Conquistò il K2, Monicelli lo mandò in trincea

La figura del cappellano nel capolavoro di Mario Monicelli “La grande guerra” (1959) è forse sufficiente per assicurare ad Achille Compagnoni il posto che gli spetta nell’anno, ormai all’epilogo, delle celebrazioni per il centenario del conflitto. Monicelli ne sfrutta l’apparente bonomia montanara mettendolo a tu per tu con uno scatenato Vittorio Gassman in alcune delle sequenze più intense di questo lungometraggio Leone d’oro a Venezia ex aequo con “Il generale della Rovere” al cui confronto impallidiscono gli “Uomini contro” di Rosi e il recente “Torneranno i prati” di Olmi. Non c’è dubbio che nell’assegnargli la parte Monicelli fu suggestionato dalle parole di Ardito Desio, capospedizione al K2, di cui, a torto o a ragione, Achille venne considerato una specie di lunga mano. “Alla sua energia, alla sua volontà, alla sua robustezza”, annota Desio nella prefazione di “Uomini sul K2” (Veronelli editore, 1958), “Compagnoni associa un’altra dote che sembra quasi in contrasto con esse ed è la bontà. La bontà che si sprigiona dalla dolcezza del suo sguardo, dai suoi gesti generosi, dall’attaccamento agli amici, dalla dedizione alla famiglia. E poi ancora la lealtà che fa intimamente parte del suo modo di pensare e di concepire la vita e dalla quale non è nemmeno immaginabile che possa discostarsi”.

Mani Compagnoni
La mano dell’Achille straziata dal gelo nel 1954, nel corso della scalata al K2. Nella foto in alta Compagnoni e Gassman in un fermo-immagine della “Grande guerra” (1959) di Mario Monicelli (ph. Serafin/MountCity)

Tra gli eroi del K2, di cui pure sono in corso le celebrazioni in questo 2014 per i  sessant’anni dalla conquista italiana, l’alpinista di Santa Caterina Valfurva è stato l’unico a tentare l’avventura sul grande schermo: quella scalata di celluloide che hanno tentato prima e dopo di lui eroi dello sci come Toni Sailer e Gustavo Thoeni, come è stato rievocato nel 2007 con una mostra e un film nel progetto del Museomontagna “Glorie olimpiche”.

Con la cinepresa, in verità, Compagnoni aveva preso dimestichezza nella fase finale della scalata alla “montagna degli italiani” maneggiando la Arriflex prestatagli da Mario Fantin e realizzando le sequenze inserite nel film ufficiale di Marcello Baldi. Si sentiva, insomma, un po’ cineasta e in questa veste avanzò pressanti richieste, anche di ordine economico, al Club alpino perché venisse meglio riconosciuto questo suo ruolo nei titoli di testa del film. L’opportunità offertagli da Monicelli poté in un certo senso essere considerata una rivincita, un’oasi di pace di celluloide in quella “grande guerra” che si sarebbe scatenata dopo il K2 con uno strascico di interminabili polemiche provocate anche da sue incaute dichiarazioni e alimentate da Walter Bonatti di cui ancora si pubblica, in una rinnovata edizione, il best seller “La verità” (ma nel 2008 non aveva pubblicamente dichiarato che per lui “il caso era chiuso”?).

Lacedellli e Compagnoni
Compagnoni con Lacedelli a Cortina d’Ampezzo alle celebrazioni per il quarantennale della spedizione al K2 (ph. Serafin/MountCity)

Tutto per colpa di quel bivacco a cui fu costretto Bonatti con l’hunza Mahdi al campo nove, esausti per aver portato fin lassù le bombole indispensabili a Compagnoni e Lacedelli per l’assalto finale: un bivacco in cui entrambi rischiarono di morire. Quale è la verità di Compagnoni? “Lacedelli e io pensammo”, spiega l’Achille nel libro citato, “che Bonatti e il suo compagno tornassero sui loro passi, lungo la pista già tracciata, fino all’ottavo campo. E infatti il giorno dopo, quando di ritorno dalla cima arrivammo nel punto più alto raggiunto da Bonatti, molto più tardi dell’ora nella quale si svolse (il giorno prima) quel breve dialogo urlato nelle tenebre, riuscimmo, benché più morti che vivi per la fatica dell’ascensione, a raggiungere il campo ottavo. Bonatti invece, insieme con Mahdi, preferì passare la notte lì, scavandosi un buco nella neve ed esponendosi al rischio più grave di quello rappresentato dalla discesa all’ottavo campo. Secondo tutte le leggi che regolano la vita del corpo umano, Bonatti e Mahdi avrebbero dovuto morire assiderati. Ma quante leggi abbiamo dovuto e potuto violare per vincere il K2!”

Se avete l’opportunità di rivedere il film di Monicelli, non perdetevi le sequenze con il “buon” Compagnoni di cui qui pubblichiamo un significativo fermo-immagine. E provate benevolmente a immaginare che lassù nel paradiso degli alpinisti in questo momento l’Achille e il Walter, eroi del K2, stiano ancora discutendo su dove nel 1954 si doveva più opportunamente mettere la tenda del campo nove…

Ser

One thought on “Conquistò il K2, Monicelli lo mandò in trincea

  • 13/12/2014 at 23:53
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    Intanto la Rai s’ostina a ripropinare il solito fouilleton… un mix di pseudo patriottismo e mistificazione con il più o meno beneplacito del Cai. peccato per Cederna che sarebbe bravo attore e uomo di spessore

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