Solo pioggia (per ora) in Lombardia alle alte quote. Godiamoci su “Orobie” lo spettacolo delle nevicate “spaziali” dello scorso inverno

Orobie
La copertina di “Orobie”di dicembre.

La neve sulle montagne della Lombardia è presente all’inizio del mese di dicembre dai 1800 m di quota in su; a 2000 m il manto è di circa 30 centimetri. Negli ultimi giorni di novembre (il più caldo da sempre, a quanto pare) ha piovuto sino a 2.000 metri e la neve risulta molto bagnata e pesante. Da evitare per chi si avventura con pelli di foca e ciaspole sono i pendii ripidi per possibili colate di neve bagnata. Questo ci dice il Servizio Info Point della Comunità Montana della Valsassina, Valvarrone, Val d’Esino e Riviera a cura della Casa delle Guide di Introbio e patrocinato dal Soccorso alpino in relazione al progetto “Montagna sicura”. Alla luce di queste notizie, avremo ancora un inverno nevoso come quello che ci siamo lasciati alle spalle? O sarà tutta pioggia fino alle alte quote mettendo in crisi anche gli impianti di innevamento artificiale che necessitano per funzionare di temperature rigide? Le immagini in rete delle piste di Bormio alla vigilia della riapertura sono desolanti: prati dappertutto e qualche chiazza di neve. Analoga la situazione nella Skiarea Valchiavenna Madesimo Campodolcino che dopo una forzata chiusura annuncia una riapertura non si sa quanto “regolare” per il 7 dicembre.

Alpe Scima
Un particolare dell’alpe Scima in Val Bodengo fotografata per “Orobie” da Alberto Locatelli e Roberto Moiola (per gentile concessione).

Fatti gli scongiuri, e con l’occhio rivolto al termometro in vista nell’inaugurazione ufficiale, il 7 dicembre, della stagione dello sci, leggiamoci sulla bella rivista “Orobie” diretta da Pino Capellini un favoloso servizio fotografico sull’inverno “spaziale” del 2013-2014, quando le Alpi hanno vissuto una stagione con nevicate che non si registravano da decenni. I fotografi della rivista sono saliti in quei giorni con l’elicottero all’Alpe Scima in Val Bodengo (Chiavenna). Delle baite sommerse dalla candida coltre s’intuiva solo la sagoma e Alberto Locatelli e Roberto Moiola hanno documentato in modo magistrale quello scenario, con un manto nevoso che oltre i duemila aveva uno spessore dai 7 ai 13 metri.

“Si, la neve che è caduta l’anno scorso sulle nostre montagne non la vedevamo proprio da un bel po’ di tempo”, scrive Capellini nell’editoriale. “Una stagione piovosa, soprattutto verso febbraio, e neanche un fiocco al piano. Nemmeno nelle valli si è visto un granché, ma più in alto è come se si fosse aperto un mulino nel cielo. Metri e metri, anche oltre otto-dieci metri, a seppellire baite, vecchie contrade, rifugi sotto lo strato bianco”. Di questo passo, il fenomeno potrebbe forse ripetersi anche nell’inverno che si sta approssimando fra i tepori di un autunno quasi tropicale colpevole di avere riempito l’Italia di bufere e di frane.

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