Carlo Castellaneta, la montagna nel cuore

La notizia riportata da tutti i giornali che lo scrittore Carlo Castellaneta (1930-2013) è entrato il 2 novembre 2014 nel Pantheon di Milano con la cerimonia d’iscrizione al Famedio del Monumentale è una buona occasione per ricordare la passione per le vette di questo illustre cittadino i cui libri sono tradotti in Francia, Inghilterra, Spagna e America Latina.

La montagna gli entrò nel sangue a 14 anni dopo un’ascensione con un gruppo di giovanotti più grandi di lui al Pizzo Stella, sopra Campodolcino. Gli è entrata anche nella penna, e quando lo intervistai nel 1989 per Lo Scarpone, Castellaneta era uno dei pochi scrittori contemporanei che potessero vantare nelle pagine di un suo famoso romanzo, “Gli incantesimi”, una presenza “alpinistica” concreta e minuziosa.

“Il rilievo delle Lepontine, a detta delle guide, si tien prossimo ai tremila”, vi si legge, “e anzi li supera in numerose cime, com’è il Pizzo Stella, piramide dioritica non a caso prescelta tra duecentosedici ghiacciai di Lombardia, in virtù di questa cresta sud-est la cui larga groppa di detriti conduce in vetta”.

E più avanti: “Salivamo all’alba e ora, superata la Capanna Chiavenna, la neve che era caduta nella notte ammantava fin la morena centrale, ricopriva la piccola seraccata che ricordavo a poca distanza dal fronte del ghiacciaio, e così il ghiaccio della lingua, verdognola e vetrosa, infarinato anch’esso”.

Nelle frasi di Castellaneta si ritrova anche un omaggio a quell’alpinismo di coppia che sembra tuttora una costante. “La soddisfazione di vederla arrampicare, Giovanna, dietro di me, e nel gran silenzio soltanto lo scalpellare della punta sul ghiaccio, e poi il frullio dei ghiaccioli lungo il pendio, la vertigine di osservare ogni volta le schegge scivolare a valle strisciando il nevaio, e lei legata a me che sposta il nodo sul fianco verso monte, quando invertiamo la diagonale, cinque metri di nailon rosso tra noi, e vorrei quasi che mettesse un piede in fallo e precipitasse, perchè mi trovasse ben saldo nello strattone”.

Pizzo Stella (ph. Hikr.org)
Il Pizzo Stella al centro di un romanzo di Castellaneta (Ph.Hikr.org)

Non si scrivono pagine simili se non sotto l’influsso di un’esperienza vissuta a fondo. Dunque, chiesi a Castellaneta, che cosa sarebbe stata la sua narrativa e probabilmente la sua vita senza il Pizzo Stella?

“E’ stata lo ammetto, una presa di contatto con la montagna che ha lasciato ampie tracce. Sul Pizzo Stella ci sono tornato parecchi anni dopo con una persona…con una signora”.

C’è qualcosa in comune tra l’arrampicare e lo scrivere un libro?

“In entrambi i casi sono richieste disciplina e fatica”.

Quale è il suo rapporto con la montagna?

“Ho una casa in Val d’Aosta ed è lì che compio le mie escursioni, spesso affidandomi a una guida. Sono salito ai rifugi Monzino e Boccalatte, nel gruppo del Bianco, e al Ruitor. Ma non mi dispiacciono percorsi anche meno severi”.

L’alpinista che più ammira?

“Walter Bonatti: lo ricordo come una persona intelligente e modesta. E che penna raffinata sfoggiava ai tempi in cui raccontava le sue imprese nelle pagine di Epoca!”.

Lei vive a Milano, conclusi. Da milanese, si sente “ideologicamente” vicino alle montagne?

“Le Grigne, il Resegone sono a un’ora di macchina. Con mezza giornata a disposizione possiamo toglierci il gusto di una piacevole sciata…Sì, in effetti la montagna è uno dei motivi di fascino di questa Milano. Un’attrattiva pressoché irresistible per moltissimi giovani appassionati di arrampicata e di sport bianchi. Questa vocazione ‘montanara’ di Milano dovrebbe forse essere presa in maggiore considerazione”.

Ser

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