Lo sguardo rivelatore dell’arte sul paesaggio montano nel numero di dicembre di ArchAlp

Qui acanto e in home page la copertina del numero di ArchAlp appena uscito a dicembre; fotografia di Armin Linke.
Qui opra e in home page la copertina del numero di ArchAlp appena uscito a dicembre; fotografia di Armin Linke.

E’ online il numero 8 del web magazine “ArchAlp”, foglio semestrale del Centro di ricerca “Istituto di Architettura Montana” del DAD – Politecnico di Torino. Questo numero, curato da Antonio de Rossi e Roberto Dini è  intitolato “Metasemie artistiche dell’alpe”, e indaga un tema di grande attualità, come quello inerente il rapporto tra arte, architettura e paesaggio alpino. Nelle cento e più pagine della rivista, si possono leggere contributi su artisti, architetti, fotografi, performer, paesaggisti e articoli sulle esperienze di Dolomiti contemporanee, Calamita/à, Distretto culturale di Valle Camonica, Arte Sella e molto altro.

Un esercizio utile per chi si occupa di architettura è quello di operare piccoli o grandi slittamenti semantici per propiziare nuove visioni della realtà: utile poiché consente talvolta di aprire prospettive nuove di ricerca e di arricchire il quadro conoscitivo su specifici ambiti operativi. Antonio de Rossi – direttore dell’Istituto di Architettura Montana al Politecnico di Torino che promuove online ArchAlp, questo interessante semestrale monografico diretto da Enrico Camanni – bene chiarisce nel suo editoriale: “se c’è un dato che accomuna i migliori progetti alpini è infatti proprio quello dell’interpretazione, dello svelamento, della scoperta. Ancor prima della bella forma obbiettivo del progetto è andare oltre i sensi comuni, portare a galla nuovi e inediti significati dal mondo delle cose che ci circondano”.

Ed ecco che in questo numero 8 della rivista ArchAlp, sfogliabile su ISSUU o scaricabile gratuitamente in formato pdf, lo sguardo è affidato agli artisti, ai fotografi, alle esperienze di architetture per l’arte e di arte ambientale. Si va quindi dall’esperienza delle Dolomiti contemporanee con un operazione di ricontestualizzazione dell’arte contemporanea attraverso il recupero di importanti siti abbandonati, nel contesto delle Dolomiti-Unesco, alle esperienze camune di Aperto_art on the border: esperienze che hanno in comune una attenzione al paesaggio come luogo privilegiato di una ricerca artistica, legata ai valori antropologici e ambientali. E ancora il progetto dal titolo suggestivo I sentieri battuti sono pieni di visioni addormentate promosso dalla Regione Piemonte in partnership con il Conseil Général des Alpes de Haute-Provence, il Conseil Général des Hautes-Alpes e l’Associazione Culturale Marcovaldo e visitabile fino al 1° febbraio al castello di Caraglio rilanciando il ruolo dell’arte quale spazio in cui mettere in dialogo tutte le differenze che compongono un paesaggio: “mai come oggi il suo potenziale d’immagini è in grado di proporsi come esercizio concettuale per indagare percorsi inediti mutando i punti di vista sui fenomeni e stabilendo connessioni tra idee e pratiche, tra la storia e il presente” commenta l’autrice Lisa Parola dell’associazione a.titolo.

Slittamenti semantici; Alexis Pike, Claimed: Landscape, 2005-2009 (© Alexis Pike).
Slittamenti semantici; Alexis Pike, Claimed: Landscape, 2005-2009 (© Alexis Pike).

Fra la serie molto ampia di esempi che costruiscono questo sguardo sulle tendenze artistiche e sulle potenzialità dell’interazione arte e paesaggio sulle nostre Alpi, l’articolo di Stefano Girodo che passa in rassegna quegli autori (Armin Linken, Walter Niedermayr, Hannes Lang, Josef Koudelka…) che più di altri hanno saputo mettere a fuoco nelle loro visioni le contraddizioni di un territorio alpino che “per la stragrande maggioranza è il risultato evolutivo di una complessa convivenza plurisecolare tra artificio e natura, immancabilmente sfociato in derive critiche a partire dalla seconda metà del secolo scorso.”

Nel complesso il numero di dicembre restituisce la visione complessa e sfaccettata di un paesaggio alpino in continua trasformazione e lo sguardo dell’arte su questa metamorfosi: uno sguardo rivelatore e che giustamente qui si vuole rimettere al centro di possibili e positivi scenari presenti e futuri.

LS

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