Le Terre Alte sprofondano a Milano. Mala tempora per i festival di cinema di montagna?

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L’immagine ufficiale del festival Terre Alte.

Cinema di montagna, se ci sei batti un colpo. A Milano ha fatto cilecca il Festival Terre Alte dal 16 al 25 ottobre giunto alla terza edizione. Fatto cilecca è dire poco. Le proiezioni a giorni alternati presso l’Auditorium San Fedele sono state altrettanti “forni”, termine con cui tradizionalmente si indicano le platee drammaticamente disertate dal pubblico. Nemmeno il film agiografico su Messner ha portato una boccata di ossigeno come forse ci si illudeva. Va comunque preso atto che sabato 25 ottobre, secondo un comunicato ufficiale, “un pubblico di appassionati ha partecipato con entusiasmo alla serata finale”.

Ci sarà una quarta edizione? Se lo chiede soprattutto l’Associazione Montagna Italia che ha organizzato la rassegna in collaborazione con la Sezione di Milano del Club Alpino Italiano, con il Touring Club Italiano e con la Provincia di Milano: un’organizzazione che pure fa cose egregie, compreso l’Orobie Film Festival (OFF) che a Bergamo a quanto pare spopola.

“L’evento”, era stato annunciato a Milano, “è aperto a tutti i film, i documentari, i film d’animazione, i corto o lungometraggi dedicati alle terre alte del Mondo. L’esplorazione, le escursioni, l’alpinismo, la verticalità e la montagna a 360° sono le tematiche affrontate dal Festival”. Che cosa può essere mancato? Forse un grande evento collaterale, ma di che genere? Forse una migliore comunicazione? O forse un pizzico di paprica in più, leggasi quell’adrenalina che è ormai un ingrediente indispensabile per catturare platee giovani e ormai assuefatte alle spericolate evoluzioni in terra e in cielo che zampillano da You Tube…

Andrebbe aggiunto che in questo periodo i circuiti cinematografici delle prime visioni, se proprio uno desidera uscire la sera, offrono occasioni da non mancare, compreso quel “Sale della terra” di Wim Wenders dedicato al grandissimo fotografo Sebastiao Salgado: un film imperdibile!

C’è chi tuttavia non molla la presa. Vale la pena di citare in questo contesto l’associazione milanese no profit Altispazi che dovrebbe avere vari assi nella manica per questa stagione , e “Gente di Montagna”, un’associazione per la promozione sociale nata nel 2002 e formata da persone che, provenendo da esperienze significative in campo culturale, formativo e tecnico, hanno dato vita a un gruppo impegnato nella promozione della cultura e delle tradizioni delle valli alpine e nella valorizzazione dell’ambiente nelle Terre Alte.

Sotto la guida di Davide Torri che ne è presidente, “Gente di montagna” promuove ricerche e pubblicazioni con importanti partner ma anche documentari, spettacoli, rassegne, incontri, concerti e altro ancora per raccontare a molti i diversi aspetti della montagna. Da tre anni il gruppo porta in giro nelle piazze “minori”, in teatri parrocchiali e spazi analoghi, l’esemplare “Due amori”, un monologo di Dario Nicoli sulla vita dell’indimenticabile Renato Casarotto: in scena una scrivania, una tenda da bivacco, un pianoforte e Nicioli nella doppia veste di Casarotto e di un giornalista suo amico che è stato testimone di alcuni suoi eccezionali exploit. Da non perdere, viene da dire.

Ora Gente di Montagna rilancia, come ha anticipato MountCity, la rassegna Brescia Winter Film con una serie di proposte inedite che dimostrano come la cinematografia specializzata di montagne e avventura abbia fatto progressi dovunque tranne in Italia.

Wenders e Salgado
Wim Wenders e Sebastiao Salgado nello stupendo “Il sale della terra” in programmazione a Milano.

Prospettive del cinema di montagna in Italia? Le rassegne estive nelle località turistiche vivacchiano facendo a gara a chi presenta l’opera più originale, ma spesso devono accontentarsi di corti ripescati da altre rassegne magari concorrenti o di film di alpinismo dove “la sempre maggiore specializzazione conseguente all’innalzamento delle difficoltà porta una certa sterilità sulle cose da dire a scapito del gesto atletico che viene privilegiato”, come ha giustamente osservato Augusto Golin nel 2005 intervenendo in un’inchiesta sull’allora vivo e vegeto Scarpone che il CAI ha deciso di relegare sul web.

La strada del cortometraggio di qualità è tutta in salita e richiede entusiasmo e un pizzico di fortuna. Ma chi è il pazzo che decide di mettere in cantiere un cortometraggio di montagna? Realizzare produzioni indipendenti, come nel caso del film su Ninì Pietrasanta che Gigi Giustiniani ha realizzato con spezzoni originali realizzati dalla celebre “pellegrina delle Alpi”, rasenta la follia.

Una fatica improba e piena d’incognite, quella del filmaker di montagna e del produttore. Un ipotetico sbocco potrebbero essere le 24 rassegne specializzate legate alla cordata di Alliance, che nel mondo perpetuano il mito del cinema di montagna (5 solo in Italia!). Non risulta però che esista un mercato riservato a questa cinematografia specializzata ed è tutto da valutare quanto contino gli incentivi delle Film commission nelle varie regioni e le raccolte di fondi organizzate in rete con il sistema del crowd funding.

Eppure, basandosi su un concetto espresso dallo storico Gianni Rondolino in “Cinema delle montagne” (UTET, Museo nazionale della montagna, 2004), è proprio la condizione di minorità del cinema di montagna a evidenziarne la sostanziale originalità. Di sicuro la varietà delle storie e dei personaggi che si muovono sullo sfondo delle montagne non ne ha mai limitato, fin dai primordi, la struttura spettacolare. Oggi poi le microtelecamere ad alta definizione “go-pro” consentono, a chi è in grado di usarle, di raggiungere effetti spettacolari mai visti prima.

Aria di montagna soffia comunque sugli schermi di questo autunno. Immagini alpestri fanno irruzione in novembre nei grandi circuiti con due titoli molto attesi: “Torneranno i prati” dell’ottantaquattrenne Ermanno Olmi che racconta una nottata sul fronte nord-est dopo gli ultimi sanguinosi scontri del 1917, e “Sils Maria” di Olivier Assayas, una storia d’amore con la diva francese Juliette Binoche ambientata nell’omonima località dell’Engadina. Per gli appassionati di sport invernali si annuncia anche un interessante “Days of My Youth” in sintonia con la “filosofia” della Red Bull che lo ha realizzato. Staremo a vedere.

Ser

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