Cavalieri della montagna. Il medico che organizzò il Soccorso alpino

All’opera infaticabile di un medico di Trento, il dottor Scipio Stenico, e dell’allora presidente generale del Cai Bartolomeo Figari, si deve la nascita dell’organizzazione del Soccorso alpino in Italia di cui si celebrano i sessant’anni dalla fondazione avvenuta il 12 dicembre 1954. Oggi il CNSAS, sezione nazionale del Club Alpino Italiano, è una libera associazione di volontariato apartitica, apolitica e senza fini di lucro ispirata ai principi di solidarietà e fiducia reciproca tra i soci. Ha il compito di provvedere alla vigilanza e alla prevenzione degli infortuni nelle attività alpinistiche, escursionistiche, e speleologiche, al soccorso degli infortunati e dei pericolanti e al recupero dei caduti. E’ una struttura nazionale operativa del Servizio nazionale di protezione civile. La Repubblica Italiana con Legge n.74 del 2001 ha riconosciuto il valore di solidarietà sociale e il servizio di pubblica utilità che il CNSAS quotidianamente svolge al servizio della società. Dal volume “Soccorsi in montagna” (Ferrari editore, 2004, Premio speciale Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”) a cura di Roberto e Matteo Serafin, è tratto questo racconto che delinea l’avventurosa nascita del Soccorso alpino sotto la spinta della Società Alpinisti Tridentini di cui il dottor Stenico faceva parte.

Soccorsi in montagna
La storia del Soccorso alpino in Italia è raccontata in “Soccorsi in montagna” (Ferrari ed., 2004) di Roberto e Matteo Serafin, premio speciale Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”.

Nel piano di Scipio Stenico una “profilassi infortunistica”

Prima ancora che i rifugi alpini della Società Alpinisti Tridentini si facessero carico di organizzare una postazione per il soccorso, una piccola farmacia tascabile venne raccomandata ai soci appassionati di escursioni nell’Annuario Sat del 1874. Ammoniaca, acetato di piombo, laudano e tintura di arnica erano contenuti in quattro distinti flaconcini. Ed è nella stessa pubblicazione che un Regolamento delle guide alpine fissava i criteri d’intervento in caso di emergenza con queste parole: “Nel caso che andasse smarrito un viaggiatore partito senza guide o essendo fondato il sospetto di un infortunio accaduto in montagna ad una compagnia di viaggiatori, ogni guida all’uopo diffidata è in obbligo di andare alla ricerca degli smarriti e di portare soccorso ai pericolanti”.

Nel 1886 a cura della Sat venne pubblicato un Prontuario per le Guide Alpine del Trentino onde soccorrere i forestieri nel caso di infortunio scritta dal dottor Giovanni Gerloni di Trento in stile piano e facilmente intelleggibile.

“Il secondo conflitto mondiale diede il colpo di grazia a quel poco che si era potuto costruire”, osservò amaramente il medico trentino Scipio Stenico, principale organizzatore del Soccorso alpino nel dopoguerra. “Nel 1945 le condizioni di molti rifugi sono pessime, scarso il materiale di soccorso, per lo più di recupero bellico, certamente insufficiente ai bisogni di un sempre crescente afflusso di alpinisti. I mezzi rapidi di comunicazione, funivie, seggiovie, portano grandi masse di alpinisti, spesso poco esperti, in montagna. L’alpinismo senza guida, un tempo possibile a pochi, diventa sempre più frequente; l’emulazione trova fra i più giovani facile esca, portando a imprese sempre più rischiose individui la cui preparazione fisica e spirituale talvolta non era proporzionata alle mete che si erano prefisse. Il numero degli incidenti mortali è aumentato in proporzione di 1 a 5, mentre i mezzi di soccorso di cui si dispone purtroppo sono ancora quelli di cinquant’anni prima, se non minori.

“Così la Sat”, continua Scipio Scenico, “negli anni 1948-49, mi dà incarico di studiare il problema sanitario nei suoi rifugi, tenendo presenti la crescente frequenza di visitatori e l’opportunità di una standardizzazione del materiale per la fornitura e il reintegro. Iniziamo lo studio col prendere conoscenza di quanto è stato fatto da altre società alpine in Svizzera, Austria e Baviera e ben presto veniamo alla convinzione che è opportuno portare allo studio un piano generale di soccorso in montagna tenendo conto della necessità di uniformare il metodo di soccorso – rendendolo sempre più decentrato e capillare – per accelerarne i tempi ed evitare il rischio di una dispersione di forze”.

Binelli sbarella
Angiolino Binelli (a sinistra), tra i padri del Soccorso alpino, è l’ideatore della Targa d’argento della Solidarietà alpina.

La crescente frequentazione delle montagne nell’Italia che si appresta a vivere l’epoca dorata e tormentosa del boom economico impone che sempre più l’azione di soccorso venga collegata con il turismo e con l’alpinismo.

Nel piano generale che Stenico delinea, una parte notevole è occupata dall’opera di prevenzione degli incidenti alpinistici “da farsi illustrando i pericoli obiettivi e soggettivi che possono presentarsi in montagna e il modo di guardarsene; potenziando la cultura alpinistica attraverso la frequentazione di scuole di roccia e di ghiaccio; dando maggior diffusione possibile ai bollettini meteorologici e alla firma di presenza nei rifugi; fornendo i maggiori particolari possibili sull’itinerario previsto; illustrando graficamente con cartelli da esporre nei rifugi le più comuni tecniche di salvataggio; favorendo assicurazioni singole e collettive antinfortunistiche; organizzando ogni anno all’inizio della stagione alpinistica una settimana del soccorso in montagna, in occasione della quale i concetti sopra elencati vengano propagandati attraverso la stampa quotidiana, conferenze, film e Tv; facendo infine ogni sforzo per ottenere che i rifugi alpini siano collegati con telefono e radiotelefono al fondovalle”.

Alla “profilassi infortunistica” Stenico fa seguire nel suo piano generale due altre voci fondamentali: il soccorso diretto e il soccorso indiretto. Il primo va prestato nei rifugi alpini “fornendoli di materiale sanitario, di materiale per il trasporto degli infortunati e di attrezzatura alpinistica di soccorso e di illuminazione in relazione all’importanza alpinistica della zona e alla frequenza dei visitatori”. Per il trasporto degli infortunati è prevista una barella smontabile tipo militare (in uso nell’esercito svizzero) e una barella-slitta akja, oltre a corde, pale da neve, sonde da valanga, sacchi Graminger per il trasporto a spalla degli infortunati. Quanto al soccorso indiretto Stenico punta, ispirandosi al modello svizzero, su una rete di stazioni di fondovalle attrezzate di materiali e di uomini addestrati. “La tempestività e il metodo con cui si appresta un soccorso ad alpinisti pericolanti sono la maggior garanzia di successo; di qui la necessità di coordinare in un piano unitario la costituzione, la tattica e l’equipaggiamento delle squadre di soccorso chiamate in causa”.

Roberto e Matteo Serafin

da “Soccorsi in montagna”, Ferrari editore, 2004

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