Segnaletica ingannevole, manutenzione carente. E siamo in Lombardia!

Centinaia di magnifici sentieri della Lombardia, elementi indispensabili di un turismo considerato sostenibile, stanno andando in malora mentre la Regione nega ogni forma di contributo alla loro manutenzione e le cosiddette istituzioni legate alla montagna non muovono un dito. MountCity ha denunciato questa situazione riportando l’annuncio dato in ottobre dal sottosegretario alla Montagna della Regione Ugo Parolo alla rassegna “Milano Montagna”: saranno i sentieri a fare le spese dei quattro miliardi di tagli alle Regioni. No, non ci sono pubbliche risorse per la manutenzione, ha detto il rappresentante della pubblica amministrazione. Anche se frane, alluvioni, nevicate hanno ulteriormente danneggiato questo inestimabile patrimonio, parte integrante delle foreste che occupano circa un quarto della Lombardia. E anche se quindici milioni sono stati messi a disposizione in Valtellina del pur importante comparto dello sci. “E’ sorprendente come in tutto ciò non si riescano a recuperare, che so, cinquecentomila euro per razionalizzare, uniformare e integrare l’immenso patrimonio della rete escursionistica provinciale in Valtellina secondo un progetto di ampio respiro”, scrive in questo articolo Giuseppe Popi Miotti, rinomato scrittore e guida alpina di Sondrio, denunciando una situazione ormai insostenibile. Un’indiscutibile vergogna per la Lombardia e per le sue montagne che noi cittadini tanto amiamo (R.S.)

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Giuseppe Popi Miotti

Un coro di lamentele

Questa estate, sui quotidiani locali in Lombardia, non sono state poche le lamentele di escursionisti che segnalavano la difficile se non pessima agibilità dei sentieri che avevano affrontato. Più volte ho pensato di intervenire dicendo la mia e c’è voluta l’ennesima esperienza diretta, questa volta nel Parco delle Orobie, a farmi decidere. Tuttavia già avevo pensato di scrivere qualcosa qualche tempo fa, compiendo la selvaggia e affascinante traversata che dalla Val di Rezzalo porta a Madrisio, tagliando a mezza costa il circo di vallate che confluiscono su Sondalo. Quel giorno ci siamo imbattuti in splendidi e nuovissimi cartelli del Parco Nazionale dello Stelvio quasi certamente collocati con l’uso dell’elicottero, mentre il sentiero che li collegava, era invece in condizioni tali che in un tratto abbiamo dovuto usare uno spezzone di corda. Mi sono allora messo nei panni di un turista che dopo aver raggiunto l’Alpe Dombastone grazie al ripido sentiero che sale da Mondadizza, trovando qui un invitante cartello per la Val di Rezzalo, avesse voluto avventurarsi in quella direzione e peggio, forse, sarebbe stato se avesse scelto di puntare verso Li Maree e l’Alpe Tocco. In ogni caso si tratta di percorsi non solo difficili da trovare, ma, se non ripristinati a dovere, anche potenzialmente molto, molto pericolosi. L’elenco sarebbe lunghissimo e non è possibile domandarsi come si possa proporre ai turisti, italiani e non, una rete escursionistica così scalcagnata. Continuiamo a illuderci che basti vendere bene il territorio, che servano una strategia e un marketing più incisivi per far sì che i turisti accorrano a frotte, ma questa dovrebbe esser invece l’ultima delle azioni da intraprendere per evitare di fare brutte figure con un’utenza spesso assai informata e sempre più esigente.

VENDITORI DI FUMO. Non possiamo più permetterci di vendere fumo o di credere che qualche grande evento risani la situazione, la storia stessa insegna che gli effetti positivi, se ce ne sono stati, sono sempre stati limitati nel tempo e nello spazio. Comprensibilmente, o forse ingenuamente, i politici, le amministrazioni hanno sempre puntato su progetti di grande visibilità. Più probabilmente a loro poco importa pianificare il futuro con saggezza: meglio apparire e illudere i cittadini che come sempre, a quanto pare, ci cascano. Si investono o si dirottano ingenti somme di denaro nella realizzazione di nuove strade, di edifici o per le cosiddette “infrastrutture”, ma anche per campagne pubblicitarie che il più delle volte risultano di dubbia utilità. Stupisce come comuni ed enti vari trovino denaro per finanziare strade forestali spesso inutili e non abbiano un centesimo per tagliare due tronchi di traverso sul sentiero che da Forbicina sale al rifugio Del Grande Camerini. Si finanziano in blocco importanti realtà prossime al collasso come recentemente è avvenuto per gli impianti di sci e ci si scorda di curare e migliorare la percorribilità di un territorio che estate e inverno consenta la sua fruizione turistica.

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Il deplorevole stato dei cartelli nel Parco delle Orobie Valtellinesi (ph. G. Miotti)

INIZIATIVE ESTEMPORANEE. Da fondovalle fino alle alte vette tutto viene invece generalmente, e disordinatamente, lasciato a iniziative estemporanee per quanto a volte di grande importanza. I punti deboli di questo modo di procedere sono essenzialmente due: la scarsa professionalità con cui a volte viene apposta la segnaletica (verticale e orizzontale) e la scarsa o nulla opera di manutenzione dei percorsi. Senza voler urtare la suscettibilità di tanti che si prodigano nella difficile opera della sentieristica, mi permetto però di rilevare come spesso, poiché il lavoro è svolto da operatori locali, la segnaletica sia insufficiente, parziale (magari visibile solo per chi sale ma non in senso opposto) e a volte anche pericolosamente fuorviante. Chi per abitudine frequenta un luogo tende, infatti, a interpretare il percorso e le sue difficoltà in maniera molto diversa da quella di un escursionista che giunge da fuori. Ecco dunque che ad un bivio dove per noi la prosecuzione appare evidente, un turista può trovarsi in difficoltà; lo stesso può valere per passaggi esposti che noi superiamo in scioltezza, ma che altri potrebbero trovare difficili e che con un minimo potrebbero essere resi meglio transitabili.

INFINITI SPUNTI DI SVAGO E CONOSCENZA. Pensiamo anche ai numerosi sentieri che s’irradiano dai nostri paesi e che potenzialmente permetterebbero al turista anche meno allenato di poter godere appieno del soggiorno in loco fornendo infiniti spunti di svago e conoscenza. Lo stesso Sentiero Valtellina, bellissimo biglietto da visita per il turismo ciclo-pedonale, soffre di carenze nella segnaletica che, se non si è provveduto in questi mesi, andrebbero sanate. Alpini, Protezione civile, club alpini, associazioni varie, tutte queste realtà potrebbero fornire e spesso forniscono un valido supporto di mano d’opera, ma la Provincia, o chi per essa in futuro, dovrebbe dotarsi di un apposito organismo a cui facciano capo tutte le iniziative inerenti la rete escursionistica o comunque di un organismo di controllo e supervisione. Per quanto generalmente non veda di buon occhio tali apparati è mia opinione che in questo caso, visto che il turismo estivo non è certo meno importante di quello invernale, un punto di riferimento stabile per questo strategico settore sia da prendere seriamente in considerazione. Ovviamente bisognerebbe però anche fare un piccolo sforzo culturale per comprendere che pur non essendo una realtà facilmente inquadrabile secondo i rigidi, limitati e spesso ingannevoli parametri usati per definire una risorsa economica, il nostro stesso territorio è potenzialmente una fonte di benessere diffuso da valorizzare in ogni modo possibile, una “industria” che con buona probabilità rende già ora più dello sci, anche se proprio per le sue caratteristiche di “polverizzazione” è difficilmente conoscibile e “spendibile” politicamente. Non me la prendo ovviamente con i quindici milioni che la Regione ha messo a disposizione dell’importante comparto dello sci, ma è sorprendente come in tutto ciò non se ne riescano a recuperare, che so, cinquecentomila per razionalizzare, uniformare e integrare l’immenso patrimonio della rete escursionistica provinciale secondo un progetto di ampio respiro.

OCCASIONI MANCATE. Eppure pianificare e sostenere il patrimonio dei nostri sentieri potrebbe essere anche un’occasione per dare lavoro, cosa che di questi tempi non pare di poca importanza. Anche noi, come semplici camminatori potremmo però dare una piccola mano, ad esempio spostando un sasso caduto sul percorso, togliendo un ramo di traverso, spezzando i ramoscelli o le felci che rendono scomodo il passaggio, costruendo un ometto ove un bivio può far sorgere il dubbio sull’esatta prosecuzione. Se tutti avessimo un occhio di riguardo verso il sentiero, un sasso oggi, un ramo domani, il tracciato resterebbe molto più pulito e percorribile limitando la necessità di interventi. Questa buona norma, che a mio avviso dovrebbe essere insegnata in tutte le scuole di alpinismo e adottata in ogni gita guidata o meno, non è ovviamente sufficiente, ma sarebbe comunque un minuscolo gesto di rispetto nei confronti del tracciato, della mulattiera e di chi li ha pensati e disegnati, oltre che, in certa misura, anche di senso civico. Detto ciò, non appare superfluo aggiungere che un’ottima rete escursionistica deve essere un tassello non secondario delle nostre attrattive, ma assieme agli altri elementi di valorizzazione, storici, sportivi, culturali e ambientali, resterà quasi fine a se stessa se non si comincerà a pensare al territorio come un’unica entità da armonizzare, evitando nuove speculazioni per preservare quel poco che resta e cambiando radicalmente direzione, se mai ne ha avuta una, alla proposta turistica provinciale.

Giuseppe Popi Miotti

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