A che età rinunciare ai sogni di gloria?

Masa
Un’immagine giovanile di Paolo Masa. Nella foto sopra mentre arrampica.

A 78 anni Riccardo Cassin tornò ad affrontare nel 1987 il sesto grado della nord est al Badile dove era passato mezzo secolo prima con Ratti, Esposito, Molteni e Valsecchi. Particolare non trascurabile: non era più lui a tirare la cordata ma due aitanti “ragni” che lo precedevano. Ottima scelta. Perché lo scalatore, sia pure estremo, arrivato a una certa età, un limite deve o dovrebbe sempre imporselo.

A che età dunque le difficoltà estreme diventano tabù per uno scalatore? L’incidente al valtellinese Paolo Masa che sulla soglia della sessantina affrontava in ottobre il settimo grado della via “Oceano irrazionale” su quel Precipizio degli Asteroidi che incombe sulla Valle di Mello dovrebbe, con tutto il rispetto per l’infortunato, far riflettere.

Come comportarsi dunque in questi casi dopo i cinquanta, quando si è ancora assetati di avventure e non ci accontenta, tanto per fare qualcosa di strano, di ballare una macarena con Belen?

Le minoranze arrampicanti della Valle di Mello su questo aspetto preferiscono non pronunciarsi o lo fanno raccomandando che sia conservato l’anonimato. Forse per scaramanzia o per non precludersi nuovi sviluppi alla loro attività senza doversi sentirsi apostrofare con un “te l’avevo detto”. Ben sapendo che la longevità, vissuta con le dovute maniere, per fortuna è un requisito diffuso tra scalatori e guide alpine.

E una brava guida alpina lo è fin nel midollo Masa, con un curriculum professionale esemplare che comprende sei vie sul Capitan (“alcune delle quali salite in terza età e in evidente stato di gravidanza”, riferisce scherzando nel suo sito). Anche a Jacopo Merizzi, suppergiù coetaneo, che era con lui nell’”Oceano irrazionale” al momento dell’incidente, piace scherzare, impregnato com’è del tipico gusto iconoclastico dei sassisti della Val di Mello.

Ai quali sassisti Merizzi dedicò negli anni Ottanta un curioso documentario-brivido intitolato “Precipitombolix” senza immaginare o forse rifiutandosi di immaginare che un giorno sarebbe toccato a lui precipitare rovinosamente da una cascata ghiacciata. Sarà poi vero che, nell’alpinismo, è meglio non scherzare troppo con il fuoco?

Si può essere malati o addirittura drogati di montagna e di scalate, come riconosce nei suoi libri il veterano Hans Kammerlander; si possono avere tre figli distribuiti su due generazioni come è il caso di Masa, classe 1956. Ma non si dovrebbe probabilmente ignorare a che cosa si va incontro affrontando a 58 anni una via considerata uno dei simboli della Val di Mello, la prima via di VII grado delle Alpi centrali. Un itinerario che non è attrezzato e viene salito con l’ausilio di protezioni veloci.

Precipizio degli Asteroidi
Il Precipizio degli Asteroidi, simbolo della Val di Mello. La foto in alto è di Claude Gardien.

A quanto si è appreso, Masa al momento dell’incidente stava affrontando il tiro della tromba, come viene chiamata la larga fessura che fende il Precipizio a circa metà della via. A quel punto è scivolato battendo violentemente la testa e perdendo conoscenza per diversi minuti.

Con quale spirito si può ora esprimere, dopo avere augurato a Masa una pronta guarigione, una pseudo morale su certe diffuse tendenze super giovaniliste degli scalatori e sul fatto che tanti di loro ancora cercano di convincersi che il passare degli anni sia una faccenda che riguarda soltanto i comuni mortali?

E c’è qualche consiglio di offrire a chi, a dispetto dell’anagrafe, non rinuncia a mettersi alla prova su vie estreme?

“Neppure io sono immune da tendenze giovanilistiche”, ammette uno scalatore di lungo corso che accetta di parlare con noi di MountCity, “ma a causa di alcune esperienze negative ho capito che se vogliamo affrontare vie impegnative in stile tradizionale dobbiamo disporre di attrezzature adeguate e un po’ eccedenti rispetto a quelle che usavamo trent’anni or sono. Meglio farle, queste vie, con un compagno più giovane (meglio ancora se sono in due) che possa sostenere la salita e andare davanti. E se possibile cerchiamo di non cadere nella trappola del ‘tanto la conosco bene’, pensiero ingannevole che ci deve portare a non sottovalutare, a essere allenati e magari minimamente in forma e non con cinque o dieci chili di più sul culo e sulla panza”.

”Inutile farsi illusioni”, aggiunge il nostro interlocutore. “A un certo punto ci si deve rendere conto”, spiega, “di diventare sempre più inadeguati alle circostanze, di bastare appena appena per se stessi (e non sempre). Bisogna imporsi di percepire che si è fuori luogo in posti dove prima si ‘imperversava’ da signori”.

Attenzione allora ai dolorini (o doloroni) qua e là. E cautela se tu, veterano dell’arrampicata, sei sempre più insofferente verso la fatica e l’ingaggio, se sei titubante e sotto sotto pauroso anche se magari fai finta di nulla, se metti a tacere queste sensazioni indegne di uno scalatore e cerchi di fare il superiore. Probabilmente non hai più voglia di rischiare. Tutti sentimenti che peggiorano la tua performance. E sui quali conviene riflettere. Finché sei in tempo: anche per evitare di farsi venire a recuperare come un “normale scalatore della domenica”.

Ser

2 thoughts on “A che età rinunciare ai sogni di gloria?

  • 16/11/2014 at 00:22
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    Da giovane alpinista non condivido per nulla le riflessioni dell’autore. Essere giovani in montagna non garantisce nulla, come non lo garantisce essere uomini. Tanto più che chi conosce la guida in questione sa che arrampica molto meglio della maggior parte del giovane materiale umano attualmente a disposizione sul granito. E, alpinista defilatissimo dal curriculum stellare, non credo proprio che sia alla ricerca di “sogni di gloria”, tanto meno tardivi.
    Purtroppo su un tiro così duro, anche un inconveniente altrove irrilevante può determinare la caduta. Esistono mille problemi indipendenti dalla nostra volontà che ci possono ostacolare su passaggi così duri.

    L’unica cosa utile che si poteva dire nell’articolo non si è detta, cioè: portare il casco, anche quando la roccia è solida. E usare bene le protezioni mobili di nuova generazione, come i Big Bro.

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    • 17/11/2014 at 18:04
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      Credo anch’io non sia una questione di età. A 58 anni se si è ben allenati e si fanno vie impegnative spesso e volentieri, oggi si va ancora forte, come scrive CPc. Forse oggi a 78 l’età potrebbe farsi sentire, ma tra vent’anni un 78 enne potrebbe sentirsene e dimostrarne ancora dieci di meno. C’entra forse l’età con gli incidenti che capitano a giovani guide e alpinisti? Sono troppe le incognite e gli imprevisti, talvolta vere e proprie disattenzioni, alla base degli incidenti in montagna per ridurli ad una questione di età. Qualche anno fa un amico guida quarantenne si è fatto un volo di 15 m perché si è appeso a un rinvio in cui il moschettone era infilato nella “fettuccia” del marchio e non in quella del rinvio vero e proprio. Non se ne era accorto! otto mesi dopo ha ricominciato ad arrampicare e nessuno gli ha detto «non hai più l’età», ma tutti si sono detti «bisogna essere attenti al 110 %». Chi se la sente continui, è una questione di responsabilità personale. Corretta anche l’osservazione sul casco.

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