Gli sfregi al bivacco partigiano in Val Grande

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La stazione della funivia di Goglio nell’Ossola con gli affreschi dedicati a un tragico episodio di settant’anni fa: alcuni partigiani che cercavano scampo nella vicina Svizzera rimasero bloccati nella cabina e divennero facili tiri al bersaglio dei tedeschi. (ph. Serafin/MountCity)

Ogni volta che si ripete un attentato ai luoghi della Resistenza, che fin dalle origini non ha goduto di unanimi consensi, appare scontata la condanna delle associazioni partigiane. Ma questa volta qualsiasi cittadino che ami la montagna, a qualsiasi colore appartenga, non può rimanere indifferente al nuovo atto di teppismo neofascista avvenuto all’Alpe Fornà, in alta Valle Cannobina (Parco Valgrande). Un gesto ignobile che fa seguito nel giro di pochi giorni alla profanazione del Sacrario partigiano di San Martino a Varese. Gli autori? E’ impossibile non collegare queste vergognose bravate con il fatto incontestabile che oggi la propaganda della Lega Nord è sempre più vicina all’estrema destra. Un fenomeno di cui prende atto l’ultimo numero de “L’antifascista”, bimensile dell’Associazione nazionale perseguitati politici italiani (Anppia), che traccia un’analisi dei nuovi fascismi.

Con fermezza, in un comunicato che il Parco Nazionale Val Grande fa suo, la Federazione italiana associazioni partigiane (Fiap) e l’Anppia condannano l’atto di teppismo neofascista in Val Grande, “altro grande sfregio alla memoria partigiana in quanto il sito è intitolato al partigiano Ubaldo Cavallasco detto ‘Cucciolo’ e ai suoi compagni ‘Barbisa, Pignatta, Rino, Brambilla, Brambillino, Motta’”. A quanto si apprende da tale documento, sono state distrutte anche le lapidi che ricordano il comandante Armando Calzavara ‘Arca’ e i partigiani della Brigata Cesare Battisti di cui faceva parte Gianfranco Mauceri ‘Brambillino’, Andrea Bottigelli, Ubaldo Cavallasca, Antonio Motta, Giudo Orlandi, Bruno Raimondi, Italo Visco e Rino ‘il Veneto’. “Non è più tollerabile”, conclude il comunicato, “che gesti così marcatamente rozzi e di stampo neofascista e neonazista possano avvenire senza un minimo di controllo da parte delle forze dell’ordine in una zona dove grande è stato il martirio dei nostri partigiani impegnati duramente nella lotta armata contro l’invasore nazista e il suo complice italiano, cioè il fascismo”.

Purtroppo la Resistenza è oggi poco conosciuta, poco ricordata, quasi assente nella memoria nazionale. Nella dittatura della mediocrità che oggi ci affligge e che si espande nel mondo della montagna, sarebbe auspicabile dare maggior valore, promuovendole nelle scuole e nelle sezioni del Cai, alle iniziative che contribuiscono a ricordare come nella Resistenza la montagna abbia incarnato il luogo ideale delle anime ribelli, resuscitando memorie di libertà ancestrali, e come i montanari siano scesi in aiuto dei combattenti.

Un esempio? Alla Repubblica partigiana dell’Ossola è stata dedicata in novembre alla Triennale di Milano una mostra dedicata a questo esperimento democratico del 1944 attraverso le esperienze di alcune figure di primo piano come Aldo Aniasi, Ezio Vigorelli, Gisella Floreanini, fino ad arrivare alla liberazione, all’Assemblea Costituente e al governo della grande città, nelle attività di ricostruzione con l’esempio del Quartiere Sperimentale QT8 e di riqualificazione sociale con l’edilizia scolastica degli anni ’50 -’60. Infine, tra le diverse pubblicazioni che invitano a visitare i luoghi della Resistenza come non raccomandare agli amici interessati alle escursioni letterarie la lettura del bel libro “Montagne ribelli” di Paola Lugo (Mondadori, 2009)? (Ser)

 

Per saperne di più

http://www.anppia.it/

http://www.fiapitalia.it/

http://www.parcovalgrande.it/novdettaglio.php?id=28580

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