Gogna racconta i suoi “nuovi mattini” nel Mezzogiorno

In occasione dell’uscita del nuovo libro di Alessandro Gogna “La Pietra dei Sogni”, edito da Versante Sud, la seconda serata del programma Alt(r)sere, realizzata a Milano in collaborazione con la Fondazione Cineteca Italiana, è dedicata martedì 9 dicembre all’esplorazione verticale in Italia meridionale. Lo stesso Gogna presenta la sua nuova opera e ripercorre la storia dell’arrampicata al Sud attraverso i ricordi personali e a quelli degli altri ospiti della serata, gli alpinisti Maurizio Oviglia e Marco Bernardi, apritori di mitiche vie in Sardegna. Ad accompagnare e commentare i racconti numerose le immagini da materiale video originale degli anni ’80 proveniente dagli archivi RAI e assolutamente inedito. Partecipazione straordinaria e interventi musicali dal vivo sono della cantautrice Joan Thiele. Fin qui la serata. Il libro, ricco di episodi, di ritratti di grandi arrampicatori, è anche un’occasione per Gogna, tra i nomi più noti dell’alpinismo italiano, fondatore prima di Mountain Wilderness e poi dell’Osservatorio per la libertà in montagna, per raccontarsi o forse per saldare i conti con questa sua vita errabonda in cui i sogni ha saputo realizzarli (quasi tutti?) con impegno, metodo e concretezza.

Numerose sono di pagina in pagina le testimonianze di chi quegli anni Ottanta li ha vissuti da protagonista, anche ad altissimi livelli. Furono anni di ricerca, di miglioramento sportivo, di discussioni sul come e con quali mezzi, ancora oggi di certo non risolte. Anche il ventennio successivo fu prodigo di avventure, cosa che continua ancora oggi. “La Pietra dei Sogni” indaga e racconta circa 90 anni di esplorazioni nel Sud Italia. Per mettere meglio a fuoco questo libro imperdibile, MountCity ha pensato di intervistare l’amico Alessandro con il cui blog è quasi sempre in sintonia. Un’intervista taroccata, lo ammettiamo. Ma non per questo meno sincera ed efficace, o almeno lo si spera. Perché le risposte sono tutte tratte da “La pietra dei sogni” dove naturalmente gli appassionati troveranno ulteriormente di che soddisfare ogni loro curiosità.

Com’è cominciata l’avventura del freeclimbing?

“All’inizio il passaggio fu inavvertito, ma poi acquistò presto velocità e la ‘cosa’ prese forma, si staccò dalla matrice; poi fu ben chiaro che avrebbe con sicurezza tenuto una sua direzione autonoma e che questa, come spesso accade nei fenomeni nuovi, avrebbe anche portato alla negazione delle origini per affermare indipendenza e superiorità”.

Quali sono state le principali influenze?

“Dalla Francia si importava il mito della difficoltà pura, della bellezza e dell’armonia del gesto, tutte cose che si ottenevano meglio con protezioni sicure e già in loco anziché affidarsi a incerti aggeggi incastrati, a volte dopo eterne lotte con le fessure”.

Quanti fanno oggi del free climbing vero?

“Il Sessantotto tradì le aspettative e si rivelò un potenziale pericolo per l’individuo, colpendo al cuore proprio la sua responsabilità e agitandogli davanti piacevoli fantasmi edonistici di un’organizzazione che pensa per lui, lo coccola e lo illude, esattamente come l’arrampicata sportiva è compresa nel miraggio della ‘montagna sicura’ e s’illude, nella suprema fatica atletica, di aver eliminato ogni pericolo mortale o di sofferenza”.

Veniamo a quello che chiami “mezzogiorno di pietra”. Come hai scoperto in Sardegna l’Aguglia di Goloritzé scalandola per primo con Manolo?

“Manolo aveva visto un poster in un bar-tabacchi di Dorgali, durante i soggiorni in Sardegna quando lavorava alle scarpate rocciose ai lati delle strade; mi condusse in un locale fumoso e a colpo sicuro mi mostrò la fotografia che era ancora lì appesa: una magnifica guglia calcarea si ergeva smisuratamente dal mare azzurro di una tranquilla e riservata caletta. Sembrava liscia e inaccessibile…”

E invece riusciste a salirvi in cima al secondo tentativo…

“Fu un’arrampicata di incredibile sofferenza, come raramente mi era già capitato sulle lontane montagne dell’Himalaya o d’inverno sulle Alpi. Ma eravamo rapiti in una strana forma di esaltazione. Il vento faceva volare i sassi. A volte si stava fermi sugli appigli sperando di non essere strappati via”.

Intaglio di Buch 'e Scala. Monte Ginnircu visto da A. Gogna e pastore prima della salita di Sintomi Primordiali, 1a asc. 1.05.1981
Gogna ispeziona una falesia con un pastore nel Supramonte (Arch. S. Gogna)

Che rapporti avevate con la gente che vive nel territorio?

“In Sardegna, quando si crede di essere soli, in realtà si è sempre seguiti con il binocolo da qualche pastore che sorveglia la propria terra: la stessa persona apparirà ‘per caso’ più tardi, quando avrà concluso che la nostra presenza non è pericolosa e vorrà conoscere di noi qualcosa di più”.

Come si è presentato ai vostri occhi il Meridione d’Italia?

“Vedemmo zone dimenticate dal turismo, dallo sviluppo e persino dalla speculazione, zone abbandonate a loro stesse e alla propria decadenza che sopravvivevano con i poveri metodi di sempre a una realtà vieppiù corrosiva: laggiù gli ultimi…Denunciavo il degrado dei boschi, dei pascoli, dei torrenti, ma tra le righe si poteva intuire il degrado della gente”.

Per concludere, fra le tante località visitate a quei tempi, quale oggi può dirsi più trendy per il popolo dei climber?

“San Vito Lo Capo si avvia a diventare la Kalymnos della Sicilia, un vero e proprio paradiso per gli arrampicatori sportivi. Tra i tanti itinerari bellissimi e attrezzati secondo me potrebbero sopravvivere Cover Pietra dei sognicerte misteriose e dimenticate perle di un tempo, a memoria storica, ma soprattutto in previsione di una futura ondata di moda trad dalla quale anche San Vito Lo Capo non sarebbe esente. Ripristinare questi brevi itinerari potrebbe essere un ulteriore fiore all’occhiello di questo centro d’arrampicata, quel qualcosa in più che altri centri non hanno o non hanno più”.

 

Le presentazioni a Milano e a Torino

Il libro di Alessandro Gogna viene presentato martedì 9 dicembre alle ore 20.30 allo Spazio Oberdan – sala Alda Merini  – V.le Vittorio Veneto 3 – ingresso da via Tadino (Porta Venezia). Ingresso € 7,00 (senza tessera Cineteca Italiana) oppure € 5,50 + 6 euro di tessera annuale Cineteca Italiana. Solo i soci di Alt(r)ispazi che contattano l’associazione (via mail o telefono) entrano gratis. Mercoledì 10 dicembre l’appuntamento è per le 18.30 alla Libreria Editrice La Montagna di Torino, mentre venerdì 12 la presentazione si svolge presso la palestra d’arrampicata Passaggio Obbligato di Milano alle ore 20.30.

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