Appesi come pipistrelli nel Buco del Piombo

Logo RagniDifeso da avanzi di muraglie romane e medievali, il Buco del Piombo è un grande speco aperto in una parete verticale di calcare nella val Bova il cui solco boscoso si apre a 695 metri di quota poco sopra Erba (Como). E’ una caverna piuttosto famosa e frequentata dai turisti domenicali in cerca di scorci insoliti in quest’area della Brianza. Qui i “ragni” Simone Pedeferri e Luca Schiera hanno tessuto una delle loro tele più spettacolari, una supervia battezzata “La divina commedia”. Perché quell’antro ricorda, in effetti, l’inferno dantesco. Dei sei tiri di corda, due sono praticamente orizzontali, nel senso che si percorrono aggrappati a un centinaio di metri da terra con un sistema di sicurezze.

Per chiodare la via ci sono voluti 17 giorni, come riferisce Federico Magni nella pagina della montagna sul quotidiano Il Giorno. Il terzo giorno per agevolare le manovre i “ragni” hanno montato una portaledge (amaca per bivaccare in parete). Alla fine, soddisfatti, sono riusciti a ripetere in libera quella loro faticata “Divina commedia”.

Buco del Piombo
Il Buco del Piombo in uno schizzo di Sergio Coradeschi (da “Valli Occidentali del Lario e Triangolo Lariano”, TcI e Cai, 1983). In alto Simone Pedeferri in azione (arch. Ragni)

La via è stata dedicata alla memoria di Mario Canali scomparso poche settimane prima da quelle parti. Ma idealmente andrebbe dedicata a Graziano Bianchi, guida alpina di Erba, e ai suoi compagni che mezzo secolo prima hanno compiuto un’analoga prodezza in questa grotta lasciando il segno con una via che li ha costretti a restare appesi come pipistrelli per giorni e giorni. E con le loro consorti rassegnate a mandare su, per confortarli, squisiti pollastrelli mediante delle improvvisate teleferiche. “Non so come facessimo a reggerci sulle staffe”, racconta oggi Graziano, 77 anni. “La prima volta che tentammo fu con Jack Canali e Carlo Nembrini. Siamo partiti a destra guardando la grotta e siamo usciti sulla volta. Poi con Ginetto Mora ho aperto un’altra via. Siamo arrivati al centro della grotta dove c’è un grande gradone sotto il tetto. Abbiamo aperto un traverso che percorre tutta la volta da destra a sinistra. Con Ivo Mozzanica invece, sempre partendo da dove eravamo passati la prima volta, siamo usciti al centro della parete aprendo anche in questo caso una nuova via. Il materiale è ancora lì”. “Con gli scalatori che ci hanno anticipato ci unisce il fatto”, conclude Pedeferri, “che quello è un luogo unico al mondo e che da lì sono passati in pochi, pochissimi. Stili e obietivi ovviamente sono diversi ma non è che siamo andati molto più lontano”.

Serata Ragni 2 dicembre 2014
Un aspetto della serata dei Ragni del 2 dicembre (ph. C. Bottagisi)

L’abbraccio di Lecco ai “maglioni rossi”

Successo straordinario a Lecco per la serata dei Ragni del 2 dicembre. “Voglio ringraziare per l’enorme partecipazione: non è usuale vedere un auditorium di 480 persone totalmente insufficiente ad accogliere gli appassionati”, ha detto Fabio Palma, presidente dei celebri “maglioni rossi”. “Forte è il legame fra noi e la città e vogliamo ringraziare anche tutti coloro che ci seguono sul sito, sui social network, sul nostro canale youtube. Soltanto quattro anni fa sembrava troppo grande una sala capiente 2/3 dell’auditorium della Camera di Commercio, e le diverse file vuote facevano pensare che l’alpinismo e quello che facciamo non interessasse più molto. Eppure c’erano cose di assoluto valore alpinistico, o di grande livello di arrampicata”. See more at: http://ragnilecco.com/day/#sthash.rAhpmOG0.dpuf

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