Il “serpente del Maloggia” turba i sonni di Juliette Binoche

Manifesto Sils Maria
Una locandina del film di Olivier Assayas in questi giorni sugli schermi.

Fra i tanti milanesi che, beati loro, dispongono di seconde case in Engadina non sono forse in molti a essersi imbattuti nel “serpente del Maloggia”. No, non si tratta di un rettile mostruoso, bensì di un fenomeno atmosferico, quella nuvolaglia che di quando in quando s’insinua dal Maloja e si allunga furtiva e portatrice di tempeste verso Sils, Silvaplana e Sankt Moritz. Neanche ce ne accorgiamo, magari, mentre stiamo sciando oppure vagabondiamo lungo i pittoreschi sentieri della zona. Ma nel film “Sils Maria” presentato nel 2014 a Cannes e dal tardo autunno sugli schermi italiani, il regista Olivier Assayas fa di questo fenomeno un elemento chiave che riflette lo stato d’animo dell’inquieta protagonista Juliette Binoche. Così il “serpente” irrompe sullo schermo nei momenti cruciali della vicenda. Ma quello che vediamo è un rettile d’annata, desunto dal meraviglioso documentario “Das Wolkenphänomen von Maloja” realizzato nel 1924 dal tedesco Arnold Fanck, un padre del Bergfilm di cui fu maestro Luis Trenker. Ed è curioso che, novant’anni dopo, il “serpente del Maloja” torni a srotolarsi sotto nuove vesti sullo schermo in un film che fra i non pochi pregi vanta anche quello di suggerire continui reciproci rimandi tra il paesaggio alpino, la vita e la rappresentazione teatrale della vita.

Dr.-Arnold-Fanck-246x300
Il regista Arnold Fanck che per primo filmò nel 1924 il “serpente del Maloggia”.

Il film racconta di un’attrice non più giovane (Marie/Juliette Binoche) impegnata nella nuova edizione teatrale del suo primo e ormai lontano film “Maloja snake”. Marie è ospite di uno chalet a Sils Maria, il fiabesco paese adagiato sulle sponde di un lago e carico di memorie, dove hanno soggiornato personaggi famosi come Marcel Proust, Herman Hesse, Giovanni Segantini, Claudio Abbado ma soprattutto Friedrich Nietzsche, la cui casa in cui abitò tra il 1881 ed il 1889 è stata trasformata in un piccolo museo. La parte della Binoche, la cui recitazione appare talvolta sopra le righe, è quella di una donna matura e sconfitta: una scelta teatrale che tutti considerano opportuna, naturale e stimolante ma che per lei è traumatica e pervasa da un senso di morte. Niente da fare, comunque. Anne deve alla lunga prendere atto della sua età, del tempo che passa inesorabile, di un mondo giovanile che parla una lingua diversa…

Sils al tramonto verso il Maloja copia
Una veduta al tramonto di Sils Maria, nell’alta Engadina (ph. Serafin/MountCity)

Film pervaso da una verbosità qua e là stucchevole benché notevole sia l’interpretazione della Binoche, “Sils Maria” si riscatta con le riprese dell’Alta Engadina e, in particolare, di quella Val di Fex che ancora oggi appare remota e silenziosa sotto cieli cangianti nella magia del tramonto. E pazienza se per soddisfare gli sponsor, la cinepresa si conduce spesso in modo incongruo tra gli splendori dei grandi alberghi engadinesi dove le cupezze del “Maloja snake”, portatore di bufere, si stemperano in atmosfere signorili tra i dolci conversari della clientela e il solerte via vai dei camerieri.

Ser

One thought on “Il “serpente del Maloggia” turba i sonni di Juliette Binoche

  • 15/12/2014 at 08:14
    Permalink

    Il film mi è piaciuto molto, Tutte le attrici sono molto brave ed i dialoghi sono notevoli, direi di registro teatrale più che cinematografico. Il rapporto tra Maria (non si chiama Anne) e Valentina mi ha ricordato “Il servo di scena”. Francamente però non ho capito completamente il nesso tra il personaggio – richiamato anche nel nome Maria-Sils Maria – e l’ambiente engadinese ed il Serpente del Maloja. Forse proprio il linguaggio teatrale ha trasformato ai miei occhi l’ambiente naturale in un semplice fondale di palcoscenico.

    Reply

Commenta la notizia.