Meridiani Montagne, trittico dedicato alle Ande

Meridiani Ande

Dal terzo numero speciale di Meridiani Montagne dedicato alle Ande, in questi giorni in edicola (123 pagine, 8,50 euro), è estratta per gentile concessione la testimonianza di Franco Michieli che pubblichiamo e che riassume il senso dell’intera opera di cui si raccomanda una lettura completa. “Un viaggio nell’infinito esotico, come un sogno”, definisce il direttore della pubblicazione Marco Albino Ferrari questa serie di reportage che ha condotto i lettori, in un trittico spettacolare di riviste in carta patinata, fra le torri granitiche della Patagonia argentina e cilena, sull’Aconcagua e tra i colossi vulcanici della Puna fino ad arrivare ai Seimila ghiacciati più “alpini” e pittoreschi della cordigliera, fra il Tropico del Capricorno e l’Equatore. Michieli, milanese, geografo, giornalista, garante internazionale di Mountain Wilderness, recentemente premiato con i prestigiosi premi dedicati a Giuseppe Mazzotti e a Marcello Meroni, da una vita è impegnato sul fronte dell’esplorazione. Nell’offrire la sua autorevole consulenza a Meridiani Montagne, ha colto l’occasione per narrare con scritti di grande efficacia la sua presenza tra le popolazioni andine. Dai suoi racconti emergono i ritmi lenti e faticosi dei campesinos, la vita tra pastorizia e agricoltura e la sempre più attuale sorgente di speranza rappresentata dai viaggiatori diretti alle alte quote accompagnati dalle guide alpine locali che Michieli ha contribuito a istruire per conto dell’Escuela de alta montana “Don Bosco en los Andes”. Allegata al fascicolo di Mediani Montagne, una cartina permette di conoscere (insieme con una documentata appendice sui principali itinerari) le stupefacenti opere viarie incaiche che si sviluppano su mulattiere lastricate e sentieri del tutto inaspettati, i trekking a tappe che penetrano vallate punteggiate dai radi villaggi dei campesinos per poi salire alle alte quote. Buona lettura!

Quei “cinquemila” rocciosi e multicolori

Il mio sogno è da tempo la vita che si sperimenta attraversando a piedi e all’avventura catene montuose o terre selvagge. Dopo l’ideazione dell’alta via, tra Perù e Bolivia ho vissuto alcune delle mie esplorazioni più coinvolgenti e indimenticabili, sempre assieme ad allievi e guide Don Bosco o con giovani boliviani, spesso in qualità di unico occidentale tra i figli delle Ande. Sono stati tra i migliori compagni di sempre. La traversata integrale della Cordillera Blanca (180 chilometri in linea d’aria di valli solitarie, valichi sopra i 5000 metri pietrosi o glaciali, cime di nevados e ghiacciai, scoperta di passi segreti, portando sempre zaini di oltre 20 chili e accampandosi ogni sera, per 23 giorni, in siti diversi), è stata l’impresa più impegnativa. Sono felice che due aspiranti guide, Edgar Laveriano e Carlos Flores, abbiano completato questo viaggio alpinistico eccezionale, mentre io ho saltato qualche tratto per momentanea indisposizione: è bello che il primato spetti a loro.

Ciò che colpisce è la quantità di montagne pressoché sconosciute, spettacolari e non frequentate che stanno poco più in là delle mete celebri. Una vista che stimola a nuove partenze. Come l’esplorazione del settore settentrionale della Cordillera Negra, in fronte alla Blanca, dove abbiamo incontrato una miriade di Cinquemila rocciosi e multicolori contornati da lagune segrete; monti quasi mai saliti dagli alpinisti, ma che nascondono negli anfratti reperti di civiltà sconosciute, il che prova l’esistenza di scalatori antichi.

Di fronte a Huandoy, alta via 2. foto Michieli
Sull’alta via, al cospetto del Huandoy. Nella foto in alto Michieli al centro con le guide Don Bosco sulla vetta del Vallunaraju (ph. F. Michieli, per gentile concessione).

Forse la traversata più memorabile per bellezza estetica è stata quella delle tre cordigliere a sud della Blanca: Huallanca, Huayhuash e Raura, in 17 giorni di marcia e scalate. Solo la seconda è celebre e frequentata; nelle altre due abbiamo incontrato solo minatori. Ma quale avventura, e quale bellezza!

Improvvisavamo la via giorno per giorno, montando il campo a metà pomeriggio in alte valli sperdute, e dicendoci a volte: “E se provassimo a salire questo nevado?”. Così si partiva, scoprendo creste e pampas de nieve sul far della sera, tra colori impossibili immersi nel sogno, e la gioia della scoperta, la felicità per un mondo irraggiungibile che si fa familiare negli occhi dei figli delle Ande; poi il tramonto in cima e il ritorno al campo sotto una calma tempesta di stelle, con la Cruz del Sur che orienta il cammino. Gli apu, i temibili signori delle cime, sorridevano innocui.

Franco Michieli

Per gentile concessione, da “Meridiani Montagne. Speciale Le Ande / Cordigliere Blanca, Huayhuash, Real”

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