La neve delle piste? Meglio che i bambini non la mangino

Ai bambini che conduciamo sulle piste di sci raccomandiamo in genere di non mangiare la neve, perlomeno quella che sappiamo provenire dai bacini artificiali, quella prodotta dai “cannoni”, quella lavorata dai cingoli dei “gatti”. Precauzioni inutili? Da qualche tempo il Trentino riempie le pagine dei giornali con l’immagine di un minisciatore pistaiolo che addenta golosamente una palla di neve. Da notare la coda di paglia: la scritta “Aria buona” non fa prudenzialmente riferimento alla qualità della neve. Che non può in alcun caso essere “buona” da mangiare anche se è sicuramente ottima per farvi scorrere le solette degli sci e per incrementare i fatturati, finché dura, degli impiantisti.

Perché dubitare della “commestibilità” della neve su cui si scia? Si sa da tempo che alcune sostanze possono catalizzare e facilitare la formazione di nuclei di congelamento, per esempio l’utilizzo di una proteina prodotta per fermentazione in ambiente controllato dal batterio Pseudomonas syringae. In passato, a quanto si apprende da Wikipedia, si è fatto uso di tale metodo, “oggi però il controllo del diametro degli spruzzatori dei cannoni da neve rende inutili tali additivi, e l’analisi chimica non evidenzia quasi mai differenze tra la neve prodotta dai cannoni e quella naturale”. “Quasi mai”, appunto. E nessuno è in grado di assicurarci che davvero tali particolari inquietanti trapelerebbero qualora la neve su cui i bambini sciano contenesse questi organismi, per quanto non patogeni. Più che fondato è dunque il convincimento che tale notizia resterebbe “blindata” sulla quasi totalità dei media.

Bimbi a scuola di sci copia
Baby sciatori in azione a Sils Maria (ph. Serafin/MountCity)

La storia della neve artificiale è, a un primo esame, molto incerta e contraddittoria. A quanto si può apprendere, fin dagli anni Novanta è proibito in Italia e altrove nelle Alpi l’uso di additivi di qualsiasi tipo per innalzare il punto crioscopico dell’acqua. Ciò non toglie che nel 2009, nel rapporto “Rapport-neige-culture” del Ministero francese dell’ecologia si legga l’invito (raccomandazione n.5) alla Direzione generale per la prevenzione dei rischi di proibire l’aggiunta di additivi cryogeni nell’acqua per la produzione della neve: nel dubbio, evidentemente, che possano essere nocivi per la salute.

Il problema a livello europeo ha continuato dunque a sussistere nonostante i divieti. E in ogni modo, a dispetto della pubblicità del Trentino, dovremmo tutti sentire il dovere di mettere in guardia i nostri bambini: questa neve non è da mangiare! (Ser)

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