiono i nostri sogni”.

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