La “Via del Gaggia” in Valtellina, un itinerario da scoprire

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Luca Gaggianese (1963-2012)

I colleghi lo ricordano come un grande professionista nel campo del fund raising (ricerca di fondi per iniziative benefiche e culturali). Gli amici della Società Escursionisti Milanesi non dimenticano invece la sua passione per la montagna e al milanese Luca Gaggianese, morto nel 2012 a 39 anni sotto il Dôme des Écrins, hanno dedicato una via di roccia in Valtellina. Ne danno l’annuncio gli istruttori della Scuola di alpinismo, scialpinismo, arrampicata libera e sciescursionismo “Silvio Saglio” CAI SEM di cui Luca faceva parte essendo a sua volta Istruttore nazionale. La Via del Gaggia, così è stata denominata, è stata aperta tra luglio e settembre. “Possiamo orgogliosamente affermare”, spiegano gli istruttori della “Saglio” in un comunicato, “che si tratta della prima ‘apertura collettiva’ di una via, da parte della nostra scuola dai tempi della sua fondazione”. 
La via si trova in Valmalenco (sopra Sondrio), presso la diga di Campo Moro, a circa 2.200 metri di quota. Il tracciato sale su una bella struttura di serpentino denominata “Pilastri del lago”, correndo sull’estrema sinistra della parete, circa 15-20 metri a sinistra della nota via “Caprice”. Ha un’esposizione nord (consigliati i mesi estivi e un clima asciutto) e offre 7 tiri piuttosto lunghi (35-50 metri), con difficoltà media di 5a e pochi passaggi tra il 5c e il 6a+.

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Gli istruttori della SEM al lavoro per attrezzare la Via del Gaggia.

La Via del Gaggia, spiegano ancora gli istruttori della Scuola “Silvio Saglio”, è attrezzata a fix da 10 mm (soste con doppia maglia rapida e cordone di giunzione) ma non in modo “sistematico”: se i tratti chiave sono ottimamente protetti, quelli facili possono invece presentare una distanza che invoglia a integrare con dadi e friend. La si può discendere in doppia (nel caso: obbligatorie due corde da 60 metri) ma è consigliata la discesa a piedi (dalla cima si scende sul versante opposto, in Val Poschiavina, e si torna poi alla base piegando verso sinistra, per prati e sentiero, in ca 35 minuti). Durante le fasi di apertura, la via è stata anche disgaggiata e ripulita. I familiari di Luca, che hanno sempre seguito gli sviluppi del progetto, hanno presenziato alla sua inaugurazione: domenica 19 ottobre è stata posta una piccola targa all’attacco e la via è stata dichiarata ufficialmente “aperta”.

Come alcuni ricorderanno, nel novembre del 2012 Gaggianese insieme con Francesco Cantù, primario del reparto di cardiologia dell’Ospedale di Lecco, e Damiano Barabino, medico cardiologo di Pontedecimo (Genova), avevano bivaccato nella bufera a 3900 metri di quota sotto il Dôme des Écrins. Poi i tre avevano scelto di scendere a corda doppia dal versante Nord-Ovest. Si erano portati alla spalla all’altezza dell’ultimo seracco della via normale al Dôme e lì avevano incominciato la discesa per la goulotte Boivin, una via di 800 metri estremamente difficile con tratti a 90º. Erano già a due terzi della discesa, non lontani ormai dall’attacco (2900 m) e dalla salvezza. Lì sono rimasti. Il tempo era infernale. L’ultimo contatto era di poche ore prima. Un messaggio rassicurante: “Abbiamo già finito le doppie”. Poi più nulla. Il maltempo è imperversato per una settimana e i corpi sono stati recuperati dopo mesi di ricerche.

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