Turismo alpino. Problemi e prospettive per i 5.700 posti letto in quota della “maggiore impresa alberghiera lombarda”

Brioschi ghiacciato
Così appare, dopo una bufera di neve, il rifugio Brioschi sulla Grigna settentrionale. Risultò il più votato nel sondaggio “Il rifugio del cuore” promosso nel 2012 da Meridiani Montagne.

96 rifugi, 5.700 posti letto: un patrimonio inestimabile, non solo per il Cai, ma anche per tutti i frequentatori della montagna. Ma un problema sempre più gravoso, in tempi di crisi, per i tanti volontari del Cai che da generazioni se ne occupano. MountCity ne parla con Carlo Lucioni, presidente della Commissione lombarda rifugi e opere alpine del Cai che risponde alle domande assieme al vicepresidente Alberto Pirovano, del Cai Lecco, già presidente del Gruppo Ragni della Grignetta e figlio di rifugisti.

Milanese doc, già presidente della Sezione di Milano del Cai, il legame di Lucioni con le strutture in quota della Lombardia è di antica data. Non era ancora nato quando il padre Luigi venne nominato ispettore del rifugio Brioschi in vetta alla Grigna settentrionale. Una carica che mantenne per tutta la vita e che trasmise a Carlo, che nel frattempo lo aveva affiancato con passione in questa attività.

Un rifugio carico di storia il Brioschi, battezzato nel 1926 con il nome del munifico filantropo milanese. All’epoca il commendator Brioschi volle essere presente, quasi ottantenne, dopo essere salito lassù in sella a un mulo. “Le foto che documentano quel momento solenne”, racconta Carlo, “le scattò mio padre. Brioschi in giacca, cravatta e panciotto, con un enorme stemma del CAI appuntato al bavero, pronunciò un discorso molto ispirato ripercorrendo le tappe non certo facili che avevano portato a quella prima ristrutturazione del rifugio, impresa ciclopica per l’epoca”.

Del Brioschi, Luigi si curò con grande impegno soprattutto nei difficili momenti dell’immediato dopoguerra. Non tutti sanno che nel 1944 lassù erano salite le camicie nere che in men che non si dica diedero rabbiosamente fuoco a quel possibile “osservatorio” dei partigiani, risparmiato persino dai militari della Wehrmacht. “Ricostruirlo era un imperativo morale e non solo alpinistico”, dice Carlo che conserva la fotografia dei ruderi bruciati. “Sono orgoglioso che mio padre, insieme con molte altre persone del Cai, lo abbia fatto rinascere nel 1948”.

Quante sono in Lombardia le Sezioni del Cai che gestiscono strutture in quota?

In totale sono 58 le Sezioni dotate di rifugi. Gestiscono un patrimonio di 96 rifugi localizzati in Lombardia e altri 20 localizzati fuori regione. A questi vanno aggiunti 31 bivacchi in Lombardia e 11 bivacchi fuori Regione, per un totale di 5.700 posti letto circa”.

Com’è valutabile questo patrimonio?

“Si tratta di un patrimonio veramente ingente che rende, a livello aggregato, il Cai regionale una delle maggiori, se non la maggiore, impresa lombarda in campo turistico alberghiero”.

Come può essere sintetizzata la “mission” della Commissione rifugi del Cai?

Per descrivere l’attività della Commissione Rifugi della Regione Lombardia non è possibile riferirsi a un regolamento o altro simile strumento, perché non ne siamo dotati, e sinceramente non ne sentiamo la mancanza. La nostra attività è potenzialmente assai varia e risente molto delle necessità contingenti cui far fronte. Essenzialmente è una Commissione di servizio alle Sezioni lombarde proprietarie di rifugi”.

Quali servizi la Commissione è in grado di offrire alle Sezioni proprietarie?

“La Commissione sta cercando di attrezzarsi per fornire alle Sezioni servizi e informazioni che vanno, a titolo puramente indicativo, dall’analisi delle possibili forme contrattuali per regolare i rapporti tra Sezioni e gestori, a suggerimenti per rispondere alle richieste della normativa per la prevenzione degli incendi, alla messa a disposizione delle Sezioni di fondi per la manutenzione delle strutture, alla creazione di strumenti di rapida e facile comunicazione con i dirigenti delle sezioni proprietarie, e infine, ma certo non la meno importante, alla gestione, accanto al Comitato direttivo regionale del Cai, dei rapporti con l’amministrazione regionale”.

Con quali criteri i rifugi vengono gestiti dalle Sezioni proprietarie?

“Storicamente ogni Sezione gestisce i suoi rifugi in una quasi totale autonomia operativa, se si eccettua il rispetto di un tariffario definito a livello centrale, che riguarda però pochissime voci essenziali. Questa situazione ha permesso in passato alle Sezioni di far fronte in modo soddisfacente alla domanda di servizi di ristoro e pernottamento richiesti da soci e non soci”.

Lucioni al Brioschi
Il milanese Carlo Lucioni, presidente della Commissione lombarda rifugi, al rifugio Brioschi di cui è ispettore avendo ereditato l’incarico dal padre Luigi.

Com’è cambiata la richiesta dei frequentatori?

“La rapida evoluzione della nostra società, con richieste da un lato di maggiori confort da parte dei frequentatori e dall’altro di maggiori controlli da parte degli organismi regolatori (ASL, Vigili del Fuoco, Comuni etc.) sta in effetti mettendo in crisi il tradizionale modus operandi delle Sezioni. A ciò dobbiamo aggiungere due considerazioni: innanzitutto il rifugio sempre meno è base per raggiungere le cime e sempre più destinazione finale dei frequentatori, che si aspettano un trattamento qualitativamente paragonabile a quello di una struttura di fondo valle”.

Quanto può essere considerata remunerativa la gestione di un rifugio?

“Il quadro di riferimento è complesso e non si possono dare risposte univoche. Gli organismi di controllo chiedono il rispetto di normative sempre più stringenti in tema di sicurezza, protezione ambientale, alimentazione etc. Gestire e mantenere in efficienza un rifugio, direttamente o tramite un gestore, è attività che richiede ingenti disponibilità finanziarie e conoscenze tecniche che vanno al di là del tradizionale apporto di volontari non sempre dotati di uno specifico background professionale”.

Cosa può fare per sbrogliare la matassa la Commissione regionale rifugi?

In una situazione in così rapida evoluzione, e tendenzialmente sempre più difficile e complessa, anche la Commissione regionale deve attrezzarsi adeguatamente se vuole rispondere in modo efficiente alle richieste delle Sezioni, spesso in difficoltà, e che vedono i rifugi di loro proprietà trasformarsi da fiori all’occhiello in un pesante fardello finanziario e gestionale.

Per concludere, che cosa rappresenta oggi il rifugio per un escursionista/alpinista?

“In generale si registra una diminuzione dei pernottamenti e secondo alcuni le strutture più facilmente raggiungibili stanno diventando sempre più dei punti di ristoro se non dei ristoranti. Di sicuro, è necessario coordinare gli sforzi per una migliore promozione, anche alpinistica, di questo ingente patrimonio. La Commissione sta cercando di analizzare quale ruolo spetti oggi ai rifugi, importanti presidi territoriali, per venire incontro alle nuove modalità di frequentare la montagna, nel rispetto dell’ambiente. E’ un lavoro ancora in fase iniziale e che ha bisogno oltre che delle indicazioni delle Sezioni proprietarie, anche di prestare attenzione ai segnali che vengono dai gestori e dai frequentatori dei rifugi”.

Brioschi copia 2
Luigi Brioschi nel 1926 durante un cerimonia al rifugio che gli è dedicato. Aveva 80 anni e salì lassù in sella a un mulo. La foto è stata scattata da Luigi Lucioni, ispettore per conto del Cai Milano proprietario della struttura.

Il più antico e il più amato tra i rifugi del Cai milanese

E’ stato inaugurato il 10 ottobre 1895 in vetta alla Grigna settentrionale il primo rifugio del Cai di Milano e uno dei primi costruiti in assoluto. E forse il Brioschi è anche uno dei più spettacolari.
 Non appena si placa una delle frequenti bufere che lassù si scatenano d’estate, Milano risplende nell’aria cristallina della notte con la Madonnina e le sue mille luci. La cerimonia dell’inaugurazione, ricordano gli storici, avvenne in una giornata radiosa “con il concorso di alpinisti di tutta Italia e anche esteri convenuti a Milano per il 14° Congresso nazionale del Club alpino tenutosi in occasione dell’Esposizione internazionale di quell’anno, nella quale il Cai Milano aveva eretto un proprio padiglione di propaganda”. La cronaca, puntuale, è di Luigi Lucioni che del rifugio venne nel primo dopoguerra nominato ispettore, una carica che mantenne per tutta la vita e che trasmise al figlio Carlo, che del sodalizio meneghino è stato anche presidente. “Per capire che cosa ha rappresentato questo rifugio per generazioni di alpinisti”, dice Lucioni jr, “vale la pena di leggere le parole della targa murata sulla facciata della Capanna. Le dettò Giovanni Bertacchi, romantico poeta della montagna. Vi si parla di visioni superbe di Patria Bellezza. Proprio così, con le maiuscole. Ed è difficile trovare parole altrettanto significative. Quella targa venne posta nel 1948, quando la capanna rinacque dalle ceneri del fascismo. Fu battezzata nel 1926 con il nome di Luigi Brioschi, munifico filantropo milanese. All’epoca il commendator Brioschi volle essere presente, quasi ottantenne, dopo essere salito lassù in sella a un mulo. Le foto che documentano quel momento solenne le scattò mio padre. Brioschi in giacca, cravatta e panciotto, con un enorme stemma del CAI appuntato al bavero, pronunciò un discorso molto ispirato ripercorrendo le tappe non certo facili che avevano portato alla ricostruzione della struttura in un’Italia rurale uscita malconcia dalla Grande Guerra”.

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