Minuto per minuto la nascita di un camoscio fra le pietraie

Al momento delle contrazione la madre è sdraiata nella pietraia. Ma quando capisce che il bebè sta per venire alla luce si alza e cerca invano di aiutarlo girandosi e contorcendosi. Sei minuti dura il travaglio, ed ecco che il piccolo camoscio viene deposto per terra e la madre lo lecca con cura finché il pargoletto compie esitante i primi passi. E’ un filmato pieno di tenerezza quello realizzato da Jacques Berlie, zoofilo svizzero appassionato che da una cinquantina d’anni studia i comportamenti dei camosci. Giustamente la Tribune de Genéve mette l’evento nella home page dove è possibile visionarlo. La ripresa (di cui proponiamo qui due fermo-immagine) è stata effettuata nella località di La Dole con un teleobiettivo. Berlie quel giorno ha girato per un’ora e mezza senza mai cambiare inquadratura, resistendo a un terribile mal di schiena che lo attanagliava per colpa della posizione decisamente scomoda in cui si trovava. Era, per l’esattezza, il 27 maggio. Il periodo delle nascite per questi ungulati va infatti dal 15 maggio al 15 giugno. In generale, la femmina di camoscio partorisce un solo capretto: i parti gemellari sono del tutto eccezionali. In Italia, il camoscio è diffuso sui pendii montani delle Alpi con una popolazione che nel 2008 contava 124.000 individui, di cui 19.500 in Lombardia (da: Rapporto sulla fauna selvatica in Lombardia).
 La maggiore presenza di individui è riscontrabile nelle province di Trento, Bolzano e Verona (Prealpi Veronesi) e in Piemonte, nei cui territori risulta al momento concentrato il 62% dei camosci alpini italiani. Il suo limite meridionale in Italia è nella Provincia di Imperia, ove vi è una popolazione stanziale.

E ora dove vai?
Primi passi…e la madre lo osserva preoccupata.

La gestazione dura 160-170 giorni. Nel periodo dei parti le femmine gravide hanno un comportamento particolare. Mentre gli altri camosci (maschi adulti, giovani immaturi e femmine non gravide) risalgono progressivamente in quota, le “gestanti” si spostano per il parto su pendii poco accessibili o addirittura su pareti a strapiombo. Pochi giorni dopo il parto si formano gruppi costituiti dalle femmine e dai nuovi nati, che si localizzano in preferenza sui pascoli alpini.
Queste zone sono in grado di offrire le risorse alimentari necessarie al dispendio energetico dovuto all’allattamento. Il piccolo rimane con la madre per tutto il primo anno di vita, fino al momento del parto successivo quando viene allontanato. Nel caso in cui invece la femmina non sia gravida, può capitare che questo legame si prolunghi di un anno.

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