E’ corretto che l’albergatore faccia da guida ai turisti?

Meglio scegliere come compagno di gita una guida alpina, un accompagnatore di media montagna o un accompagnatore di territorio? E se invece adottassimo l’albergatore che ci accoglie e si offre gentilmente di accompagnarci? Da quando la Provincia autonoma di Trento ha deliberato che gli albergatori possono accompagnare i turisti in montagna “in percorsi non complessi” si è creato un certo subbuglio di tipo chiaramente corporativo. Qualcosa di molto simile alla rivolta.

Le Guide alpine trentine, a quanto pare, non ci stanno e sono pronte a denunciare per esercizio abusivo della professione gli albergatori-accompagnatori, se solo ci provano a improvvisarsi guide. La sensazione è che dello stesso parere siano gli accompagnatori di media montagna e gli accompagnatori di territorio, figure professionali di recente istituzione, parenti stretti delle guide come si può desumere dai siti internet dei collegi regionali.

No, non ci voleva tutto questo malessere annunciato con un articolo di Andrea Selva (Guide alpine in rivolta: “No agli albergatori sulle cime con i turisti”) sul quotidiano La Repubblica di martedì 4 novembre. Non ci voleva perché rischia di pregiudicare ulteriormente le sorti del turismo alpino già abbastanza compromesse dalla crisi e dalle turbolenze della meteo che ha fortemente penalizzato le recenti vacanze estive.

Ma tant’è. La tutela di una professione importante come quella della guida alpina, già minacciata da abusivismi di ogni genere, dovrebbe essere di primario interesse. “Non può passare il principio che chiunque possa accompagnare i turisti in montagna”, spiega a La Repubblica Martino Peterlongo, presidente delle guide trentine.

Ma è giusto preoccuparsi? In realtà, replica il titolare di un hotel, nessun albergatore vuole rubare il mestiere delle guide, ma si tratta di aiutare i clienti a vivere e capire la montagna, altrimenti per difendere le professioni si finisce che non si rende un buon servizio ai turisti. Diciamo pure che si tratta in molti casi di alfabetizzare gli ignari clienti sulla montagna, una materia in cui gli italiani non eccellono, anzi sono particolarmente ignoranti.

Tita Piaz
Tita Piaz, un mito dell’alpinismo e dell’accoglienza.

All’albergatore sarebbe dunque giusto e legittimo chiedere dimestichezza con il territorio, con le sue risorse e con le possibilità offerte ai turisti, escursionismo compreso. La competenza in materia fa parte del suo bagaglio professionale.

Qualche esempio? Illustri guide alpine sono o sono state anche degli ottimi albergatori. Idem per i maestri di sci. Tra le guide basta pensare a Jean Pellissier, il diavolo del Cervino, e alla sua deliziosa locanda un tempo aperta a Cervinia. O, restando a Cervinia, ai Maquignaz o ai Bich nelle cui dinastie si alternano guide alpine e albergatori, ovvero personaggi che facevano e fanno contemporaneamente l’una e l’altra professione. O al mai dimenticato re della valanga azzurra Gustavo Thoeni che impeccabilmente gestisce l’albergo di famiglia a Trafoi. O a Tita Piaz, il diavolo delle Dolomiti, il cui nome è tuttora legato a un albergo della Val di Fassa noto per l’ottima accoglienza che offre ai turisti. L’auspicio è che gli albergatori di montagna siano davvero sempre all’altezza del ruolo che svolgono come uomini del territorio, e non brillino soltanto per la qualità degli strudel o per l’efficienza dei bagni di fieno. O no?

Ser

Per saperne di più: www.provincia.tn.it    www.guidealpinetrentino.it

L’argomento è stato ripreso il 7 novembre da Montagna.Tv che annuncia sulla delicata situazione segnalata da MountCity un’intervista a Cesare Cesa Bianchi, presidente del Collegio nazionale delle guide alpine italiane.

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