Nuova “solitaria” di Franco Perlotto. A 2803 metri, tra i ghiacci delle Jorasses

“Dopo tante solitarie, questa proprio mi mancava”. Franco Perlotto è raggiante per la nuova avventura che lo attende: la gestione del rifugio Boccalatte-Piolti alle Grandes Jorasses nel gruppo del Bianco, un nido d’aquila da tempo abbandonato che verrà messo a norma e, con la bella stagione, tornerà a ospitare gli appassionati che vorranno inerpicarsi lassù a 2803 metri. No, non ne poteva più il “bocia mato” di Trissino di girare il mondo come cooperante dopo avere concluso una notevole carriera di scalatore considerato uno dei padri del “free climbing”. Né si accontentava di stare dietro il bancone del bar che gestisce a Recoaro dove è stato anche sindaco apprezzato per diversi anni.

L’estate prossima Perlotto se ne starà lassù a preparare polente conce e tisane con l’acqua di fusione del ghiacciaio per chi salirà dal fondovalle lungo un itinerario alpinistico che impone l’utilizzo di una solida scaletta e di un canapone saldamente fissato alla roccia per agevolare due passaggi di un certo impegno. Per fortuna, il seracco Whymper è crollato e non costituisce più una minaccia per chi sale.

Perlotto al Boccalatte
Durante un sopralluogo al rifugio.

“Abbiamo raggiunto un accordo con il Cai Torino per la riapertura e la gestione dello storico rifugio”, ha annunciato Perlotto su Facebook. “Un impegno reciproco che ci vedrà al lavoro per la messa a norma degli impianti della struttura da anni chiusa. Il rifugio rimarrà comunque una piccola struttura di accoglienza basica, senza i comfort moderni: un’esperienza d’antan con un’accoglienza semplice per gli alpinisti che vogliono salire uno dei più affascinati 4000 delle Alpi o per chi torna stanco dalla poderosa parete Nord”.

“Il rifugio”, aggiunge Perlotto, “sarà un’esperienza indimenticabile anche per chi vorrà solamente salirvi per il sentiero a tratti attrezzato che sale dalla Val Ferret. Abbiamo fiducia che i lavori per la rimessa in regola della struttura con la revisione delle vasche biologiche all’esterno possano terminare per l’inizio della stagione estiva 2015 in modo che, dopo tanto tempo, si possa poi iniziare la nuova gestione del rifugio”. La struttura è dedicata a Gabriele Boccalatte e Mario Piolti caduti nel 1938 durante una scalata sul Monte Bianco. La riapertura sarà ufficialmente annunciata in due fasi: al Museo delle guide di Courmayeur e al Museo della Montagna di Torino.

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Gabriele Boccalatte (1907-1938) in una foto conservata dal figlio Lorenzo.

Eterno vagabondo, climber spericolato, guida alpina, viaggiatore, cooperante, giornalista, padre di famiglia. Tutto questo è Franco Perlotto. Come scrittore ha recentemente raccontato in un romanzo la straordinaria vicenda del vicentino Bruno Gramolòn, aspirante rivoluzionario, soprannominato “l’indio” dagli indigeni venezuelani. Paolo Rumiz, scrittore e inviato speciale, nel tracciare un suo ritratto invita a non chiamarlo alpinista: la verticale non gli basta. Lo definisce “un gaucho inquieto, disattento al proprio ombelico, che divora orizzonti a morsi”. In realtà i conti con il grande alpinismo, Perlotto li ha chiusi una ventina d’anni fa. Dopo le 42 vie nuove tracciate, tra le quali 7 in solitaria, 69 solitarie tra le quali 18 prime, 15 prime invernali, ha scelto di correre altri rischi, e non meno mortali. Esperto in emergenze, si è messo al servizio della cooperazione internazionale immergendosi nelle foreste dell’Amazzonia, sfidando in Bosnia l’ira di croati e musulmani. Ed è stato tra i primi ad accorrere nelle terre devastate dallo tsunami dove è stato responsabile per il Dipartimento della protezione civile dell’ufficio di Trincomalee, nella regione nordest di Sri Lanka, centro del conflitto etnico religioso tra cingalesi e tamil.

A Recoaro oggi Perlotto vive con la moglie Nadia Benetti che gli ha dato il figlioletto Lorenzo di sette anni, adorato quanto il più grande Carlo, avuto dalla precedente moglie Angela con cui ha condiviso diverse avventure e anche la gestione del rifugio Pellarini nelle Alpi Giulie, altro pittoresco nido d’aquila. La montagna? Di frequente Franco s’incammina da solo per vie normali o al massimo di quarto, su e giù per le Dolomiti. Qualche volta con Nadia. Una routine per la quale evidentemente non è tagliato. Come poteva non sentirsi attratto da questa nuova straordinaria esperienza ad alta quota?

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